Lo ‘stile Bertani’ nel nuovo Amarone Classico 2012

di Eugenia Torelli

Sei decadi in verticale per accompagnare l’uscita della nuova annata di Amarone dalla Tenuta Novare in Valpolicella Classica.

Ha attraversato oltre un secolo Bertani, azienda storica della Valpolicella, fondata nel 1857 dai fratelli Giovan Battista e Gaetano Bertani e oggi, con una nuova proprietà e una nuova guida, resta un punto di riferimento sul territorio in termini di stile.
Acquisita dal Gruppo Angelini nel 2013, oggi l’azienda fa parte della società Bertani Domains, guidata dal ceo e presidente Ettore Nicoletto, affiancato in Valpolicella da Andrea Lonardi, in qualità di chief operating officer.
Nel veronese le sedi sono due, la prima a Grezzana in Valpantena, a nord-est di Verona, luogo di origine e attuale quartier generale dell’azienda, dove si svolgono le attività di vinificazione, imbottigliamento e preparazione delle spedizioni dei vini, la seconda a Tenuta Novare, in Valpolicella Classica.

Tenuta Novare, ricchezza geologica in Valpolicella
Acquisita a metà del Novecento, Tenuta Novare si trova ad Arbizzano di Negrar, nel cuore della Valpolicella Classica, e si presenta come una sorta di anfiteatro naturale in cui i vigneti si alternano a boschi e l’apporto idrico è costantemente garantito da 7 sorgenti naturali. Circa 200 ettari di cui 65 vitati, su suoli caratterizzati da una grande variabilità.
“Qui si trovano suoli della stessa tipologia di calcare della Borgogna, dalla composizione prevalentemente a base argillosa e di colore rossastro”, dice il coo Andrea Lonardi, mentre “il calcare bianco è simile a quello che si trova anche nella Vallée de la Marne in Champagne, il cui contenuto in carbonato di calcio dà salinità ai vini”. I terreni vanno infatti da quelli argillosi e calcarei a quelli più ricchi di ferro e manganese, fino a una piccola parte di terreni basaltici, ideali per produrre uve da destinare ai grandi rossi da invecchiamento. Ed è proprio da questi ultimi che proviene l’Amarone della Valpolicella Docg Classico di Bertani, che oggi si presenta al mercato con l’annata 2012.

Nove anni dopo la vendemmia, l’Amarone della Valpolicella Classico
Oggi per valorizzare la capacità di affinamento e le specificità dell’Amarone prodotto dalle uve di Tenuta Novare, Bertani sceglie di uscire con un’annata più vecchia rispetto ai termini imposti dal disciplinare, la 2012. Da disciplinare, infatti, l’invecchiamento minimo per l’Amarone è di “almeno due anni con decorrenza dall’1 gennaio successivo all’annata di produzione delle uve”, che diventano “almeno 4 anni a partire dall’1 novembre dell’anno di vendemmia” per i Riserva. Le altre linee dell’azienda sono invece sul mercato già con l’annata 2018.
“Quella del millesimo 2012 è stata una vendemmia di straordinaria complessità, che ha riacceso l’attenzione su tensione e sapidità, come raramente accade – dice Lonardi -. C’è voluto un anno in più di affinamento per raggiungere quell’equilibrio che contraddistingue l’Amarone della Valpolicella Classico Bertani. È stata un’emozione vederlo crescere nel tempo e prendere la sua forma, assaporare il suo temperamento e vedere confermate le aspettative, cui seguirà un grande futuro”.
E lo stile resta inconfondibilmente lo stesso, colorazione scarica, aromi orientati verso toni ematici e quasi fumé, e un gusto secco e austero. A confermarlo, gli assaggi delle annate precedenti – la più vecchia annata di Amarone alla Tenuta Novare risale al 1958 -, testimoni in bottiglia di una cifra stilistica che è rimasta costante (con qualche oscillazione negli anni ’90) e riconoscibile nel tempo e che riguarda anche le referenze della linea in Valpantena, recentemente rinnovata dal punto di vista grafico.
“Un Amarone da degustare senza pensare a un Amarone”, ironizza Andrea Lonardi. Consiglio sensato, se si vuole anticipare un certo diffuso stereotipo di Amarone morbido e carico. Ma forse sarebbe giusto smettere di porre il confronto e pensare di degustare esattamente un Amarone o, nello specifico, uno dei suoi volti più eleganti – è il caso di dirlo – e rappresentativi.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Amarone della Valpolicella Docg Classico 2012
Uvaggio: 80% corvina, 20% rondinella
Vinificazione: appassimento tradizionale delle uve in fruttaio sulle ‘arèle’ (graticci in legno e stuoia) per 120 giorni e pigiatura nei primi giorni di gennaio
Affinamento: maturazione in botti di rovere di Slavonia dai 50 ai 100 hl per 7 anni e almeno 1 anno di riposo in bottiglia

Il calice è di un rosso granato intenso e lucente, scarico nel colore e di bella trasparenza. I profumi chiamano la marasca e la prugna sotto spirito, virando verso toni ematici, quasi rugginosi, e di cuoio, tra i quali si avverte una spezia pepata. In bocca emerge subito una freschezza tagliente, che introduce un sorso morbido e dal gusto austero, dai ricordi di tamarindo. Alla carezza di un tannino composto e levigato, persiste una sensazione salata e calda al palato. Lunghissimo il finale.

Il confronto con le annate precedenti, 2001, 1998, 1981, 1975, 1967
Quelle custodite nelle cantine dell’azienda vanno fino al 1958 e (per chi può permetterselo) sono tutte acquistabili.
Dal confronto del millesimo 2012 di Amarone Classico con altre annate delle cinque decadi precedenti – nello specifico 2001, 1998, 1981, 1975, 1967 -, emerge chiara una coerenza di stile dalle annate più vecchie alla più recente, lasciando spazio solo alle sfumature.
Se l’annata 2001 oscilla verso tratti più affabili, colori più intensi e una maggiore carnosità del sorso – senza indulgenze sugli zuccheri -, l’Amarone 2012 evoca i millesimi più lontani degli anni ’60 e ’70. Colori più scarichi e un gusto dai toni austeri, in cui le durezze prevalgono, accentuando la vena salata del vino. Nello specifico, le annate 1975 e la 1967 rappresentano la dimostrazione di quanto longevo e verticale possa essere l’Amarone, con aromi intensi, che sembrano puntare in alto come l’ago di una bussola. Marasca e prugna in composta, toni di chinotto e tabacco da pipa, ma anche balsamicità più accentuate di menta e alloro. Un sorso fresco, diretto, teso e sapido. Una strada verso cui si avvia anche l’annata 1998.

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