La sintesi di tempo e territorio nei vini firmati Pala

di Eugenia Torelli

La storica cantina di Serdiana, guidata da Mario Pala si concentra sui vitigni autoctoni e in bottiglia racconta di mare e freschezze.

“Il passaggio di testimone è un passaggio duro, ci vogliono anni e anni di esperienza. Si può spiegare, ma non è mai come farlo personalmente. Ai miei figli vorrei trasmettere il massimo di ciò che ha ottenuto quest’azienda”. Parla con la consapevolezza di essere uno dei più importanti produttori di vino sardi Mario Pala, che dagli anni ‘90 guida l’azienda di famiglia fondata dal padre e ispirata dal nonno viticoltore.

Parole semplici e concretezza, che riassumono 70 anni di maniche rimboccate e pragmatismo, per tirar fuori da terre salate e asciutte vini dal profilo preciso e di carattere, che si accompagnano alla tavola ora con immediatezza ora con la fermezza di chi ti dice “aspetta e sarai ricompensato”.

Dalla Sardegna al mondo

Oggi Pala è l’azienda vitivinicola più presente a livello internazionale. Una realtà che viaggia sulle 600mila bottiglie l’anno, i cui vigneti si estendono su circa 100 ettari di proprietà. Ad affiancare Mario nella gestione aziendale c’è il figlio Massimiliano e anche le figlie Maria Antonietta ed Elisabetta sono impegnate nel settore.

Resta sul suolo nazionale e regionale (più o meno in parti uguali) circa il 40% della produzione, mentre quasi il 60% parte per l’estero. La destinazione più importante in assoluto sono gli Stati Uniti, mentre in Europa il primo mercato è il Regno Unito. Importante inoltre il Giappone, meta storica per Pala e anche la principale in Asia, seguita dalla Corea del Sud, mentre le piazze minori sono gestite in alleanza con altre cantine italiane di regioni diverse con cui vengono condivisi partner commerciali e strategie. Ottima, infine, la presenza in Australia.
In tempi di pandemia è proprio l’estero che ha aiutato di più e in particolare quei Paesi che hanno avuto chiusure meno dure di quelle nostrane.

Otto tenute e i vitigni del territorio

Siamo a Serdiana (SU), 20 chilometri a nord di Cagliari, nella parte meridionale del Campidano, la più vasta pianura sarda. Questo piccolo borgo è il secondo comune per superficie vitata dell’isola con 810 ha (il primo è Alghero con 1229 ha). Qui si trova la cantina e nei dintorni si trovano la maggior parte dei vigneti aziendali, circa 80 ettari distribuiti in 8 tenute, in parte situati anche più a nord, nell’oristanese.

Le varietà di uve sono quelle regionali, tra cui carignano, vermentino, malvasia sarda, monica, ma anche cannonau, bovale e nuragus, varietà a bacca bianca che non si assimila ad altri vitigni locali, per tannicità e caratteristiche. ‘Pagadebit’ della zona, era stato da molti abbandonato in favore di uve considerate di maggior carattere. La famiglia Pala, che vi è particolarmente affezionata, continua a curarlo e a replicarlo, anche grazie a un’intensa opera di selezione e preparazione di nuove barbatelle.

Per rinnovare le vigne, si utilizzano infatti barbatelle selvatiche, innestate tra luglio e agosto usando marze prelevate dai vigneti di famiglia. Un lavoro che si ripete tutti gli anni. Non a caso, quando gli si chiede se c’è la prospettiva di ampliare gli ettari, Mario Pala risponde: “Non ci interessa crescere più di così. Reinvestiamo sui nostri vigneti, reimpiantando e provvedendo al ringiovanimento delle vigne. Così ogni anno siamo impegnati su almeno 3-4 ettari”. Del resto, non è forse riduttivo pensare alla crescita come a un movimento unidirezionale?

È a Serdiana che sono state impiantate le prime vigne di Pala e il lavoro è stato duro. “Qui l’acqua non c’è e la scelta di un terreno è molto importante – spiega Mario Pala -. Per avere acqua a disposizione siamo stati noi a trivellare, scendendo anche oltre i 100 metri. Spesso in questa zona si trova acqua salata, che è quindi inutilizzabile e la ricerca deve proseguire”.
I sistemi di allevamento sono bassi, per far fronte a un clima ventilato e caldo, in cui una dimensione maggiore della pianta porterebbe a un eccessivo impiego di energia e sostanze nutritive.

