Speciale Duero/1 – Il segno delle vecchie vigne e della ‘barrica’ nei vini della Ribera del Duero

di Eugenia Torelli

Introduzione alla denominazione che si estende su quasi 25mila ettari vitati, con 300 cantine impegnate nel segno della tradizione. E alcuni spunti di assaggio.

Principale Denominación de Origen della zona per estensione e produzione, la Ribera del Duero si allunga sui fianchi del grande fiume che attraversa Castilla y Léon, coprendo la parte centro-orientale della regione, all’incirca tra Valbuena de Duero e San Esteban de Gormaz.

Un sistema di quasi 7.800 viticoltori e oltre 300 cantine, impegnati su quasi 25mila ettari vitati, il 9% dei quali impiantati prima del 1940. Un vigneto che per l’80% viene vendemmiato a mano con rese contenute, circa 43 q/ha rispetto ai 70 permessi dal disciplinare.

Dai bianchi ai rossi fino ai rosé – i cosiddetti “claretes”, tutti i vini si possono trovare in versione giovane e di pronta beva o invecchiati in diverse tipologie: Crianza (almeno 24 mesi di cui almeno 12 in legno per i rossi e almeno 18 di cui almeno 6 in legno per i bianchi), Reserva (almeno 36 mesi di cui almeno 12 in legno per i rossi e almeno 24 di cui almeno 6 in legno per i bianchi), e Gran Reserva (almeno 60 mesi di cui almeno 24 in legno per i rossi e almeno 48 di cui almeno 6 in legno per i bianchi).

Attenzione, per legno il disciplinare intende “barrique di rovere di massimo 330 litri”. Una specifica che imprime al vino una cifra stilistica non trascurabile e che purtroppo in alcuni casi – soprattutto quando il legno non ha nessun passaggio alle spalle – si impone molto sulle sfumature gusto olfattive, coprendo il timbro dei vitigni e in particolar modo delle piante più vecchie.

Il panorama è vasto e sono tanti gli assaggi da non perdere, tra i quali vanno segnalati sicuramente i rossi, ma con una certa attenzione ai bianchi, che in questa zona possono dare risultati davvero molto interessanti.

SPUNTI DI ASSAGGIO

Dominio de Atauta – Albillo Mayor, Ribera del Duero 2020
Uvaggio: 100% albillo
Vinificazione e affinamento: fermentazio in barrique e affinamento di 5 mesi sur lie in barrique usata

L’ultimo arrivato per Dominio di Atauta è un vino bianco di grande intensità. Il calice invita con un giallo paglierino deciso dai riflessi dorati. Naso dal profilo fruttato, mela, pesca bianca, con sensazione di erbe aromatiche e timo, ma tutto il carattere si rivela al palato, con freschezza tagliente, corpo e una sapidità salina, intensa e persistente. Un sorso di potenza, che non mina la scorrevolezza della beva.

Dominio del Aguila – Albillo Viñas Viejas 2017
Uvaggio: per la maggior parte albillo mayor e altre varietà autoctone in percentuale minore
Vinificazione e affinamento: pigiatura tradizionale con i piedi, decantazione in cemento e fermentazione lenta (per quest’annata è durata quasi un anno) senza bâtonnage né travasi. Riposo di 35 mesi in barrique di rovere francese

Giallo paglierino tenue e luminoso, al naso parla di frutti aciduli, uva spina, ribes bianco, pesca ancora croccante e zeste di limone, note gessose e calcaree. Le sensazioni di erbe aromatiche lasciano lentamente spazio a sfumature di calicatus e miele d’acacia. Al palato si impone con freschezza tagliente e una salinità intensa e avvolgente, che domina le morbidezze e si allunga in un finale dai tocchi di timo e santoreggia.

Dominio del Pidio – Rosado del Pidio
Uvaggio: 50% tinto fino, 50% albillo
Vinificazione e affinamento: per il 50% fermentato in cemento e 50% in barrique rovere francese. Affinamento sur lie in barrique e tonneau di rovere francese per 4 mesi

Rosa antico tenue, con un bouquet che parla di rocce, iodio, polvere calcarea e note di petali di rosa. Il palato è coerente: salato, di buon corpo, con un calore che si espande sul finale. Il sorso porta con sé sensazioni fruttate di lampone e melograno, sfumando verso i sentori floreali.

Dehesa De Los Canonigos – Solideo, Ribera del Duero 2016 Reserva
Uvaggio: 85% tempranillo, 15% cabernet sauvignon, 3% albillo
Vinificazione e affinamento: fermentazione in botti di legno e maturazione in barrique di rovere americano per 20 mesi e in barrique di rovere francese per 4 mesi

Un calice rosso rubino verso il porpora scuro e impenetrabile. Il frutto è scuro e maturo, mora, prugna, cassis, ammantato da note di cacao e balsamicità di eucalipto. Al palato è una lama, con una morbidezza che porta con sé note tostate di caffè e fave di cacao, calore e un tannino levigato e uniforme.

Vega-Sicilia – Único, Ribera del Duero 2012
Uvaggio: 94% tinto fino (tempranillo) e 6% cabernet sauvignon
Vinificazione e affinamento: l’invecchiamento dura circa 10 anni, tra barrique di rovere francese e americano da 225 l (nuove e usate), cisterna da 20mila l e vetro

Una delle referenze più rappresentative per uno dei produttori più imponenti della zona e più conosciuti a livello internazionale. L’Único di Vega-Sicilia fa il suo ingresso nel calice con un rosso rubino-purpureo, intenso e concentrato. All’olfatto si apre lentamente, lasciando emergere piccoli frutti, sfumature di liquirizia e sensazioni balsamiche mentolate. Il sorso porta con sé morbidezza e un tannino rotondo e setoso, equilibrati da una spalla acida più calibrata che esplosiva. Tornano in un lungo finale i ricordi di liquirizia, assieme a toni tostati di caffè.

Dominio de Es – La Diva, Ribera del Duero 2017
Uvaggio: 89% tinto fino, 11% albillo
Vinificazione e affinamento: fermentazione spontanea in tini di legno aperti da 1.500 l, macerazione di 21 giorni con rimontaggi giornalieri. Maturazione di 20 mesi in barrique di rovere da 228 l di secondo e terzo passaggio

Classe francese in terra di Spagna, Dominio de Es è uno dei progetti iberici del vigneron Bertrand Soudrais. La Diva regala un calice rosso purpureo, scuro e profondo. Libera a poco a poco aromi di frutti di bosco, che si declinano verso toni pepati e di spezia dolce, con accenni erbacei e riverberi di incenso. In bocca è morbido velluto, con un profilo tannico compatto che si rivela ancora giovane e astringente, portando con sé toni vegetali e di sottobosco. Il calore si dilata appena prima del finale, che torna verso la mora e l’arabica appena macinata.