Le due sfere enoiche del Trebbiano di Capezzana

di Lucia Immacolata Migliaccio

Degustazione verticale dell’etichetta iconica voluta dalla famiglia Contini Bonacossi, frutto di una selezione massale originaria e di un progetto di ricerca pluriennale.

Del Trebbiano di Capezzana si può parlare di due età, di due sfere enoiche che derivano dall’esperienza della famiglia Contini Bonacossi. L’azienda interpreta infatti il cambiamento dei tempi virando verso la centralità del vitigno e distanziandosi dalle filosofie “chardoneggianti” per aggiungere tocchi di eleganza e finezza.

Nel 2000 ha inizio la storia del Trebbiano di Capezzana, quando l’attenzione dei tanti era rivolta a vitigni di taglio internazionale e il trebulanum – di cui Plinio il Vecchio parla in “Naturalis historia” – era esclusivamente destinato all’appassimento.

SELEZIONE MASSALE
Anche a Capezzana fu selezionato nel lontano 1925 dal Conte Alessandro Contini Bonacossi, all’interno dell’azienda per produrre vinsanto – spiega Filippo Contini – Un trebbiano poco vigoroso da circa 150 g a grappolo contro i 2 kg cui normalmente può arrivare, molto spargolo e areato. Quando invaia diventa rosa, invece che assumere il classico colore dorato e, le analisi effettuate presso l’Istituto di Viticulturolgia di Bologna, hanno evidenziato che questa particolare caratteristica deriva da una serie di virosi della pianta: ne ha ben 7”.

Non è una selezione clonale ma massale, “è importantissimo perché le piante hanno una memoria – evidenzia Contini – e l’organismo vegetale, non avendo la capacità di potersi spostare, ha in sé un meccanismo produttivo fantastico: nel corso della vita riesce a spegnere o accendere sequenze di geni a seconda dell’utilizzo che lo adatta a vivere in determinate condizioni pedoclimatiche. Quindi non solo le viti hanno un ricordo del territorio dove nascono ma lo hanno delle passate vendemmie. Lo sanno bene i viticultori, tanto che spesso e volentieri le migliori espressioni dei vini provengono da delle vigne vecchie. Noi questa selezione la facciamo da sempre e la continuiamo a fare in famiglia: mio nonno, mio padre, poi io e mio fratello Vittorio. L’ultima selezione è di mio nipote Gaddo e Francesco Pasqua”.

UN VINO IMPORTANTE
Nel 2000 a Benedetta Contini, winemaker dell’azienda, sorella di Filippo e Beatrice, viene lanciata una sfida, quella di creare un vino bianco “importante” con un vitigno tipico toscano. Ed è proprio lei a raccontare con una passione che straborda e particolare sensibilità che “le uve dedicate sono raccolte tardivamente, verso metà ottobre, dopo quelle destinate al vin santo. Al fine di preservare l’unicità espressiva del territorio, usiamo esclusivamente lieviti indigeni e fermentazioni spontanee. Dal 2013 con il FoodMicroTeam dell’università di Firenze, abbiamo analizzato tutti i ceppi di Saccharomyces cerevisiae che abbiamo in cantina e ce n’è uno che lavora più di tutti mentre gli altri collaborano a creare le complessità del vino. In 7 vendemmie, ne abbiamo calcolati 59 diversi. Una metà del mosto fermenta in legno (barrique e tonneau), l’altra metà in acciaio, ma la caratteristica più importante della vinificazione di questo trebbiano, è il batonnage, eseguito tre volte la settimana. Seguono 6 mesi, 50% in barriques e 50% in tonneaux ed ulteriori 6 mesi in bottiglia”.

Quando abbiamo iniziato a produrre Trebbiano – continua l’enologa – il vino restava di più nel legno, circa 15 mesi per 2000 bottiglie l’anno. Poi abbiamo piantato altre vigne, sempre selezione massale, è aumentata la produzione e abbiamo deciso di fare un vino più semplice”. E il cambiamento dello stile produttivo si avverte parecchio, tra i primi 5 assaggi e i successivi: si passa dall’opulenza dello stile boisé, legata ad un uso massiccio del legno, all’eleganza e territorialità delle annate 2013, 2015, 2017, 2018, 2020.

VINO DELLA MEMORIA DI CAPEZZANA
Il trebbiano 2001 – spiega Benedetta Contini – è il vino bianco della memoria di Capezzana, mi ricorda i vini che produceva nonno negli anni 80’, ma il gusto di oggi vira verso una leggerezza di palato, a livello commerciale ovviamente. Apprezzo molto la delicatezza e l’equilibrio delle ultime annate, fino alle 2012 erano un po’ estremi ma comunque mi piacevano parecchio”.

Il Capezzana dell’età recente, dal 2013 è figlio di apporti e di esperienze che trovano nel lavoro di équipe e nell’elaborazione rigorosa delle analisi tecniche, nei controlli di temperatura, le migliori condizioni per raggiungere un risultato ottimale. “Abbiamo rivolto l’attenzione alla freschezza con un uso legno ponderato e non esagerando con quello nuovo. Io amo il legno di acacia, che a piccole dosi compare dalla 2013, perché dona un apporto di fiore giallo che si lega molto bene alla caratteristica intrinseca del trebbiano, intensificandolo di eleganza”, commenta l’enologa.

