Le emozioni dei “trovatori” di vini della Fattoria Coroncino

di Eugenia Torelli

Lucio Canestrari – scomparso oggi – ha incarnato, assieme a Fiorella e al figlio Valerio, una storia ‘anarchica’ eppure rigorosa nell’area dei Caselli di Jesi. E i loro vini regalano sorprese davvero belle.

Questo articolo esce come una dedica speciale a Lucio Canestrari, che dal 1993 viveva assieme a Fiorella la ‘utopia’ di Fattoria Coroncino. Lucio non è più nella sua cantina popolata di pensieri variopinti, ma i suoi vini e il suo motto ‘ndo rivo metto ‘n segno continuano a vivere.

Un professore di filosofia davanti alla sua classe prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf, chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era. Il professore allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel barattolo di maionese, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era. Il professore prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo, ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e i ragazzi risposero con un unanime ‘si’. Il professore estrasse quindi due bicchieri di Coroncino da sotto la cattedra e rovesciò il loro intero contenuto nel barattolo andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero.
“Ora – disse il professore – voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita: le palle da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni, le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena; i sassolini sono le altre cose che hanno importanza come il vostro lavoro, la casa, la macchina… la sabbia è tutto il resto, le piccole cose.
Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf, lo stesso vale per la vita, se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose non avrete più spazio per le cose che sono importanti per voi. Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia e genitori fin che ci sono… portate il vostro partner fuori a cena… e non solo nelle occasioni importanti! tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti. Prendetevi cura prima delle palle da golf, le cose che contano davvero. Fissate le priorità… il resto è solo sabbia.
Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il Coroncino. Il professore sorrise: “Sono felice che tu l’abbia chiesto, serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di Coroncino con un amico”.

Se la storia del vaso che si riempie di valori sempre più piccoli è arcinota, la scelta inconsueta di riportarla (quasi) integralmente serve per raccontare Fattoria Coroncino, una cantina sospesa tra utopia e gioia in quel di Staffolo, piccolo borgo dell’Anconetano nella denominazione del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Per presentare la filosofia della fattoria che conduce assieme alla moglie Fiorella e al figlio Valerio, Lucio Canestrari sceglie infatti la storia dei due bicchieri di Coroncino.
La famiglia Canestrari gioca sul filo del rasoio della vinificazione e prende sul serio il valore della vigna. E fa sempre parte della filosofia della cantina definirsi “trovatori diVini”. Cosa significa? “Il produttore di vino – spiega Canestrari – sa cosa e come fare per avere la massima qualità delle uve e dei vini e come replicarle senza esitazioni nelle quantità e con le caratteristiche richieste dal mercato. Purtroppo noi non lo siamo, perché non diciamo alle viti cosa e come fare, non stabiliamo la loro dieta, le potiamo in funzione delle loro individuali caratteristiche e capacità. Cerchiamo di far giungere a maturazione le uve senza avvelenare noi e le viti. Raccogliamo quindi non ciò che abbiamo prodotto ma ciò che troviamo. In cantina pigiamo le uve e con quello riempiamo i serbatoi che in maniera autonoma e indipendente svolgeranno le fermentazioni con i lieviti che si saranno sviluppati. Al momento di imbottigliare metteremo insieme i vini che vanno d’accordo, non saranno necessariamente tutti. Dobbiamo sentire che suonano insieme. Significa che non imbottigliamo quello che abbiamo prodotto, ma quello che troviamo”.
Ecco perché i “trovatori diVini” sono “cantori d’emozioni”.

LIBERTÀ ALLA VIGNA
Tutte le vigne di Fattoria Coroncino non sono state concimate dal 1993, cioè da quando la famiglia Canestrari ha preso in mano la gestione dei vigneti direttamente senza collaboratori scientificamente preparati “che ci stavano togliendo il piacere di vivere e lavorare in luoghi belli e sani”.
La non concimazione – rimarca Lucio – è una pratica diffusa su tutta la superficie terrestre ove l’uomo non impera e normalmente dà ottimi risultati. Non concimare significa lasciare che le radici trovino nel suolo e nella sua esplorazione profonda gli elementi nutritivi che le foglie elaboreranno per la vita della vite e la produzione dei grappoli. Trovino quindi gli elementi che ci hanno fatto parlare di zona vocata”.
Non è solo questione di utopia della natura. Alla favola del buon selvaggio, Canestrari oppone un realismo netto: “se gli elementi li diamo noi nel terreno, dicendo alle radici di soffermarsi in superficie dove c’è la distribuzione invece che scendere in profondità, o se li mettiamo direttamente sulle foglie per avere la cosa giusta nel momento giusto, per avere più precursori aromatici, per avere qualità più alta, il ruolo del terreno e dell’origine diviene secondario e mi chiedo quanto sia corretto citarlo in etichetta”, dice con piglio netto.
Il risultato – per Canestrari – deve essere “senza infingimenti, schietto totale e continuo, che si ripropone nel finale e permane quando mostra la mineralità con la salivazione nel perdurare delle sensazioni”.

