Castello di Meleto riscopre il merlot del bosco

di Stefano Parisi

La storica azienda di Gaiole in Chianti presenta il nuovo Parabuio, un vino nato quasi per caso. Bilancio 2021 a 3,2 milioni, buon avvio nel 2022.

Un nuovo vino di punta, voglia di cavalcare la ripresa e numeri che indicano il ritorno alla crescita per Castello di Meleto, storica azienda di Gaiole in Chianti, che dopo un 2020 complesso, soprattutto per il business legato all’ospitalità, torna a guardare con ottimismo al futuro e punta a raggiungere una produzione di 1 milione di bottiglie.

L’azienda ha chiuso il bilancio a giugno 2021 con oltre 3,2 milioni di fatturato (2,6 milioni legati al vino e circa 600mila euro dall’ospitalità) con una produzione di circa 700mila bottiglie, di cui oltre la metà di Chianti classico.
La cantina toscana ha però da poco presentato un nuovo vino che si collocherà nella fascia di alta gamma della produzione.

Parabuio (Castello di Meleto)

LA VIGNA NEL BOSCO
Da una vigna nascosta in mezzo al bosco coltivata quasi per errore è nato infatti il Parabuio, un Toscana Rosso Igt prodotto da merlot in purezza che la cantina affiancherà alle più classiche e più note vinificazioni base sangiovese.

Come accade per tutti i prodotti premium, la storia del Parabuio parte da lontano e più precisamente nel 1998, anno in cui vennero piantati dei vigneti di merlot esposti a sud-est (errore marchiano, l’incubo di qualsiasi enologo). Tre ettari collocati in una valle scoscesa che un tempo dava rifugio ai partigiani. Un posto incantevole, ma ci si arriva solo per caso. “Quel merlot ha resistito per anni, utilizzato come taglio per altre produzioni, fino a quando non abbiamo deciso di valorizzarlo”, spiega il direttore generale Michele Contartese.

NUMERI E SOSTENIBILITÀ
Il futuro, oltre a un nuovo vino, sembra portare anche ottimismo. E così, dopo un anno in cui il business dell’accoglienza ha subito un calo del 70% rispetto al 2019 sempre a causa della pandemia, i primi mesi del 2022 hanno fatto registrare il segno più sia nell’ospitalità (+50%) sia nel business vino (+30%).

L’obiettivo per il futuro è aumentare la marginalità del gruppo. “Al momento siamo allineati al prezzo medio del Chianti, ossia 4,5 euro – spiega Contartese – ma puntiamo ad arrivare a un prezzo medio per l’export intorno a 6 euro con un target di produzione a 1 milione di bottiglie“.

Tutto questo senza scordare il focus sulla sostenibilità di Castello di Meleto, la più grande azienda del Chianti Classico con certificazione biologica, che applica i principi della produzione ragionata e rispettosa dell’ecosistema. Un impegno che non si esaurisce con la viticoltura biologica, ma che si sostanzia anche con il mantenimento di un bosco esteso su più di 700 ettari o con un parco delle api (link a precedente pezzo) che conta oggi su 50 famiglie, di cui 40 stabili.

 

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