Vicino a Serdiana, si trovano le tenute Costa is Arangius, Biesinna, Benatzu Coloru, Su Stani, Santa Maria e Tanca s’Arai, ognuna con le proprie caratteristiche per composizione dei terreni ed esposizioni. In particolare Tanca s’Arai (aratro in sardo), a due chilometri dalla cantina su una collina di 220 metri sul livello del mare, comprende circa 15 ettari di suoli argillosi e calcarei, che danno la luce all’omonimo vino-cru aziendale e ospitano anche il più antico vigneto di Nuragus della famiglia.

Poco a nord di Serdiana, nei pressi di Ussana, è collocata la tenuta Is Crabilis, sull’omonima collina a circa 250 metri slm. Sui suoi terreni calcareo-argillosi e sabbiosi si trovano viti dai 40 ai 60 anni. Nell’oristanese invece, la tenuta Terralbese è la dimora di un progetto tutto dedicato al bovale, ai piedi del Monte Arci su tre appezzamenti di antico impianto e, nella stragrande maggioranza, su piede franco e su sabbie profondissime, che arrivano fino a pochi chilometri dal mare.

Vini sapidi e tannini che si allungano nel tempo

Dai propri vigneti Pala produce 16 etichette, dai vini più pronti e beverini a quelli che hanno bisogno di tempo. Bianchi salati nel vero senso della parola, perché un vino che non è salato è “bàmbu”, insipido. Poi ci sono i rossi, che in giovinezza mostrano i tannini e ‘ingannano’ con acidità che potrebbero sembrare troppo pacate per sfidare il tempo. Niente di più sbagliato. I rossi di Pala di tempo ne chiedono eccome e sono vini che non cedono a morbidezze lusinghiere.

Da circa un anno è stata avviata la collaborazione con l’enologo toscano Lorenzo Landi, che firma tutte le ultime annate in uscita, dal Siyr 2017 curato durante l’affinamento ai millesimi 2019 e 2020 seguiti fin dalla vendemmia. Tra i cambiamenti apportati in cantina, l’allungamento dei tempi di macerazione per i vini rossi e anche del periodo di maturazione sulle fecce per i bianchi. Un lavoro che sta conducendo verso un prodotto finale più snello, valorizzando acidità, intensità gustative e potenziale di invecchiamento.

APPUNTI DI DEGUSTAZIONE

Stellato, Vermentino di Sardegna Doc 2020

Uvaggio: 100% vermentino
Vinificazione: pigiatura soffice delle uve, innesto di lieviti selezionati dai vigneti di famiglia e fermentazione in acciaio a una temperatura di 12°C
Affinamento: contatto con le fecce fini per circa 5 mesi prima dell’imbottigliamento

Naso iodato e di macchia mediterranea, un soffio di vento marino, frutto. Il sorso è sapido, fresco, dritto al punto. Una sapidità lunga e intensa che si sofferma sulla lingua e pensa.

Entemari, Isola dei Nuraghi Igt 2019, 2016 e 2006

Uvaggio: 50% vermentino, 30% chardonnay, 20% malvasia
Vinificazione: macerazione con l’innesto di lieviti selezionati dalle vigne di famiglia per alcune ore. Dopo la svinatura il mosto prosegue la fermentazione in tini di acciaio. Segue una leggera chiarifica. La vinificazione viene effettuata separatamente per ciascun vitigno e lo chardonnay svolge la fermentazione di legno
Affinamento: riposo di 12 mesi in acciaio con i lieviti nobili, poi alcuni mesi in bottiglia

Se l’annata attualmente in commercio, la 2019, parla di un vino già di carattere e volume, dal frutto intenso e la balsamicità fresca e iodata, il bello arriva dopo qualche anno di attesa. L’annata 2016 mostra un vino al massimo della sua espressività. Un calice dal colore giallo dorato intenso, che rivela un naso stratificato. Note di camomilla e di miele, lievi accenni di cedro e bergamotto e ancora floreali di ginestra, poi macchia mediterranea. In bocca è di grande equilibrio. Sinuoso con una sapidità salina, che risale il palato soffermandosi a lungo anche dopo il sorso, in una sensazione persistente e meditativa, che richiama il cardamomo. Con un balzo di altri 10 anni l’annata 2006 si apre ai toni mielati e di fiori di tiglio e buccia d’agrume affumicata, senza abbandonare un sorso salato e avvolgente.

