Prendetene e bevetene tutti (basta che sia bio)

di Daniele Becchi

Accese polemiche e poco spirito di comunione tra le colline del Prosecco, dove la Curia è accusata di ‘predicare bene ma razzolare male’ in tema di sostenibilità. I Consorzi scelgono la linea papista, e difendono il Vescovo.

Una lettera inviata dal vescovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo, alla propria Diocesi in occasione del Mese del Creato ha riacceso il dibattito sulla biodiversità dell’area Prosecco, spingendo i Consorzi Prosecco Doc e Conegliano Valdobbiandene Docg a manifestare la propria solidarietà al prelato.

Sento urgente richiamare l’attenzione sul tema della preservazione della biodiversità in un’area in cui la monocoltura (che rischia di diventare “monocultura”, dove non c’è spazio per chi la pensi diversamente) rappresenta un limite di cui tenere conto, tanto per le possibili ricadute economiche, quanto per quelle ambientali. Desidero perciò ribadire l’impegno di questa Chiesa a adoperarsi a sostegno della salute delle persone, della custodia del creato, del primato dell’etica sull’economia”. Queste le parole del prelato che hanno scatenato una dura reazione sui social network, dove molti utenti hanno accusato lo stesso Pizziolo di scarsa coerenza, in virtù del fatto che la stessa Curia da lui guidata produce dei vini non biologici.

La prima risposta all’inattesa ondata di indignazione è giunta dalla stessa Curia vescovile, che, nel precisare i numeri del proprio impegno vitivinicolo ha chiarito che si tratta di produzioni certificate SQNPI. Si scopre così che l’Istituto per il Sostentamento del Clero della diocesi di Vittorio Veneto, nato negli anni ’80 e finalizzato a accogliere i beni appartenenti agli ex benefici parrocchiali, di ettari coltivati a vigneto ne ha circa 91, di cui meno della metà a glera, sugli oltre 540 che compongono le sue proprietà.

Riguardo alla loro coltivazione, don Alessio Magoga, portavoce della Diocesi ha poi chiarito che “vengono osservate le linee tecniche stabilite dal disciplinare regionale della produzione integrata. Tale linea di difesa impone un severo controllo sull’utilizzo dei prodotti fitosanitari e sui concimi al fine di rendere l’attività agricola più sostenibile e rispettosa dell’ambiente e delle persone. Sui 20 ettari di vigneto che si trovano in collina – precisa il portavoce in merito alle superfici destinate alla produzione di Conegliano Valdobbiadene Docg – l’Istituto adotta il protocollo viticolo definito dal Consorzio del Prosecco Docg, che risulta essere ancora più restrittivo rispetto alle linee tecniche della difesa integrata”.

Nel dibattito erano intervenuti anche i rappresentanti dei Consorzi che tutelano le diverse anime delle denominazioni a base glera, schierandosi apertamente a sostegno di una chiesa che, secondo Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco “ha il diritto, se non il dovere, di intervenire sui temi dell’oggi e in particolare su quelli dell’ambiente. Vorrei solo dire al Vescovo Pizziolo che sul fronte dei trattamenti chimici del terreno tanto è stato fatto dai 12 mila produttori che rappresentiamo per prevenire ogni fenomeno di inquinamento che possa recare danni alla salute pubblica”. Lo stesso Zanette ha poi rincarato la dose annunciando che “se non è già nel 2022, senz’altro nel 2023 arriveremo al punto di autorizzare la produzione di Prosecco certificato soltanto a chi praticherà la sostenibilità, rispettando una serie di vincoli severi sull’uso della chimica, sul rispetto più complessivo dell’ambiente e anche sull’osservanza dei contratti, quindi bandendo il lavoro nero e in particolare il caporalato”.

Non si è fatta attendere nemmeno la replica di Elvira Bortolomiol, guida del Consorzio Conegliano Valdobbiadene, secondo cui è “Bene che la Chiesa dica la sua. D’altra parte, il mondo della produzione sta facendo enormi passi in avanti in senso autoregolatorio e il riconoscimento dell’Unesco delle nostre colline come Patrimonio dell’Umanità è non solo un elemento premiante ma anche di stimolo a fare sempre di più, a partire da una biodiversità che rende questo territorio così straordinario“.

A conferma di questa unità di intenti la cronaca locale riporta la notizia di un incontro tra i rappresentanti della Curia e dei consorzi di tutela, con la presenza anche di quello dell’Asolo Docg, la più piccola delle tre Denominazioni prosecchiste. Nella breve dichiarazione a margine dell’incontro riportata dalla Tribuna di Treviso i partecipanti hanno parlato di “un incontro schietto e proficuo” durante il quale i partecipanti hanno ribadito l’impegno per quella sostenibilità che significa anche biodiversità.