Villa Matilde o dell’eleganza in terra del Falerno

di Lucia Immacolata Migliaccio

Un volo sulla Campania attraverso l’azienda con le radici nella classicità enologica della regione, l’area che gravita attorno al Monte Massico.

Tanti affermano che il futuro del vino sarà sempre più a Nord, come se fosse soltanto una questione di pura latitudine la battaglia per la conservazione dell’eleganza e della longevità contro il riscaldamento globale. Evidentemente non è così, se gli esempi di vini splendidi, di classe, in grado di evolvere lentissimamente, seppur provenienti da enclavi geograficamente meridionali, sembrano quasi moltiplicarsi. Anzi, pare proprio che la ricetta magica del futuro possa essere racchiusa nel giusto mix tra eleganza e mediterraneità.

L’assaggio dei vini di Villa Matilde – azienda situata in Campania a Cellole, nell’area anticamente conosciuta come Ager Falernus – emoziona, appaga e impressiona. Lungo le pendici del vulcano spento di Roccamonfina, i terreni, caratterizzati da suoli vulcanici con presenza di sabbia, limo e tratti di origine alluvionale, si estendono per oltre 110 ettari, di cui 70 vitati.

ALL’OMBRA DEL MASSICO
Il massiccio del Monte Massico, attorno cui gravita la doc Falerno del Massico, protegge i vigneti dalle aggressioni del vento e dal freddo. È la parte settentrionale della Campania Felix, celebrata anche da Plinio il Vecchio, che così scriveva “la celebra Campania felix, dall’insenatura di Sinuessa cominciano i pendii ricchi di viti, che producono eccezionale ebbrezza per il loro succo rinomato per tutte le terre, dalle pianure di Sezze a quelle di Cecubo, dai monti Massici, Gaurani e Sorrentini. Nessuna altra terra è più ospitale per il mare, le vigne e i famosi porti. Qui si innalzano monti cinti di vigneti, il Gauro, il Falerno, il Massiccio”.

Riscoperto grazie allo straordinario lavoro iniziato proprio da Villa Matilde negli anni Sessanta, il Falerno del Massico è fedele espressione di questo territorio e trova nella sostenibilità e nella ricerca dell’azienda, la sua forza e proiezione nel futuro.

NEL SEGNO DELL’EQUILIBRIO
La storia di Villa Matilde comincia con Francesco Paolo Avallone, avvocato e appassionato cultore di vini antichi che, incuriosito dai racconti sul vinum Falernum, il vino che probabilmente ritrovava nei testi sulla storia romana, decise di riportarlo in vita. Dopo anni di studio con alcuni amici, scoprì che il ceppo del Falerno era sopravvissuto quasi indenne all’attacco della fillossera e che l’intero Ager Falernus era assolutamente ancora un terreno fertile per ottenerlo.

I tecnici della materia, quando analizzano un vino, terminano sempre il proprio giudizio con il riferimento alla “tipicità”, che è forse il massimo suggello alla qualità del prodotto, perché non sempre viene riconosciuto. Quando il vino, oltre alle proprie qualità intrinseche e al giusto bilanciamento delle sue componenti, riesce anche a rappresentare in modo caratteristico e peculiare il territorio da cui proviene, vuol dire che chi lo ha prodotto ha rispettato la tipologia del vitigno utilizzato ed ha saputo condensare e conservare nel prodotto finale il racconto della provenienza. E i vini dell’azienda, guidata oggi dal Maria Ida e Salvatore Avallone che proseguono il sogno ed il progetto del papà Francesco Paolo, coadiuvati anche dalla giovanissima Maria Cristina De Simone Avallone, da poco laureata in enologia, parlano di territorio.

