En primeur, la sfida ‘al buio’ del Barolo

di Daniele Becchi

Un’iniziativa benefica come primo passo per la vendita in anteprima sui mercati. Ascheri: “il Barolo del futuro si comprerà in cantina. Puntiamo a spostare l’interesse degli investitori internazionali dalla Francia alle Langhe”.

Un’asta inedita di 15 lotti di Barolo 2020 attualmente in affinamento. Accadrà il prossimo 30 ottobre per l’iniziativa ‘Barolo en Primeur’. Concepita sulla falsa riga di una tradizione da tempo in uso in Francia, la prima edizione dell’en primeur langarola avrà ad oggetto 15 barriques di vino atto a divenire Barolo, prodotto con il nebbiolo coltivato a Vigna Gustava, appezzamento di circa quattro ettari adiacente al Castello di Grinzane Cavour di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, organizzatrice dell’evento assieme al Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. Le somme ricavate dall’asta, che nelle previsioni degli organizzatori vedrà acquirenti di tutto il mondo contendersi una delle quattordici barriques (la quindicesima sarà battuta in occasione della prossima asta internazionale del tartufo) sotto l’inflessibile martelletto di Christie’s, saranno destinate a iniziative di carattere no-profit.

Per garantire la qualità di quello che nel 2024 diventerà a tutti gli effetti Barolo Docg, gli organizzatori hanno coinvolto Donato Lanati e Antonio Galloni per un progetto capace di legare solidarietà a profilazione internazionale della denominazione. Il primo, enologo di riconosciuta fama, ha guidato l’intero percorso agronomico ed enologico, mentre al ceo di Vinous è toccato il compito di sintetizzare il potenziale attuale e futuro di ogni barriques per aiutare gli acquirenti a comprendere ogni singolo lotto. Completa l’iniziativa la collaborazione con l’artista Giuseppe Penone, cui si deve un’etichetta che sarà apposta sulle circa 300 bottiglie prodotte quando, completato l’affinamento richiesto dal disciplinare, il vino sarà finalmente imbottigliato e messo nella disponibilità degli acquirenti.

Con questa operazione, unica nel suo genere, Fondazione CRC realizza una gara di beneficienza di livello nazionale e internazionale – commenta il vicepresidente Ezio Raviolamettendo al centro il territorio, le sue bellezze e peculiarità, dando vita ad un evento innovativo, in grado di generare importanti ricadute sociali”.

Ad essere in gioco con Barolo en Primeur non è tanto la capacità di raccogliere fondi quanto il percepito stesso di una denominazione, che, nel proporsi sul mercato a oltre due anni dal suo definitivo imbottigliamento, reclama una fiducia ‘al buio’ nei propri confronti. Altrimenti non può essere considerato un acquisto che prescinde dalla puntuale degustazione di etichette giunte alla soglia della loro immissione sul mercato, meccanismo attorno al quale peraltro ruota tutto il sistema delle Anteprime nazionali. E un simile atto di fede è possibile solo a favore di una denominazione di cui non si nutre alcun dubbio sul potenziale non solo evolutivo ma anche economico.

La declinazione benefica dell’evento rappresenta probabilmente una fase di incubazione per un percorso che, secondo Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di tutela “si completerà quando i produttori di Barolo andranno per il mondo non a vendere il vino che entra in commercio bensì quello che è stato appena prodotto ed è in cantina”. Perché ciò avvenga è però indispensabile che gli investitori internazionali intravedano nell’acquisto en primeur un’operazione sicura e conveniente. Il che si lega in modo indissolubile con il valore del brand Barolo, che sempre Ascheri giudica “come uno dei marchi italiani più importanti per il vino di qualità”. La volontà di rassicurare gli investitori, e i produttori locali, la si percepisce anche in quel passaggio nel quale il presidente precisa che l’obiettivo futuro “non è tanto il produrre di più, ma il vendere meglio. In tal senso l’en primeur ci consente di compiere un ulteriore passo in avanti per arrivare a una valorizzazione estrema del prodotto”.

Guardando ancora al futuro, Ascheri amplia le sue considerazioni alla produzione vitivinicola globale nel momento in cui ricorda come “L’ultima vendemmia in Francia è stata molto scarsa, con la Borgogna, territorio di riferimento molto simile al Piemonte, che dovrebbe andare incontro a un calo di produzione compreso tra il 30 e il 40%. Ciò potrebbe determinare uno spostamento di interesse da parte degli investitori internazionali, dei degustatori, degli appassionati di vino di alta qualità dal vino francese al Barolo. Questo è il nostro auspicio”. Sul ruolo, infine, del cambiamento climatico, il presidente lo giudica “un fattore che ha effetti diversi a seconda delle latitudini considerate. Qui in Piemonte sono più gli aspetti positivi che quelli negativi. La vendemmia 2021 è un esempio di tutto questo, essendosi rivelata sorprendente in quantità e qualità”.

Vigna Gustava

Vigna Gustava è un appezzamento di quasi quattro ettari che si estende ai piedi del Castello di Grinzane Cavour, di proprietà della Fondazione CRC dal 2019. Per lo sviluppo del progetto la sua superficie è stata suddivisa in quattro macro-particelle, in funzione dell’altitudine e dell’esposizione. Rispetto a queste macroaree sono stati adottati due criteri per la raccolta delle uve: il primo è stato quello di individuare i ceppi storici impiantati oltre 50 anni fa, per vinificarne le uve separatamente da quelle dei più giovani, il secondo criterio, invece, è consistito nella raccolta, per microzone, delle restanti uve del vigneto.

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