Chianti Classico spinge su Uga e bio. E nel calice convince

di Eugenia Torelli

Dalla Collection, presentazione delle linee strategiche del Consorzio e selezione dagli assaggi dei Chianti Classico 2020, 2019 e 2018.

Dopo un 2021 in crescita a due cifre sul fronte dell’export (+21% sul 2020), il Chianti Classico si presenta in salute al suo evento di anteprima, riportando la manifestazione al format pre-covid alla Stazione Leopolda a Firenze. Protagoniste dell’appuntamento, le Unità geografiche aggiuntive (Uga), che suddividono la denominazione in 11 sottozone, per una promozione più mirata in termini di specificità territoriale.

Nel frattempo sul fronte del mercato, incombono le sfide poste da una non facile congiuntura internazionale, tra crisi ucraina e balzo dei costi di materie prime ed energia, che mettono alla prova l’intero settore.

Sono diversi gli aspetti che accompagnano l’edizione 2022 della Chianti Classico Collection, tra luci e ombre che però di sicuro non mettono in secondo piano il vino. Una sfilata di 650 etichette, per 180 aziende presenti. 325 Chianti Classico, 161 Chianti Classico Riserva e 125 Gran Selezione, più 39 campioni in anteprima della vendemmia 2021. A emergere dagli assaggi infatti, una denominazione in splendida forma, che ha saputo reggere l’impatto della crisi sanitaria e che oggi porta nel calice una qualità media molto elevata, oltre a un’annata 2020 fresca e godibile fin dai sorsi più giovani.

UGA, VITIGNI AUTOCTONI E CRESCITA BIO: AVANTI LA TIPICITÀ
Inserite per la prima volta come criterio di ripartizione delle aziende nello spazio espositivo dell’anteprima di quest’anno, le Uga individuano 11 zone di riferimento all’interno della zona di produzione del Chianti Classico, determinate secondo la combinazione di fattori naturali (composizione del suolo, microclima, giacitura dei vigneti) e fattori umani (storia culturale, tradizioni locali, spirito di comunità). Si va dalle più settentrionali tra cui San Casciano, Greve e Montefioralle, per poi spostarsi verso Lamole, Panzano, San Donato in Poggio e ancora Castellina, Radda, Gaiole, Vagliagli e Castelnuovo Berardenga a chiudere l’area più a sud.

Fra gli obiettivi principali – spiega il presidente del consorzio Giovanni Manettivi è quello di rafforzare la comunicazione del binomio vino-territorio, aumentare la qualità in termini di identità e territorialità, consentire al consumatore di conoscere la provenienza delle uve e anche stimolare la domanda attraverso la differenziazione dell’offerta. L’introduzione del nome dell’Unità geografica in etichetta servirà infatti a intercettare e soddisfare l’interesse dei consumatori che, in numero sempre maggiore, desiderano approfondire la conoscenza del rapporto fra i vini del Gallo Nero e il loro territorio origine”.

Le Uga, introdotte lo scorso anno, possono già comparire sulle etichette della tipologia Gran Selezione, mentre al momento non sono ancora menzionabili nelle tipologie Chianti Classico e Riserva, anche se la direzione appare chiara. E sempre nell’ottica di una maggior territorialità, per la tipologia Gran Selezione la percentuale minima di sangiovese in uvaggio è stata portata da 80 a 90%, mentre il restante 10% chiude alle varietà internazionali, ammettendo soli vitigni autoctoni (ne avevamo dato notizia qui).

Nel frattempo dal lato agronomico cresce la superficie in regime biologico, che oggi raggiunge il 52% dei terreni vitati, con un 56% delle aziende certificate bio e un 8% ancora in fase di conversione.

2021 DA INCORNICIARE, TRA CRESCITA DELL’EXPORT, CONFERME ED EXPLOIT DELLA COREA DEL SUD
È stato un 2021 superiore alle aspettative quello del Chianti Classico, che in termini di vendite ha registrato una crescita del 21% rispetto al 2020 e dell’11% rispetto al 2019. Un trend che prosegue nei primi due mesi del 2022, segnando un +7% rispetto al primo bimestre del 2021.

In aumento anche la quotazione al quintale delle uve per la vendemmia 2021 (+20% rispetto all’anno precedente), mentre sul totale dell’imbottigliato aumenta la percentuale delle tipologie Riserva e Gran Selezione, che insieme pesano per il 43% in volume e per il 55% in valore (fonte Maxidata).

