L’eredità schietta di Domenico Clerico, l’aeroplano selvatico del barolo

di Eugenia Torelli

La moglie Giuliana e l’enologo Oscar Arrivabene portano avanti la sperimentazione che dal 1976 al 2017 ha segnato la vita di Clerico e della denominazione.

Il mio obiettivo come vignaiolo deve essere solo quello di mettere in luce le potenzialità della nostra terra. Qui ogni vigna ha un suo carattere particolare, voglio esprimerlo al meglio nei miei vini”. Domenico Clerico raccontava così la sua missione, orientata a tradurre la piena espressione del territorio in vini di alta qualità e dal carattere inconfondibile. E oggi quel percorso continua, perché dopo la scomparsa del fondatore (nel 2017) l’eredità è stata raccolta dalla moglie Giuliana e portata avanti nel rispetto dell’impronta schietta da un team di collaboratori guidato oggi da Oscar Arrivabene.

LE ORIGINI
Domenico Clerico prende nel 1976 le redini dell’impresa di famiglia, che all’epoca coltivava alberi da frutto e conferiva l’uva ai consorzi senza vinificarla. Il sogno di produrre grandi vini prende forma nell’unico modo possibile: acquisendo vigne di Nebbiolo, il nobile vitigno a bacca nera autoctono del Piemonte.
Nel 1977 Clerico acquista un terreno nel cuore della Bussia dove inizia a produrre il Barolo Bussia Briccotto; nel 1981 arrivano nuovi appezzamenti vitati a Monforte D’Alba in Ginestra (da dove arriva il Barolo Ciabot Mentin), poi Pajana nel 1990 e Mosconi nel 1995, da cui viene il Barolo Percristina. Tra il 2005 e il 2006, Domenico decide di produrre un barolo a Serralunga d’Alba: il Barolo Aeroplanservaj, l’aeroplano selvatico.

VITICOLTURA RIVOLTA ALL’ECCELLENZA
Domenico Clerico appartiene a quella generazione che, a partire dalla fine degli anni Settanta, ha saputo credere in una viticoltura fondata sulla ricerca della massima qualità, in grado di far scoprire le potenzialità di un territorio e di cambiare il modo di interpretare il più famoso vino rosso piemontese.
Guardando all’estero e cogliendo dalla Francia l’innovazione del diradamento in vigna, ma anche l’utilizzo delle barrique in cantina, Clerico prende la via di un barolo basato sulla ricerca della concentrazione del corpo e del frutto. E rispetto alla diatriba tra “modernisti” e “tradizionalisti”, dichiara che “la differenza fra modernisti e tradizionalisti non esiste più. E se penso a botte piccola o botte grande, penso che il legno è lo strumento che ciascun produttore utilizza per fare un grande vino, seguendo la propria interpretazione personale”.

L’AZIENDA OGGI
Domenico Clerico ha lasciato un’eredità preziosa ma impegnativa nelle mani della moglie Giuliana e di Oscar Arrivabene. “Domenico ci ha fatto un grande regalo: la voglia di guardare sempre avanti e immaginare il futuro, tra le tradizioni delle nostre Langhe e la continua voglia di migliorare”, sottolinea Giuliana.
“La nostra forza è quella di costruire sulla stessa terra ma con concetti nuovi – afferma Oscar Arrivabene – L’idea è che il nostro vino non sia lo stesso dal 1976, ma che sia in costante evoluzione. Monforte è stata la nostra fortuna: è partito tutto da qui e ora puntiamo a produrre un Barolo che sia la carta d’identità di questo territorio nel modo più chiaro e rappresentativo possibile”.
L’azienda oggi conta 21 ettari vitati, per un totale di 110mila bottiglie prodotte ogni anno e coltiva unicamente i tre vitigni piemontesi per eccellenza, dolcetto, barbera e nebbiolo, esportando in 40 paesi del mondo.
Le porte della cantina si aprono per accogliere appassionati e visitatori con tour guidati tra vigneti, cantina e barricaia, per finire con la degustazione.

