Giannitessari spinge la Val d’Alpone verso l’Unesco

di Gian Omar Bison

L’azienda di Roncà supporta la candidatura a Patrimonio dell’umanità della Valle con il suo Lessini Durello DOC Extra Brut, in degustazione.

Giannitessari sostiene la candidatura Unesco della Val d’Alpone. L’azienda vinicola di Roncà (Verona) devolverà il 10% di ciascuna bottiglia di Lessini Durello DOC Extra Brut venduta direttamente all’Associazione Val d’Alpone, Faune, Flore e Rocce del Cenozoico.

Ultima a est di Verona, al confine con la provincia di Vicenza, la Val d’Alpone è candidata a divenire sito naturalistico Patrimonio dell’umanità per i tesori fossili che detiene al suo interno. Si tratta di reperti conservati per 50 milioni di anni che l’ATS – Val d’Alpone si propone di scoprire, valorizzare e condividere con il mondo intero. L’iniziativa è nata tra il 2011 e il 2014 durante i lavori di scavo sui resti del Castello di Terrossa nel comune di Roncà effettuati all’Università di Verona in collaborazione con l’amministrazione comunale e l’associazione Amici del Castello.

Discutendo sulle peculiarità offerte da questi territori – spiega Giamberto Bochese, presidente dell’ATS – abbiamo convenuto che i reperti fossili custoditi dalla Val d’Alpone e dall’alta Valle del Chiampo avessero le caratteristiche di unicità e di eccezionale valore richieste dall’Unesco per poterli considerare patrimonio di interesse universale. La particolarità di questo territorio compreso tra le provincie di Verona e Vicenza è la straordinaria biodiversità e conservazione dei fossili come pesci e piante. Da questo punto di vista il sito più importante è Bolca dove è iniziato, di fatto, lo studio della paleontologia. Il 21 maggio la nostra associazione, composta tra gli altri dl Comune di Verona, l’Università di Verona, il Parco Lessini, consorzi e strade dei vini, ha presentato formalmente la candidatura. Adesso dovremo dimostrare a Parigi la bontà delle nostre credenziali. Non credo che il riconoscimento Unesco possa ingenerare vincoli e meccanismi di tutela tali da irrigidire le potenzialità di sviluppo economico del territorio. Le Langhe riconosciute nel 2014 e le terre del Prosecco nel 2018 non stanno avendo nessun problema in questo senso. E d’altronde i vincoli che potrebbero riguardarci sarebbero limitati alle sole cellule fossilifere già tutelate a livello regionale. Penso invece che sarà un’occasione per ripensare alla salvaguardia del territorio nel suo complesso anche in termini di qualità e di salubrità. Un territorio destinato ad averne giovamento anche in termini di flussi turistici in aumento e di valore della superficie vitata. In ogni caso la tutela Unesco non sarebbe legata alla salvaguardia del patrimonio viticolo”.

Attraverso quest’iniziativa – spiega Gianni Tessari – vogliamo valorizzare le unicità delle risorse culturali e naturali della Val d’Alpone. Una Valle che sentiamo profondamente nostra: qui si trovano i vigneti di Lessini Durello e prendono vita i nostri vini, ricchi di quella mineralità e di quel carattere che solo un territorio così unico nel suo genere può trasmettere. Per questo motivo devolveremo parte del ricavato del nostro Lessini Durello DOC Extra Brut a una causa che ci sta a cuore e che siamo orgogliosi di sostenere concretamente”.

NOTE DI DEGUSTAZIONE
I Tessari producono in Lessinia dove lavorano l’uva durella e poi in Soave i vini bianchi e nei Colli Berici i vini rossi. Per quanto riguarda il Lessini Durello Metodo Classico parliamo di tre affinamenti e tre dosage diversi.

La durella è un’uva con caratteristiche uniche, rinomata per la capacità varietale di raggiungere e preservare un’acidità elevata anche a piena maturazione. Si vendemmia tra metà e fine settembre a seconda delle annate. Raccolta manuale, Pressatura soffice di uva intera, prima fermentazione a temperatura controllata , seconda fermentazione in bottiglia. È un’uva perfetta per la spumantizzazione e l’affinamento anche lungo, e proprio per le sue particolarità è difficile da interpretare e vinificare come bianco secco. Tutte le basi spumante di Tessari fanno malolattica e a mano a mano che aumentano i mesi di affinamento diminuisce il dosaggio (si parte col Brut 36 mesi che fa 8.5 gr/l) fatto di un liqueur essenziale.

È difficile decodificare il metodo classico leggendolo sulla base dei soliti indicatori – sottolineano Gianni e Valeria Tessari – È un’uva coriacea che da un vino rustico che va pensato e accompagnato lavorando bene con la vendemmia tardiva, la malolattica e l’affinamento. Sentori di pasticceria, di crosta di pane, ci sono ma nella durella vanno cercati. Non sono mai il descrittore principale e caratteristico. La caratteristica va cercata nelle peculiarità varietali che si mantengono intatte anche dopo dieci anni”.

Lessini Durello Doc – Brut (36 mesi)
Affinato nella cave sotterranee della cantina per tre anni, è un metodo classico giallo brillante con una bollicina fine, setosa e continua. Freschezza importante, buona mineralità, i profumi spaziano dalla frutta a polpa bianca all’albicocca, all’agrume, fino all’ananas. Delicato sentore floreale e di crosta di pane. Leggera speziatura e piccantezza tra lo zenzero e il pepe bianco. Buona struttura e persistenza.
Ottimo come aperitivo, si accompagna bene a piatti di pesce e crostacei

Lessini Durello Doc – Extra Brut (60 mesi)
L’extra brut fa 60 mesi di affinamento e la bottiglia in questione è una sboccatura fatta a primavera 2021. Si presenta giallo brillante con riflessi bronzei. Al naso ripropone i sentori tipici, già descritti nel Brut ma le sfumature denotano una frutta e un fiore più maturi, tra la pesca gialla e il sambuco, una crosta di pane più intensa, pan brioche, lievito. Interessante la scia minerale, rimane la speziatura e la croccantezza del sorso. È uno spumante complesso, intenso, armonico, fine e persistente. Freschezza, al solito, piacevole. Abbinamento: a tutto pasto, in particolare con piatti di pesce, crostacei e carni bianche.

Lessini Durello Riserva Doc – Pas Dose (120 mesi)
In degustazione un 2010 con sboccatura 2020. Colore giallo dorato brillante e perlage fine e ben integrato. Al naso è intenso ed evoca frutta matura, anche esotica, anche candita; spezie dolci ed erbe aromatiche come la salvia, brioche, frutta secca e burro. È un calice fresco e sapido con un’ottima persistenza. Abbinamento vario anche se risulta particolarmente indicato con piatti di pesce, anche zuppe e alla brace; baccalà e formaggi di media stagionatura; carne bianca e rossa alla brace.