Sul fronte dei mercati, gli Stati Uniti si confermano prima destinazione di riferimento, assorbendo una bottiglia su tre di Chianti Classico (il 33% delle vendite totali). Al secondo posto il Belpaese, dove oggi viene venduto il 20% dell’imbottigliato e al terzo il Canada (10%), mentre il Regno Unito si attesta al quarto posto (8%) e la Germania al quinto (6%). Seguono Scandinavia, Svizzera, Benelux e Giappone. Fra i mercati emergenti che hanno realizzato le maggiori performance nel 2021, la Corea del Sud con un raddoppio delle importazioni rispetto all’anno precedente, pari a quattro volte il numero delle bottiglie importate nel 2019.

LE OMBRE DELLA CRISI UCRAINA E I COSTI DELLE MATERIE PRIME
Anche se il nostro vino registra vendite superiori alla media, non dobbiamo dimenticare il contesto internazionale e che ci troviamo in periodo difficile per quanto riguarda il reperimento di materie prime e i costi dell’energia”, dice la vicepresidente e assessore all’Agricoltura della Regione Toscana Stefania Saccardi, intervenuta durante la manifestazione.

Tra i produttori non si nasconde la preoccupazione, tanto per l’evolversi del conflitto tra Russia e Ucraina, quanto sul fronte delle materie prime. Tra le forniture che presentano più criticità, quelle di bottiglie, carta per le etichette e per i cartoni, oltre all’aumento dei prezzi. “Sono problemi secondari”, rimarca Manetti, che sottolinea come in questo momento il primo pensiero sia rivolto alla popolazione ucraina coinvolta dal conflitto. “Il problema principale è quello umanitario, poi i risvolti economici li vedremo successivamente”.

IL CHIANTI CLASSICO, UNA PANORAMICA SUGLI ASSAGGI DELLE ANNATE 2020, 2019 E 2018

ANNATA 2020
Caratterizzato da un’estate calda e lunga, il millesimo 2020 si è difeso grazie alle precipitazioni di giugno e all’escursione termica che ha dato sollievo anche nei mesi estivi, consentendo una maturazione ottimale delle uve. In giugno e settembre, piogge che hanno evitato lo stress idrico.

A dispetto delle aspettative, i calici hanno rivelato vini giocati sulle freschezze e sul frutto, materici ma snelli, in grado di essere apprezzati già in giovinezza ma che lasciano ben intendere per le evoluzioni future. Caratteristiche che accomunano un po’ tutti gli assaggi, tanto che l’aspetto forse più evidente è proprio l’’imbarazzo della scelta’, tanto che la selezione di alcuni assaggi entra (eccezioni a parte, s’intende) quasi più nella sfera dei gusti che della qualità.

Ecco quindi, in ordine alfabetico, gli assaggi che lasciano il segno.

Bibbiano
Una prugna matura e succosa, amarena, sfumature floreali. Al palato polpa, un buon bilanciamento del tannino (ancora un po’ ruvido, ma è presto) e chiusura erbacea che chiama l’artemisia.

Castello di Ama – Ama
Naso fresco, arioso, tra visciola, tocchi di ginepro e rose bagnate dalla rugiada. Sorso teso, vibrante, che chiude sulle erbe officinali. Boccata d’aria fresca.

Castello di Meleto
Ciliegia croccante e profilo balsamico con tocchi di foglia di tabacco. Sorso piacevole e fresco, scorrevole, sapido, che dice bevimi.

Castello di Monsanto (prova da botte)
Ginepro, assenzio, visciola, erbe aromatiche. Palato vellutato, seppur increspato dalla giovinezza del tannino, un bel profilo tattile, lineare, elegante, equilibrato.

Castello di Monte Rinaldi
Ciliegia, prugna, timo. Palato bilanciato, fresco ma non giocato sulle potenze, per un sorso aggraziato, di bella bevibilità.

Colombaio di Cencio – Monticello
Un bel colore rosso rubino limpido. Naso sull’officinale, tra tocchi di visciola, ginepro, pepe e toni erbacei. Palato fresco e scattante, teso, intenso. Un bel bere.

Famiglia Nunzi Conti
Ciliegia, mentuccia, tè verde, petali di rosa. Sorso voluminoso e di presenza, ma ben bilanciato dalle durezze. Docile il tannino.

