Il Vino è l’asset strategico della filiera agroalimentare italiana

di Federica Borasio

Una ricerca Nomisma rivela il ruolo centrale della produzione enologica per il rilancio dell’intero settore primario. De Castro “Bene la ripresa, ma lavorare sulla competitività internazionale”.

Il vino si posiziona al primo posto nella classifica dell’AGRI4indexTM, l’indice creato da Nomisma per UniCredit utile a fornire il livello di strategicità delle singole filiere per il sistema agroalimentare italiano. Con un punteggio di 68, quella del vino precede la lattiero-casearia (56), quella della pasta (54) e dell’ortofrutta (51). Basata su oltre 60 indicatori riferibili a 4 “domini”, struttura, produzione, mercato e performance economico-finanziarie, l’analisi permette di evidenziare i punti di forza e debolezza della singola filiera, condividendo con gli stakeholder di settore i possibili interventi e percorsi di sviluppo.

La ripresa post-Covid che sta interessando le filiere agroalimentari italiane, vino in primis, è sostenuta, ma questo non deve farci cullare sugli allori. Gli spazi di crescita per il nostro settore sono ampi nel mercato mondiale ma scontiamo ancora gap organizzativi e di competitività che, oggi, grazie anche agli importanti strumenti di supporto offerti dall’Europa, possono essere ridotti” ha commentato Paolo De Castro, presidente del Comitato Scientifico di Nomisma.

Lo studio ha messo in luce come, in una comparazione europea, la filiera vitivinicola italiana detenga un peso in ambito nazionale superiore a quella francese, in merito al valore espresso sia nella fase della produzione agricola (17% contro il 15% della Francia) che in quella industriale (8% contro 7%), mentre sul fronte dell’export l’incidenza del vino sulle vendite oltre frontiera di prodotti alimentari trasformati si fermi al 18% contro il 21% della Francia. Resta invece ampio il gap nel posizionamento di prezzo, che presenta ancora un differenziale del 76% a favore dei transalpini.

L’Agri4Index ha inoltre calato il confronto di competitività sulle principali regioni vitivinicole del Bel Paese, attribuendo il punteggio più alto a Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige e Piemonte, segnate da più elevate percentuali di vini Dop/Igp prodotti sul totale regionale (superiori al 90%), imprese vinicole più dimensionate (con fatturati medi superiori ai 20 Milioni di euro, contro una media nazionale di 6 Milioni) e il cui export cumulato arriva a pesare per oltre il 77% su quello nazionale.

Lo scenario evolutivo per la filiera vitivinicola italiana è carico di nuove sfide ma anche di rilevanti opportunità che per essere colte richiedono investimenti in innovazione – digitale, tecnica ed agronomica -, nel presidio diretto dei mercati esteri, nell’aggregazione dell’offerta e nella crescita dimensionale delle singole imprese. Si tratta di alcuni dei principali interventi la cui necessità è riconosciuta ormai da anni ma che con i cambiamenti intercorsi nello scenario post-Covid non sono più rimandabili” ha sottolineato Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma.