La brezza marina che scorre nei vini firmati Le Palaie

di Alessandro Ricci

Sulle colline pisane, l’azienda oggi guidata da Ylenia Barbieri con il giovane enologo Andrea Baccelli racconta un terroir vista mare. Degustazione delle referenze oggi sul mercato.

Le colline pisane non sono certo il terroir vinicolo più famoso della Toscana. Manca la tradizione consolidata delle province di Siena e Firenze, così come l’allure dei supertuscan di origine livornese. Eppure queste colline hanno un potenziale enologico di tutto rispetto. A confermarlo, ancora una volta, la degustazione dei vini dell’azienda agricola Le Palaie.

Siamo a Peccioli, in Alta Valdera, tra le colline che dalle alte Rocche di Volterra scendono fino al fiume Arno.

Fondata nel 1996 dall’imprenditore Angelo Nino Caponi, la tenuta (sono 150 gli ettari complessivi, di cui 19 attualmente vitati) ha vissuto la prima vendemmia nel 2004 e oggi vede alla guida della parte produttiva Ylenia Barbieri, coadiuvata dal giovane enologo Andrea Baccelli. Tra le loro scelte, quella di convertirsi al bio (percorso che si concluderà proprio quest’anno). Ma anche una propensione alla sincerità di beva di un terroir “che guarda al mare, come ci raccontano i tantissimi fossili che troviamo in vigna e la brezza marina che spira ogni giorno” spiegano Ylenia e Andrea. Freschezza e sapidità, in effetti, sono caratteristiche salienti di tutti i vini assaggiati.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Brusio d’Era
spumante metodo charmat
Uvaggio: 100% sangiovese
Vinificazione: pressatura soffice. Lieviti selezionati. Fermentazione alcolica e poi 6 mesi su fecce fini.

Dal nome del torrente Era, che con il suo brusio accompagna le giornate in cantina, questo spumante metodo charmat presenta un colore rosa tenue e un perlage che fin dalla vista fa presagire una buona finezza. Al naso, emergono piacevoli note floreali, piccoli frutti rossi (ribes) ma anche un accenno agrumato. In bocca sorprende per il perlage fine (estremamente fine se si tiene conto che è un metodo charmat) e poi per un attacco sapido che si declina in un assaggio agile, di buona acidità e interessante persistenza. Convincente e versatile.

V. 2020 Toscana Bianco IGT
Uvaggio: 100% viognier
Vinificazione: pressatura soffice, illimpidimento del mosto con abbattimento della temperatura a 4 gradi per 12 ore con successiva sfecciatura e inoculo di lieviti selezionati. Fermentazione alcolica a 16° C per circa tre settimane. Sei mesi su fecce fini.

Solo acciaio per questo viognier che trova nei suoli sabbiosi di Peccioli un habitat perfetto. I profumi sono quelli che ci si aspettano dal vitigno: c’è la frutta esotica (mango), il mandarino, le erbe officinali, i fiori gialli. Un bouquet elegante e complesso che non appesantisce l’assaggio, anzi: il sorso è agile, estremamente beverino, caratterizzato di primo acchito dal frutto e poi da una chiusa erbacea (salvia) che sorprende e diverte. Buona la sapidità, per un viognier che persegue la via della grazia, più che dei muscoli.

Gatta ci cova 2019 – Doc Terre di Pisa Rosso
Uvaggio: merlot 50%, sangiovese 50%
Vinificazione: macerazione a temperatura controllata (24°C) per 15 giorni in piccoli tini di acciaio inox. Affinamento in acciaio per 5 mesi.

È il rosso d’ingresso delle Palaie. Un uvaggio di merlot e sangiovese pensato come autentico “vino da merenda”. Rosso rubino, ha nei profumi la piacevolezza territoriale del sangiovese, tutta centrata sul frutto. Ma basta aspettarlo un secondo, per trovare una parte verde molto espressiva, che ben si bilancia. In bocca la morbidezza (e pienezza) del merlot si integra con i tannini vivaci del sangiovese. Come per tutti i vini di questa cantina, si confermano buona freschezza e sapidità.

Bulizio 2018 – Doc Terre di Pisa Rosso
Uvaggio: merlot, cabernet sauvignon, petit verdot
Vinificazione: macerazione a temperatura controllata (28° C) per 15 giorni in piccoli tini di acciaio inox. Affinamento in tonneau di rovere francese per 12 mesi, successivamente in vasche inox per 3 mesi, 18 mesi in bottiglia.

È il supertuscan della cantina: solo vitigni internazionali, vinificati separatamente, per quello che risulta essere il vino più “piacione” della casa, senza comunque perdere una valida componente dinamica. Ricchi i profumi: marasca, fragolina di bosco, poi viola macerata e una fine speziatura che richiama leggere note torrefatte di caffè. Il sorso è ampio ma, nonostante i 15 gradi alcolici, senza eccessi glicerici. Chiusura persistente, non banale.

Sotterfugio S. 2019 – Toscana Rosso IGT
Uvaggio: 100% sangiovese
Vinificazione: macerazione a temperatura controllata (28° C) per 15 giorni in piccoli tini di acciaio inox. Affinamento in tonneaux da 500l di rovere francese per poi finire l’affinamento in contenitori di Cocciopesto.

È il “vino da scrigno” della cantina. Una minima produzione per la quale ogni anno si sceglie la parcella migliore. Se nel 2016 era 100% merlot, la 2019 è espressione in purezza del sangiovese. A caratterizzarlo, in vigna, sono i terreni sabbiosi con note argillose, mentre in cantina è l’uso del cocciopesto che “è come un passaggio alle terme: rilassa il vino, lo distende” racconta l’enologo Andrea Baccelli. Ampi i profumi, aperti sul frutto (piccoli frutti di bosco), e poi da una nota verde che si distende in note speziate di cipria e cacao, un che di liquirizia. È un vino giovane, che anticipa la complessità che potrà raggiungere, e che conferma questa sensazione all’assaggio, dove i tannini del sangiovese sono sull’attenti, e dove la materia, ricca, si distende ma non si addormenta, sorretta da invidiabile freschezza. Un vino dinamico, non immediato, da tenere in cantina per qualche anno, ma che già oggi solletica la beva.

 

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