S’Arai, Isola dei Nuraghi Igt, 2019

Uvaggio: 40% cannonau, 30% carignano, 30% bovale
Vinificazione: vinificazione separata per ciascun vitigno. Pigia-diraspatura, macerazione a temperatura controllata tra gli 8 e i 10 giorni. La fermentazione prosegue in acciaio a una temperatura controllata di circa 20°C. Seguono chiarifiche e assemblaggio
Affinamento: circa un mese in vasca di cemento sotterranea poi circa 10 mesi in barriques di rovere francese di primo, secondo e terzo passaggio. Seguono circa 6 mesi in bottiglia

Naso di frutti scuri e asprigni, ribes nero, prugna, sambuco. In bocca entra vellutato e poi rivela le durezze di un tannino “puntuto”. Freschezza educata e un gusto intenso e scuro, che parla di frutti neri e chiude asciutto, in sfumature di erbe amare e china.

Siyr, Isola dei Nuraghi Igt 2017

Uvaggio: 100% carignano
Vinificazione: macerazione sulle bucce e fermentazione a temperatura controllata per 10 giorni, poi fermentazione malolattica in legno
Affinamento: 8 mesi in legno di secondo e terzo passaggio poi 3 mesi
in bottiglia

Rosso rubino scuro e profondo. Naso austero, dai toni di china e inchiostro, grafite, frutto maturo e dolce, mora di rovo, poi una speziatura di artemisia. Palato rivela un impatto sapido e gustoso, dalla freschezza asprigna che ricorda il ribes nero. Il tannino compatto e morbido accompagna il sorso verso un finale lungo, dai ritorni pepati.

Cannonau di Sardegna Riserva Doc 2019

Uvaggio: 100% cannonau
Vinificazione: macerazione sulle bucce per circa 10 giorni. Al termine della fermentazione alcolica segue la malolattica
Affinamento: 12 mesi in botti di rovere francese da 3mila litri, poi affinamento in acciaio per altri 3 mesi e 3 mesi in bottiglia

Rosso rubino intenso e profondo, concentrato. Bouquet di prugna, bacche di rosa canina, note ematiche e di cuoio, rose essiccate. Vellutato in bocca e dalla bella freschezza, caldo, muscolare. Il tannino è morbido e gioca con l’avvolgenza sapida, portando verso una chiusura sui toni di china ed erbe amare.

Coi suoi 10 anni, l’annata 2012 mantiene precisione nei profumi e al gusto. Si accentuano le note tisanoreiche e, il frutto si macera, la balsamicità si libera, mentre al palato resta succoso, con una cifra sapida distintiva e un tannino che chiude il sorso con grazia risoluta.

Thesys, Isola dei Nuraghi Igt 2019

Uvaggio: 100% bovale
Vinificazione: macerazione sulle bucce a temperatura controllata per 10 giorni e fermentazione alcolica.
Affinamento: fermentazione malolattica e affinamento in legno nuovo per 3 mesi, poi 3 mesi in bottiglia

Naso intenso di frutto, prugna, mora, frutti di bosco in confettura e quasi sotto spirito. Al palato il primo approccio è quello della morbidezza. Un attacco vellutato, che rapidamente si increspa in un sorso caldo e, al contrario, non così affabile ma che avvolge con corpo e sensazioni di cuoio e caffè.

Essentija, Isola dei Nuraghi Igt 2019, 2015, 2011 e 2006

Uvaggio: 100% bovale
Vinificazione: macerazione a temperatura controllata per 8-10 giorni, innesto di lieviti selezionati dai vigneti di famiglia e fermentazione in tini di acciaio a una temperatura controllata di 22-24°C. Seguono leggere chiarifiche e riposo di alcuni giorni
Affinamento: circa 4 mesi in vasca di cemento sotterranea, poi circa 2 anni in botti di rovere francese da 1.000 litri e due mesi in acciaio inox. A seguire, circa sei mesi in bottiglia

Il colore è rosso rubino scuro e profondo. Aromi di frutti scuri, mirto, mora, note floreali di sambuco e di rosa. Un naso femminile e aggraziato, per un sorso fresco e dal tannino compatto, che gioca con morbidezze e sapidità, portando con sé sensazioni calde dai toni scuri di radice di liquirizia e di china.

Affascinante già in giovinezza, le sorprese le riserva col tempo. Il 2015 lascia riemergere al naso toni iodati e di more in composta, per un sorso intenso, sapido e profondo ma capace di scorrere. Mentre nel 2011 si accentuano i sentori balsamici di timo e di mirto. Uno di quei bouquet che non si concedono subito e inducono all’attesa. Il palato è fresco, salato e lunghissimo. Tratti che restano anche arrivando all’annata 2006. Al naso sfumature di salvia e agrume affumicato, per un palato ancora snello e scattante.

 

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