L’equilibrio pare essere di casa o comunque sempre a portata di mano. Sono vini dove eleganza e potenza spesso si mescolano e confondono, quasi a farsi beffe dei capricci delle annate.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Falerno del Massico bianco 2021

Uvaggio: falanghina 100% (biotipo Falerna della Vigna Caracci)
Vinificazione: criomacerazione delle uve, pressatura soffice e decantazione a freddo del mosto che successivamente fermenta a una temperatura controllata di 10/12° c per un 15% in anfora di terracotta e per la restante parte in serbatoi di acciaio inox dove rimane a contatto con i lieviti per circa 3 mesi
Affinamento: in acciaio inox per oltre 3 mesi

Paglierino di cristallina luminosità, i profumi sono di pesca e pera Williams impreziositi da cenni vegetali di salvia, fiori di ginestra e rosa. Al gusto sorprende per la capacità di unire la fibra dell’acidità alla sostanza del corpo. Lunghezza trainata da una gratificante sapidità che innesca il ritorno delle sensazioni olfattive, mai del tutto sopite.

Falerno del Massico rosso 2018

Uvaggio: aglianico 80%, piedirosso 20%
Vinificazione: diraspapigiatura seguita da macerazione delle vinacce ad una temperatura di 25/26° c per circa 20/25 giorni. Durante la fermentazione si eseguono quotidianamente numerosi rimontaggi e delestages. Al termine della fermentazione alcolica ha luogo la fermentazione malolattica.
Affinamento: una parte del vino, il 50%, affina in barriques di allier, nuove per un terzo; il restante 50% riposa in tradizionali botti di rovere di slavonia da 10 a 35 hl, per un periodo di 10/12 mesi. Segue un periodo di affinamento in bottiglia.

Rubino, lo spettro olfattivo spazia tra sentori di geranio a mirtilli, amarene e mirto. Le spezie delicate sono ben amalgamate al frutto. Al palato è ricco e gustoso, con un tannino che seppur in evidenza non disturba e promette una buona evoluzione.

Stregamora 2021

Uvaggio: piedirosso 100%
Vinificazione: Vinificazione: macerazione a freddo delle vinacce, 24°C, per circa 15 giorni, segue la svinatura e il completamento della fermentazione malolattica.
Affinamento: In acciaio inox per circa 3 mesi

StregaMora è la novità di quest’anno. Ha l’esuberanza di rosa, amarena e mirto su uno sfondo di humus e bastoncino di liquirizia. Di medio corpo ma succulento, con tannini scorrevoli e verve acida a conferire vitalità e spensieratezza.

Vigna Carracci 2018

Uvaggio: falanghina 100% (biotipo Falerna della Vigna Caracci)
Vinificazione: Criomacerazione delle uve per ottenere maggiore estrazione aromatica e di struttura con fermentazione per parte in anfore di terracotta da 150, 300 e 500 litri, una piccolissima parte in barrique di allier e in acciaio
Affinamento: parte del vino fa batonnage a contatto con le fecce nobili nelle anfore per un periodo di circa 3 mesi; a questo segue un lungo affinamento in vetro

Manto dorato luminoso, la trama olfattiva è elegante con cenni di albicocca, mele cotogne, ginestra, lavanda su di uno sfondo di erbe mediterranee. L’assaggio è avvolgente, pieno e succoso, vibrante e sapido. Finale lungo, intrigante, arricchito da fini sensazioni tostate.

Vigna Camarato 2015

Uvaggio: aglianico 80%, piedirosso 20%
Vinificazione: i grappoli, selezionati a mano uno per uno, vengono pigiati delicatamente e il mosto così ottenuto fermenta insieme alle sue vinacce per 20/25 giorni ad una temperatura di circa 25° c; segue fermentazione malolattica in barriques
Affinamento: in barriques di rovere di allier per 12/18 mesi (1/3 nuove, 1/3 di secondo passaggio, 1/3 di terzo passaggio) e resta in bottiglia a maturare per altri 12/18 mesi.

Rubino acceso. Una sequenza inebriante di profumi che parte da una carazza balsamica, gelatina di more, humus, cuoio e radici di liquirizia. Il sorso è di spessore con tannini che si fondono alla perfezione con lo spessore del corpo. Il commiato sembra infinito con ritorni balsamici.