L’Irpinia ha fatto squadra. 33 produttori uniti in un progetto di accoglienza

di Andrea Guolo

Si chiama “Vitigni Irpini”, compie un anno e permette ai wine lovers di adottare un vigneto, ricevere a casa targa, pergamena e bottiglie, pernottare e degustare vini come Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi.

Chi l’ha detto che gli italiani non sono capaci di fare squadra? L’esperienza di Vitigni Irpini, che proprio in questi giorni taglia il traguardo del primo anno dalla fondazione, dimostra che un progetto ben concepito riesce a far breccia anche in un mondo come quello dei vignaioli, dove spesso la volontà di imporsi spinge i produttori agricoli a escludere collaborazioni con colleghi del proprio territorio. Partendo da 22 associati, l’iniziativa ideata da Michele Bello e Antonella Coppola, imprenditori innamorati della loro Irpinia, ha saputo convincere altre 11 aziende che si sono aggiunte strada facendo e ora sono a quota 33.

Un’iniziativa, quella di Vitigni Irpini, che pone le basi per il futuro della zona vitivinicola più importante della Campania. Un futuro basato sull’accoglienza, sulla viticoltura sostenibile e su un’offerta turistica in grado di valorizzare l’Irpinia e i suoi prodotti tipici. A cominciare, naturalmente, dal vino.

LA FORMULA

Tutto nasce dal progetto “Adotta una Vite”, con il quale un potenziale acquirente di vini irpini può seguire da vicino l’intero ciclo produttivo di una vigna – intera o per un singolo filare – dalla fioritura fino all’imbottigliamento. Con un acquisto online, l’adottante avrà subito la soddisfazione di trovare il suo nome e cognome nella targa che verrà posta nel vigneto e riceverà a casa la pergamena che vale come certificato di adozione. E questo vale per i tre areali del territorio: Greco di Tufo, Taurasi e Fiano di Avellino. Sarà il cliente finale a scegliere quale vigna adottare. Inoltre, a ogni processo produttivo, riceverà via mail foto e video insieme al racconto del produttore.

Il risultato finale è naturalmente il vino: alle tre bottiglie dell’annata precedente, subito consegnate a casa, si aggiungono le sei dell’annata di adozione, inviate a domicilio assieme alla targa posta sulla vite e rimossa al termine della vendemmia. Ma il vero motore enoturistico di Vitigni Irpini è la visita in azienda… La pratica di adozione (320 euro per Fiano e Greco di Tufo, 420 per Taurasi) comprende infatti un pernottamento per due persone nei pressi della cantina e un percorso degustazione all’interno della stessa.

COM’È ANDATA?

A un anno dal debutto siamo soddisfatti perché, nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia, abbiamo raggiunto un bel numero di contatti, in Italia e all’estero”, racconta Michele Bello. Agli enoturisti si sono infatti aggiunti i ristoratori, perché il sito Vitigni Irpini comprende una sezione di e-commerce e un servizio di consulenza per l’inserimento delle etichette locali nelle carte dei vini. Tra le adesioni compaiono quelle di ristoranti situati a Roma, in Lombardia e a Barcellona. Inoltre, c’è la sezione dei pacchetti enoturistici che offre tour guidati o in autonomia, a prezzi che possono variare da 700 euro per tre giorni e due notti a 900 euro per quattro giorni e tre notti. E poi c’è la sezione eventi. Il prossimo in programma è quello per Capodanno, che prevede per il 31 dicembre un tour con degustazione e racconto del produttore di un’azienda vinicola che partecipa al progetto Vitigni Irpini, il cenone di San Silvestro e poi, il giorno successivo, il pranzo di inizio anno con rigoroso abbinamento a vini di produttori locali. Il risultato? Sono arrivate oltre trecento richieste da tutta Italia.

LE ADESIONI

L’alto tasso di adesione al progetto da parte delle cantine si spiega innanzitutto per la formula scelta da Bello e Coppola: zero costi di ingresso. Il modello di business si basa infatti sull’ottenimento di una percentuale dall’attività di vendita. “Abbiamo investito il nostro tempo per far conoscere Vitigni Irpini alle cantine, mossi dalla passione per il vino e dall’amore per il nostro territorio. Volevamo inoltre staccarci dal passato, perché in Irpinia tanti hanno chiesto soldi alle aziende e poi non hanno fatto nulla di concreto in cambio” dice Bello. L’esperienza di rete ha a sua volta innescato delle belle reazioni tra le cantine e non solo. Sono stati coinvolti anche i ristoranti, realizzando eventi “A cena con il produttore”. O con i produttori. Perché, ad esempio, quando sono stati organizzati eventi in cantina con abbinamento vino/cibo, sono stati gli stessi produttori che hanno voluto altri colleghi a fianco, per poter offrire diverse interpretazioni del territorio agli enoturisti accorsi nella loro azienda.

IL PUNTO DI ARRIVO

L’obiettivo di Antonella Coppola e Michele Bello è dare un contributo affinché l’Irpinia non sia più associata al ricordo del terremoto, ma possa essere considerata a tutti gli effetti una destinazione turistica. Partendo dal suo elemento di maggior richiamo: il vino. “Molti conoscono il Taurasi, pochi però sanno che non è solo un vino ma anche uno dei borghi autentici d’Italia. L’Irpinia in generale offre molto ma non è conosciuta. Fare rete è un modo per diffondere la conoscenza di questa terra verde dell’entroterra campano” affermano. Il momento di massima richiesta turistica, nel primo anno di attività, è stato quello legato alla vendemmia. “E già stanno arrivando le richieste di acquisti di pacchetti per la vendemmia del prossimo anno”.

LE AZIENDE CHE HANNO ADERITO

Tra le aziende aderenti al progetto di rete compaiono soprattutto brand di piccole dimensioni, che non sarebbero in grado di avviare progetti autonomi di promozione turistica. “Speriamo che con il tempo anche i big decidano di entrare, sarebbe un bel messaggio di unione territoriale” precisa Bello. Qualche nome? Sono sedici le aziende di Taurasi che hanno aderito ad “Adotta una vite” e tra queste troviamo Cantina Perillo, Le Masciare, Boccella, Antico Castello. Sono nove quelle dell’areale del Fiano di Avellino con nomi come Tenute Casoli, Villa Raiano (nella foto di apertura, la bottaia), Ciro Picariello e Rocca del Principe. Infine, tra le sette cantine del Greco di Tufo troviamo Bambinuto, Ponterotto e Soleadi.

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