Il Chianti chiede di anticipare l’immissione al consumo

di Carlo Spagnolo

Il Consorzio vuole spostare le vendite agli inizi di gennaio per contrastare gli effetti del calo produttivo.

Il Consorzio Chianti ha chiesto alla Regione Toscana di anticipare di due mesi l’immissione sul mercato dell’annata 2021, spostandola al 1° gennaio 2022. Una mossa necessaria, secondo il Consorzio, per evitare scarsità di prodotto in vendita alla luce del calo della produzione.

L’anticipo di due mesi, su base volontaria e solo per le produzioni già in linea con le caratteristiche richieste dal disciplinare, riguarderebbe anche i vini Chianti delle sottozone e Chianti Superiore. I primi riscontri provenienti dalle cantine sociali indicano un calo dei conferimenti uve fra il 30% e il 35%, a causa della gelata dello scorso aprile e della siccità patita nei mesi estivi, con conseguente scarsità delle giacenze, previste al livello minimo dal 2005 a oggi.

A ciò corrisponde anche un considerevole aumento dei prezzi, con le uve del Chianti che hanno raggiunto quotazioni comprese tra 90 e 105 euro al quintale, contro i 55-70 euro del 2020. “I prezzi sono già aumentati del 25% – spiega il direttore Marco Alessandro Banie la domanda continua ad aumentare: non possiamo permetterci di far rimanere il mercato senza prodotto, e non possiamo far uscire il Vino Chianti Docg dagli scaffali della grande distribuzione, a favore di altre denominazioni concorrenti che vengono commercializzate a prezzi più contenuti. Per rientrare sugli scaffali occorrerebbero anni e una politica di prezzi al ribasso. Avere un mercato con prezzi fortemente altalenanti non è nell’interesse di nessun attore della nostra filiera, e non è positivo nemmeno per la Denominazione stessa“.