Galesa, il vermentino ‘territoriale’ di Cantina Mesa

di Giambattista Marchetto

La cantina del Sulcis presenta il primo nuovo vino dopo l’ingresso (datato 2017) nel gruppo Santa Margherita. Ed è una dedica del fondatore Gavino Sanna alla moglie Lella.

Gavino Sanna è il “padre” del successo pubblicitario di brand iconici come Barilla (con il celebre claim ‘Dove c’è Barilla, c’è casa’) o Rana (con la scelta di portare in tv lo stesso Giovanni Rana a cucinare i suoi tortelli). E se nel 2004, nel Sulcis, Cantina Mesa è nata come dichiarazione d’amore per la Sardegna, ora l’azienda presenta il nuovo Galesa, un vino nato come una dichiarazione d’amore per la moglie Lella Sanna.

Nascosto nell’iconica bottiglia – “tonda e severa al tempo stesso, come le donne sarde quando vanno a messa indossando il costume tradizionale” –, è un vermentino in purezza che vuole raccontare prima di tutto il territorio. Anche per questo Mesa ha scelto di far debuttare Galesa nella denominazione Valli di Porto Pino Igt, piccola e poco conosciuta. “Un vino che, con il millesimo 2019, diventa espressione di un territorio senza eguali, del suo vitigno principe e delle sue potenzialità”, dicono dalla tenuta.

LO SPIRITO DEL SULCIS

Il Sulcis è l’area geologica più antica della Sardegna. All’estremità sud-ovest dell’Isola, un anfiteatro protetto dalle montagne digrada fino a trasformarsi in un territorio marino. In questo angolo di Sardegna che guarda le coste africane, Cantina Mesa concentra grande attenzione sul vitigno mediterraneo per eccellenza – il vermentino – che predilige luoghi ben soleggiati, specie in vicinanza del mare, dove gli acini acquistano un bel colore ambrato e la salsedine aiuta a esaltare sapori e profumi di questa bacca.

Vigoroso ed elegante, fresco e minerale, Galesa nasce dalla volontà di valorizzare il vitigno ed è il primo nuovo vino presentato dalla cantina dopo l’acquisizione, nel 2017, da parte di Santa Margherita. Dopo l’inserimento nel grande gruppo vinicolo, è avvenuta una rivoluzione del parco viticolo: dalla gestione di 21 ettari vitati con molti conferitori, si è passati a 66 ettari che nel 2022 dovrebbero diventare 73 con l’entrata in produzione di vigneti nuovi o rinnovati.

Se i due vermentini preesistenti – Giunco e Opale – sono una garanzia per numeri e distribuzione, la terza declinazione che racconta l’impronta territorio è invece una nicchia da meno di 3.400 bottiglie. Il gruppo ha voluto però riconoscere la centralità dei fondatori e ancora oggi anima di Cantina Mesa, tanto che il nome Galesa nasce dalla crasi di Gavino (Ga) e Lella (Le) Sanna (Sa).

SOSTENIBILITÀ IN VIGNETO

Le uve di Galesa provengono da vigneti di proprietà nell’area del Sulcis, condotti evitando l’utilizzo di chimica e con pratiche di vigna sostenibili (confusione sessuale, insetti antagonisti, humus, letame, sovescio, gestione meccanica del sottofila). L’allevamento a cordone speronato è piantato su due differenti terreni: argilla calcarea forte di scheletro, che conferisce potenza e ricchezza, e sabbie permeate di calcio e sodio, che si traducono in finezza ed eleganza.
In cantina, le uve vengono solo diraspate e la fermentazione avviata attraverso il contatto del mosto con le bucce per cinque giorni, per poi essere completata in botti di rovere, dove rimane ad affinare per sei mesi. Seguono quindici mesi di maturazione tra acciaio e bottiglia.

Il vino risulta sapido eppure setoso, arrotondato dalla permanenza in legno che ne ammorbidisce la spinta acida. I sentori di frutti gialli (anche esotici) e agrumati lasciano spazio, al naso e al sorso, a note speziate e di vaniglia, a tratti burrose. Si gioca più sulla rotondità che sulla verticalità e su una sapidità che dona piacevolezza alla beva.