I VINI “BUONI”
Non compriamo uva né vino, utilizziamo le stesse tecniche e attenzioni per tutte le uve e tutti vini. Non vendiamo vino sfuso, solo bottiglie se è buono”, specificano alla Fattoria Coroncino.
Ecco allora quel che i Canestrari ‘trovano’ in cantina. Si comincia con il Gaiospino, nome di fantasia per il Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore. Vino ‘di punta’, proveniente dal vigneto di Spescia a 340m slm, impiantato dove c’era una cava di gesso. Il Coroncino è invece frutto di tre appezzamenti: il vigneto Coroncino più giovane (viti di 7 anni), il Coroncino più vecchio (con viti di 44 anni) a 420 metri slm e il vigneto Cerrete con vigne di 28 anni a 300 metri slm. Il Bacco è il vino più giovane della famiglia, ottenuto con buona misura di vino di pressa, quello delle pressioni successive alla prima, mentre lo Stracacio è il Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, ricavato da fermentazione con le bucce e utilizzato come piede per tutta la cantina. Infine c’è il Ganzerello, rosso da uve sangiovese grosso, sangiovese e “quel che resta del syrah dopo il passaggio dei cinghiali”, dice Lucio Canestrari.
Ma l’obiettivo non è mettere in bottiglia uno ‘specchio’ di ciascuna annata, bensì raggiungere ogni anno un livello e profili gustativi tali da poter imbottigliare i vini con quelle etichette. Così accade che i metodi di produzione possano variare, giocando con l’affinamento delle masse (o di parte di esse) in acciaio, cemento, rovere nuovo e usato, ma anche anfora. E se un vino o una parte della massa non risulta avere le caratteristiche tali da essere chiamato Gaiospino o Stracacio, succede che prenda una strada diversa. Nascono così nuove etichette per definirlo, come ad esempio è successo nel 2017 per la Riserva Stracacio, che ha dato alla luce lo Stragaio, affinato in legno anziché in acciaio, e l’Anacoreta, che nel giorno in cui è stato travasato in cemento è risultato talmente diverso all’assaggio da dover imboccare un percorso tutto suo.
Nel 2019 una parte delle uve verdicchio erano state attaccate dalla botrite e poiché il risultato della lavorazione è piaciuto, è stato prodotto il Cenobita, mentre nel 2016 al Gaiospino si è affiancato il Gaiospino Fumé, fermentato in rovere nuovo e usato e maturato senza travaso per almeno 2 anni.

DEGUSTAZIONE

Il Bacco, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Superiore 2019 – 2011
Uvaggio: verdicchio con una piccola percentuale di altre uve a bacca bianca
Vinificazione: fermentazione in acciaio da lieviti indigeni
Affinamento: riposo di 12 mesi sulle fecce fini

Giallo paglierino dai riflessi dorati, lucente e di bella consistenza. Al naso si esprime in un bouquet di fieno ed erbe essiccate, frutto croccante, ananas e pesca, poi note finali quasi burrose. Al palato è fresco, vellutato e dal calore intenso, con una sensazione di mandorla e frutta secca che avvolge e sfuma in una chiusura dai ricordi di pesca bianca.
È il vino “semplice” di Coroncino, che tuttavia ben si presta a invecchiare qualche anno in più. Una bottiglia dell’annata 2011 rivela un color oro nel calice e un bouquet di frutta acidula, cedro candito e zafferano, per un sorso dall’acidità viva e tesa, un gusto più rotondo e morbido, che sfuma in sensazioni citrine.

 

Il Coroncino, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Superiore 2019
Uvaggio: 100% verdicchio da viti fino a 44 anni di età dei vigneti Coroncino e Cerrete
Vinificazione: fermentazione in cemento e in acciaio da lieviti indigeni
Affinamento: 12 mesi sulle fecce fini

Giallo paglierino dai riflessi dorati e lucenti. Al naso spiccano gli agrumi, i fiori d’acacia e di glicine. Palato caldo, morbido e suadente, dalla sapidità avvolgente e sorniona e un finale caratterizzato da sensazioni di mandorla amara.

