Vino italiano: l’export a +14,5% si “beve” la crisi-Covid

di Giambattista Marchetto

Segnali di ottimismo per i vini italiani all’estero. Le elaborazioni Mediobanca, Sace e Ipsos mostrano anche un +10,7% rispetto ai primi sette mesi del 2019.

Sono tornate le fiere, è tornato il Vinitaly con la Special Edition voluta da Veronafiere. E i numeri dicono che il vino italiano ha superato la crisi, dato che non ha mai smesso di essere venduto, comprato e soprattutto esportato.
Secondo le elaborazioni curate da Mediobanca, Sace e Ipsos, infatti, i dati dei primi sette mesi del 2021 fotografano una crescita robusta delle esportazioni italiane di vino (+14,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma anche +10,7% rispetto ai primi sette mesi del 2019) portando il loro valore a 4 miliardi di euro. Un un incremento soprattutto oltre i confini europei, con gli Stati Uniti primo mercato di destinazione.

BOLLE E SIDRO EFFERVESCENTI
Ottime performance per lo spumante italiano, in particolare per il Prosecco che nel periodo è cresciuto di oltre il 30%, ancora una volta trainato dal mercato americano che ha segnato una crescita media superiore al 40%, ma non è trascurabile anche la crescita verso i primi “concorrenti amici”: le vendite di Prosecco verso Parigi sono cresciute del 15,2% nei primi sette mesi dell’anno continuando un percorso di crescita che si consolida. E le bolle italiane potrebbero anche approfittare della recente diatriba tra Russia e Francia per il divieto all’utilizzo della denominazione Champagne in cirillico, dato che si assisterà verosimilmente a una riduzione della domanda russa dalle maison francesi.
Note positive anche per l’export di spirits italiani, che nei primi sette mesi dell’anno è cresciuto del 23,2%; un incremento diffuso a tutti i prodotti del raggruppamento, in particolare al sidro che ha superato, in valore, il vermut (circa 140 milioni di euro contro 120 milioni), grazie a una crescita di quasi il 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

VENETO PRIMA REGIONE
A livello territoriale è il Veneto la prima regione per vino esportato: nei primi 6 mesi del 2021 è stato venduto all’estero vino veneto per 1,1 miliardi di euro, con una crescita tendenziale del 12% (nello stesso periodo dello scorso anno le vendite si erano ridotte del 4,8%), un ampio rimbalzo dopo la caduta del 2020, sebbene sotto la media nazionale. Segue, per valore esportato, il Piemonte (572 milioni, +22,3% tendenziale), che si era mantenuto in positivo anche nel 2020 nonostante l’impatto pandemico. Terza regione per export la Toscana, che con 536 milioni di vendite estere vede il suo vino crescere oltre i confini nazionali del 17,2%. A chiudere la Top 5 sono Trentino-Alto Adige ed Emilia Romagna, con tassi di crescita a doppia cifra per il periodo gennaio-giugno, dopo aver chiuso il 2020 in positivo.

EXPORT SU DUE LIVELLI
Dopo la flessione dello scorso anno (comunque più contenuta rispetto a quella dell’intero export nazionale), si intravedono quindi segnali di ottimismo per una ripresa delle nostre vendite all’estero per il biennio 2021-22. “La crescita robusta ci porta a confermare una strategia a due livelli per affrontare i mercati esteri e cogliere elementi di domanda più strutturale – osserva Alessandro Terzulli, chief economist Sace – Da un lato è indispensabile presidiare i mercati in crescita, come Stati Uniti e Germania e dall’altro è necessario indirizzare gli sforzi per affermarsi su aree con grande potenziale di crescita come i mercati cinese e giapponese, oppure spingendo su mercati di proporzioni più piccole, ma con una crescita rapida come Vietnam e alcuni Paesi del Nord Europa”.
Sono cambiati anche le modalità di acquisto da parte dei consumatori, con l’esplosione nel 2020 dell’e-commerce e la crescita della grande distribuzione organizzata, ma anche “con una spinta alla naturalezza, con attenzione in particolare al vino biologico e ai prodotti green“, rileva il direttore scientifico di Ipsos Enzo Risso.

 

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