Sono vini ricchi di stoffa e carattere, emblema di un’azienda dal taglio artigianale che con gli anni ha saputo innovarsi, aprendosi agli aggiornamenti e alle diverse esigenze del mercato, senza mai tradire se stessa. E la massima aspirazione del lavoro artigianale era ed è ancora, vedere e in questo caso anche immaginare, il frutto della propria cura sfidare il tempo, portando la propria testimonianza a generazioni successive.

DEGUSTAZIONE VERTICALE
La degustazione verticale abbraccia un periodo di tempo di 20 anni. I vini sono stati prelevati la mattina dalla cantina, aperti e serviti. Di ciascuna annata è stato effettuato un riassaggio a distanza di diverse ore.

Trebbiano di Capezzana 2001
Dorato di luccicante luminosità. La lancetta evolutiva oscilla tra note di fiori gialli appassiti, tisane al tiglio, cardamomo e noce moscata, mandorle avvolte nel miele. Il lato ossidativo, seppur controllato, spinge per primeggiare sulla confettura di albicocche. L’organicità dei profumi si rinforza, tonificandosi con un rivolo finale di distillato di vino. Mille volte sapido, strutturato in sostanza morbida, per comporre un sorso quasi muscoloso. Finale lungo e gessoso.

Trebbiano di Capezzana 2004
Giallo dorato, è la mineralità tirare il carretto olfattivo nei primi secondi d’inspirazione. Poi scorze di arancia candita, tostature amaricanti, note di erbette secche e di pigna. Lo scafo odoroso veleggia poi verso nocciola tostata, caramello e sciroppo d’acero La struttura gusto olfattiva ha raggiunto una coesione tra freschezza e sapidità ed il taglio complessivo della sua evoluzione è una maturità di giovanile impronta, come a dire, li ha ma non li dimostra.

Trebbiano di Capezzana 2005
Dorato con pennellate ambrate, quando le note terziarie entrano per prime nella dimensione olfattiva, c’è sempre il timore che oltre ci sia il vuoto. Non è questo il caso: nonostante le note preziose di mela cotogna, albicocca essiccata, note iodate ed accenno di popoli, la personalità del varietale resiste. Il ricordo retrolfattivo, è solcato da una scia di bas armagnac.

Trebbiano di Capezzana 2007
Nuance dorata, trapela formazioni idrocarburiche. La prima ondata odorosa offre infatti un tono varietale di stuzzicante mineralità e sale marino. Agrume, erbe officinali, cumino. Il minerale avvolge, il sale cresce, la buccia di agrume irrora la persistenza. In chiusura elargisce pepe bianco e alga marina. Palato maturo, dritto, a trazione anteriore, con finale rigoroso, ricco di sapore. (Nb. unica bottiglia della batteria con tappo stelvin anziché con sughero come tutte le altre annate).

Trebbiano di Capezzana 2011
Giallo dorato intenso. Il naso, inizialmente austero, via via si divide tra frutti maturi ed erbe mediterranee essiccate. Spezie dolci, miele di acacia, frollino al limone. Sorso ampio e morbido, riverberi marini. lento. Si congeda senza fretta tra sensazioni di pesche sciroppate, resine e vigorosi riverberi marini.

Trebbiano di Capezzana 2013
Elegante dorato, naso armonioso ed estroverso di mille minuzie, di cedro e cappero, di pompelmo e resina, di pesca e crema inglese. L’assaggio irretisce per finezza: penetra con la forza di un equilibrio armonico che non flette nemmeno nel lungo finale che concede argomenti all’intera bocca con ritorni dolci che affiancano la sua classica sodata minerale. Stupenda interpretazione.

Trebbiano di Capezzana 2015
Paglierino lucente, sprigiona aromi di fiori di campo, agrumi, pesche sciroppate e mandorle. Di notevole classe l’assaggio, sottile le vena sapida, slanciata la freschezza ed energico il corpo. Enfasi su note salmastre ed agrumate, nel progressivo svelarsi della nota minerale. Retrolfatto saporito e coerente. Strepitosa espressione della blasonata annata.

Trebbiano di Capezzana 2017
Dorato chiaro con riflessi color del grano. Forte profumo di purea di mela gialla, pepe bianco, mandarino e miele di girasole. Sorso appagante e morbido ma non languido in avvio e in lieve deficit di forza acida in fondo. Alla fine la sapidità governa le sensazioni e la persistenza, seppur di complessità media. Un filo di dinamismo in più si lascia desiderare. Non è la protagonista all’interno della verticale.

Trebbiano di Capezzana 2018
Nuance cromatica dorata con base giallo paglierino. Ottimo lo spunto olfattivo minerale su fondo di agrumi, fiori gialli, pesca, zafferano. Al palato miscela un volume sottile con fusione fresco-sapida, che toglie ogni effetto dell’alcol, lasciando il compito di bilanciare le durezze al tono morbido del velluto glicerico. Il finale è di cristallinità salina con ritorni olfattivi di frutti freschi e timidi cenni di burro salato.

Trebbiano di Capezzana 2020
Paglierino con vasti e numerosi riflessi verdi. Naso di media intensità che libera una silhouette fresca di agrume, erbe di campo a gogò, biancospino, maggiorana, menta, salvia. L’evoluzione gustativa unisce il calore alla freschezza. Profilo fresco ed incisivo che seduce per la verve degli agrumi, l’incidenza della pietra e il finale sapido. In divenire.