Il Brunello ‘di montagna’ firmato Carpineto

di Elena Morganti

Degustazione dei vini prodotti dalla più piccola delle 5 tenute dell’azienda, favorita oggi dal climate change. E confronto con le anteprime assaggiate a Benvenuto Brunello.

di Elena Morganti e Giambattista Marchetto

C’era un tempo in cui pensare di fare Brunello di Montalcino da vigneti oltre i 500 metri di altitudine sarebbe stato impensabile. Ora, con il cambiamento climatico e l’evoluzione del gusto sui mercati più maturi, i vini ilcinesi di Carpineto ottengono riconoscimenti dalla critica e approvazione dal mercato.

La più piccola delle 5 tenute di Carpineto è tra le più suggestive: una sorta di wine boutique con antichi casali in pietra circondati da querce secolari e tutto intorno 53 ettari di terreno di cui 10 di vigneto piantati a sangiovese grosso allevato a cordone speronato (3,5 h di Brunello, 5 di Rosso di Montalcino, il resto Sant’Antimo Rosso), a una densità di 5700 piante per ettaro, un uliveto e un fitto bosco di querce, lecci e macchia mediterranea.

VIGNETI IN ALTITUDINE
L’Appodiato di Montalcino di Carpineto, a 500 mt sul livello del mare in località Rogarelli, è infatti uno degli insediamenti più alti della denominazione e più panoramici, con la vista che spazia dal centro storico di Montalcino (da cui dista 4 km) alla Val d’Arbia, dove all’antica Cassia si unisce la via Francigena, e nelle giornate limpide fino anche a Siena. Alzando lo sguardo poi, oltre la prima linea di colline all’orizzonte verso est, si possono scorgere addirittura le colline del Chianti Classico sopra Siena.

Dal punto di vista geologico, la tenuta si trova sul complesso indifferenziato delle argille scagliose, costituito prevalentemente da scisti, calcari marnosi e arenarie quarzose.

La leggera esposizione verso nord, in posizione ventilata, garantisce a questa tenuta un microclima unico, caldo di giorno e fresco di notte, che conferisce al Brunello profumi intensi e complessi, una bella freschezza e grande longevità.

E la posizione elevata dei vigneti potrebbe giocare un ruolo importante in considerazione del cambiamento climatico, per permettere una maturazione prolungata, giocando su una vendemmia tardiva e sulla piena maturazione delle bucce, con tannini più evoluti, ma senza perdere in acidità.

A firmare i vini di Carpineto a Montalcino è Caterina Sacchet, produttrice enologa alla guida dell’azienda da 3 milioni di bottiglie con Antonio Mario Zaccheo.

NOTE DI DEGUSTAZIONE
Rosso di Montalcino Doc 2018 a confronto con l’annata 2019
Uvaggio: 100% sangiovese
Vinificazione: fermentazione e macerazione delle vinacce nel mosto per 10-12 giorni a una temperatura controllata di 25°-30°C
Affinamento: circa 1 anno in botti di medie e piccole dimensioni

Un calice rosso rubino intenso, che regala profumi di piccoli frutti, sottobosco e sentori balsamici. Il sorso è fresco e austero, dai toni lievemente boisé che sfumano in un finale mentolato.
L’annata 2019 degustata a Benvenuto Brunello conferma la linea del 2018, con una spinta più accentuata sui toni boisé.

Brunello di Montalcino Docg 2016 a confronto con l’annata 2017
Uvaggio: 100% sangiovese
Vinificazione: fermentazione a temperature controllata e macerazione sulle bucce
Affinamento: 3 anni in botti di rovere di diversa capacità e oltre 6 mesi di affinamento in bottiglia

Un calice rosso rubino profondo. Timido nell’apertura, diffonde a poco a poco aromi di piccoli frutti e accenni di liquirizia e vaniglia, note di humus e di sottobosco. Al palato emerge subito una struttura importante, sorretta da una freschezza sobria, con un gusto dai toni boisé ed erbacei, che chiude in un finale balsamico.
A confronto, l’annata 2017 degustata in anteprima restituisce toni erbacei più intensi (senza dubbio accentuati dalla breve permanenza in bottiglia), ma anche gli accenni di liquirizia e vaniglia sono più marcati.

Brunello di Montalcino Docg Riserva 2015 a confronto con l’annata 2016
Uvaggio: 100% sangiovese
Vinificazione: fermentazione a partire da lieviti autoctoni, svolta in acciaio a una temperatura controllata di 25-30°C, poi lunga macerazione sulle bucce con frequenti rimontaggi
Affinamento: almeno 42 mesi in botti di rovere di diversa capacità, imbottigliamento senza filtrazione e riposo in vetro prima della commercializzazione

Rosso rubino intenso e concentrato tendente al granato, con un bouquet evoluto, in cui dominano sensazioni di tamarindo e aromi terziari, dal tabacco da pipa al cacao, note vanigliate e anice. Al palato una freschezza sobria e un sorso di corpo, caratterizzato da un tannino importante che porta con sé toni di erbe amare e ricordi di genziana.
Coerente nello stile, soprattutto sui terziari, l’annata 2016 è caratterizzata da un finale che gioca tra tabacco e speziature amaricanti, enfatizzate dai tannini ancora giovani.

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