 

Gaiospino, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Superiore 2018 – 2000 – 1993
Uvaggio: 100% verdicchio dal vigneto di Spescia, con terreno, marna calcarea esposto a sud-ovest
Vinificazione: pigiatura soffice, decantazione statica del mosto e fermentazione da lieviti indigeni
Affinamento: riposo in acciaio, cemento o rovere francese da 500 l a seconda delle caratteristiche dell’annata

Calice giallo paglierino intenso, con riflessi dorati e lucenti. Il naso è ampio e va verso le erbe aromatiche, salvia e finocchietto, poi sensazioni agrumate, fieno e ricordi mielati. In bocca è un sorso di freschezza tagliente e sapidità. Il calore si integra in una struttura importante e polposa.
Il consiglio è di dimenticarlo in cantina, senza paura del tempo (e confidando nella tenuta del tappo). Una bottiglia della vendemmia 2000 può regalare sensazioni piacevoli, a partire dal colore dorato, gli aromi che dopo lievi sensazioni affumicate si aprono verso sensazioni di frutto, agrumi ed erbe di campo essiccate, poi al palato morbidezza e una freschezza viva, che chiude in ricordi di frutta candita e zeste di limone. Ma l’emozione più grande è un’etichetta del 1993. Un giallo dorato perfetto. Al naso il frutto è maturo e ancora polposo, con sensazioni di zafferano e resina, fiori ed erbe essiccate, poi cedro, arancia candita e toni floreali, di glicine e ginestra. In bocca è morbido e dotato di una freschezza vibrante, che si amplia sul palato con sensazioni sapide e una chiusura che richiama il frutto candito e la mandorla tostata.

 

Cenobita, Marche Bianco Igt 2019
Uvaggio: 100% verdicchio in parte botritizzato
Vinificazione: parte della fermentazione in anfora, parte in acciaio e parte in legno

Giallo dorato nel calice, con un bouquet particolare di erbe officinali essiccate e fieno, note eteree e di cera d’api. Il sorso è fresco e stimola tutto il palato con una sapidità piacevole e ricordi di resine e polline.

 

Stracacio, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg 2017
Uvaggio: 100% verdicchio
Vinificazione: fermentazione da lieviti indigeni in acciaio per una settimana assieme alle bucce
Affinamento: riposo in solo acciaio

Giallo dorato pieno e lucente, dagli aromi dolci di pesca gialla matura e albicocca, note di pepe bianco e un finale di erbe officinali. In bocca entra morbido, poi modulato da una vena fresca e quasi erbacea, per un sorso corposo ed esuberante, che sfuma in sensazioni di frutta sciroppata.

 

Stragaio, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg 2017
Uvaggio: 100% verdicchio da vendemmia più tarda
Vinificazione: fermentazione da lieviti indigeni in acciaio per una settimana assieme alle bucce
Affinamento: riposo in legno

Giallo dorato luminoso, dai riflessi quasi ambrati. Al naso regala sensazioni di spezie dolci, frutta sciroppata e zafferano. Il palato è caldo è morbido, un sorso seducente, dalla sapidità iodata, che lascia un finale lunghissimo.

 

Anacoreta 2017
Uvaggio: 100% verdicchio
Vinificazione: fermentazione da lieviti indigeni in acciaio per una settimana assieme alle bucce
Affinamento: riposo in cemento

Oro quasi ambrato. Naso di albicocche essiccate e frutta secca, composta di susine goccia d’oro, ma anche ginestra e accenni eterei di resina e gomma lacca. Al palato è fresco e tagliente, punta diretto al centro della lingua per poi abbracciarne i lati con la sapidità. Il finale è lungo e dai ricordi agrumati.

 

Gaiospino Fumé, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Superiore 2016
Uvaggio: 100% verdicchio
Vinificazione: fermentazione in tonneau di rovere nuovi e di secondo passaggio

Affinamento: riposo sulle fecce senza travaso per circa 2 anni prima dell’imbottigliamento
Giallo dorato intenso, dal naso di frutto sotto spirito, note morbide e burrose, ricordi di vaniglia, pesca nettarina e albicocche essiccate. In bocca è morbidezza, corpo, freschezza e sapidità. Un sorso di pienezza in cui ogni componente influenza un angolo del palato, senza che niente resti indifferente. La chiusura è lunga, dai ricordi dolci e seducenti.

 

Ganzerello, Marche Rosso Igt 2016
Uvaggio: sangiovese grosso, sangiovese e syrah
Vinificazione: fermentazione in acciaio
Affinamento: riposo in tonneau di secondo passaggio

Rosso intenso e concentrato, di grande consistenza, con un bouquet succoso di marasca matura e acidula, quasi sotto spirito, note erbacee e ferrose. Il palato è fresco e dotato di una sapidità che arriva dritta ai lati della lingua, per sfumare in tutto il palato con calore e morbidezze. Il tannino è arrotondato ed elegante, e sul finale accompagna il sorso un po’ come il gesto di un direttore d’orchestra quando chiude il movimento.

 

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