DEGUSTAZIONE
Degustazione di etichette firmate Domenico Clerico, dai Langhe Doc Dolcetto Visadì e Langhe Doc Nebbiolo Capisme-e alle referenze da più lungo affinamento in legno, come l’Arte e i Barolo di Monforte d’Alba Docg 2017 e Ciabot Mentin, Riserva Ginestra 2017, in cui ritorna per la prima volta la menzione del cru.
Vini di grande definizione e classe, giocati su durezze, balsamicità moderate e tannini di carattere, componenti sempre calibrate con precisione che donano grande equilibrio al sorso.

Visadì, Langhe Doc Dolcetto 2019
Uvaggio: 100% dolcetto da vigneti di almeno 50 anni
Vinificazione: macerazione sulle bucce con delicata estrazione
per esaltare al massimo aromaticità e bevibilità
Affinamento: in vasche d’acciaio
Rosso porpora vivo. Al naso è un succo di amarena, con note di viola mammola e rose. In bocca si orienta verso le durezze, secco e dalla freschezza vivace, con una vena erbacea piacevole e un tannino che non invade, ma dà quel giusto apposto di astringenza sul finale del sorso, lasciando al palato ricordi floreali.

Capisme-e, Langhe Doc Nebbiolo 2019
Uvaggio: 100% nebbiolo
Vinificazione: macerazione sulle bucce con delicata estrazione e massima attenzione a preservare gli aromi fruttati
Affinamento: in acciaio e anfora
Un colore rosso rubino lucente e sanguigno, per un bouquet dai toni floreali, con aromi di frutto rosso maturo, sfumature ematiche e balsamiche di ginepro e note di tè nero. In bocca è una lama di freschezza che si amplia sul palato e lo avvolge con ritorni di bacca di ginepro e un velo tannico setoso che asciuga, lasciando una sensazione lunga e piacevole. Un sorso di levità, ma con una sferzata di carattere.

Arte, Langhe Doc Rosso 2018
Uvaggio: nebbiolo e barbera
Vinificazione: nebbiolo e barbera sono vinificati separatamente per ottenere la massima espressione di entrambe le varietà
Affinamento: maturazione separata delle masse di ciascuna varietà in barrique per 12 mesi, poi assemblaggio prima dell’imbottigliamento
Rosso rubino intenso, con un bouquet che ricorda la susina matura, orientato verso le balsamicità mentolate, con lievi note vanigliate e toni a tratti ematici. In bocca è morbido, con un bel ritorno di frutto, bilanciato dalla freschezza e da un tannino levigato ma ancora giovane. Il finale è caldo e lunghissimo, con richiami piacevoli di liquirizia.

Barolo di Monforte d’Alba Docg 2017
Uvaggio: 100% nebbiolo, dai migliori vigneti di proprietà nel comune di Monforte d’Alba
Affinamento: maturazione di 9 mesi in barrique e 1 anno e mezzo in botte grande
Rosso granato lucente. Il bouquet apre su una nota floreale di glicine, frutto rosso macerato, una ciliegia acidula, una prugna, note di cuoio ed ematiche e una balsamicità di mentuccia, che vira verso un tono più erbaceo di artemisia, mentre gradualmente le note floreali aprono verso una sfumatura quasi di pesca. In bocca è teso da una freschezza intensa, che guida un gusto austero, dai ritorni di tabacco e di tamarindo in cui una trama tannica omogenea gioca bilanciando il sorso. In chiusura le note balsamiche permangono a lungo. Un calice equilibrato ed estremamente piacevole, che non stancherebbe mai.

Ciabot Mentin, Barolo Docg Ginestra 2017 
Uvaggio: 100% nebbiolo
Affinamento: maturazione di 9 mesi in barrique e 1 anno e mezzo in botte grande
Rosso granato intenso e più profondo rispetto al Barolo di Monforte d’Alba. Il naso si appoggia su aromi più dolci e sensuali di cacao e carruba, con gradevoli note di alloro. In bocca è polposo e gioca di equilibri tra freschezza, morbidezze e una carezza tannica composta ma decisa, con un gusto dai ritorni ematici che scalda sul finale, lasciando una lunga persistenza dai richiami di tabacco e balsamici.

 

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