Istine
Naso di frutto intenso, tra l’amarena e l’arancia sanguinella. Sorso fresco e dinamico, che riempie per poi scorrere con agilità. Tutto da bere.

Monteraponi
Naso di freschezze balsamiche, ginepro, bacche di cipresso e aromi di visciola. Bello il palato. Snello ed erbaceo. Una sorsata di freschezza, sostenuta dalla polpa e incorniciata da una risoluta composizione tannica.

Poggerino
Aromi di frutto asprigno, prugna, visciola, ribes, poi pepe nero e ginepro. Sorso scorrevole, sapido e carnoso, che chiude su una sfumatura di tè verde.

Tolaini – Vallenuova
Naso officinale, tocchi di alloro e verbena, a cui poi segue un frutto polposo. Il palato è fresco, materico e scattante, dal finale pepato.

ANNATA 2019
È stata definita un’annata ‘classica’ la 2019, perché andamento climatico e ritmi vegetativi hanno ricordato quelli delle grandi annate degli anni ’80. Inverno e primavera miti e asciutti, pioggenella seconda parte della primavera a garanzia delle risorse idriche, maggio e inizio giugno freschi, che hanno ritardato il ciclo vegetativo. Poi un’estate calda ma regolare e grandi escursioni termiche in settembre. Uve perfettamente sane vendemmiate tra la seconda decade di settembre e la seconda di ottobre.

Un’annata che sta rivelando grande finezza e una certa attitudine a tendere lo sguardo verso il lungo termine, rivelando a ogni sorso qualcosa in più. Uno di quei millesimi da tornare ad assaggiare e a scoprire a più riprese a distanza di tempo.

Badia a Coltibuono
Sfumature di melograno, tocchi di geranio. Palato calibrato, non giocato sulle potenze ma sulla grazia, tannino che accompagna il sorso e lo chiude in un finale balsamico.

Castellinuzza e Piuca
Bel colore rosso rubino lucente, naso balsamico di cipresso e di alloro, visciola. Palato aggraziato, sorso setoso che riempie la bocca per poi scorrere e lasciarla asciutta, con un finale dai riverberi di frutto.

I Fabbri – Lamole
Frutto succoso, prugna, lampone, un velo di alloro e mentastro. Sorso carnoso e sapido, dai ritorni di piccoli frutti. Goloso.

I Fabbri – Terra di Lamole
Timido nei profumi, balsamico, bacca di cipresso, toni lievi di cuoio. Sorso setoso, che entra in punta di piedi per farsi mordere e poi scorrere, asciugando il palato. Da riassaggiare e riassaggiare, per dare tempo a un tannino ancora rugoso.

La Sala del Torriano
Prugna, ciliegia, ribes, accenni ematici. Un sorso fresco, piacevole, voluminoso ma snello e di bella beva, dalla chiusura di tabacco.

Poggerino – Nuovo
lampone, melograno, una punta di cacao? succoso, qualche tratto ematico ed erbaceo. Strutturato e vellutato, tannino che rincorre il sorso e ascouga gradualmente sul finale lasciando toni di erbe officinali, tè verde.

Querciabella
Polpa di mora e piccoli frutti, accenni di sottobosco e balsamicità intensa. Sorso tagliente, teso e succoso. Tannino setoso che asciuga lasciando un finale balsamico.

Tenuta di Carleone
Un bouquet tutto suo, tra ciliegia delicata, tocchi di artemisia e note minerali, quasi salmastre, a tratti ferrose. Il palato è tagliente, mantiene in tensione un sorso ampio e sapido, che riempie la bocca, per poi scorrere con agilità. Avvolgente e di carattere.

Terreno
Un profilo olfattivo che si muove sul pepe nero e i frutti di bosco, mora, lampone, qualche venatura ematica. Sorso goloso, sapido e vellutato. Il tannino si muove compatto e conduce a un finale caldo, dai toni di frutto e calcare.

ANNATA 2018
Un andamento climatico discontinuo, con alternanze tra periodi di sole e piogge sia in primavera che in estate e tasso di umidità sostenuto. Caratteristiche che non hanno reso facile la gestione del vigneto. La situazione si è poi regolarizzata in settembre, con giornate soleggiate e buone escursioni termiche.

Nei calici l’annata che marca le differenze più sostanziali, dalla quale però emergono espressioni davvero godibili.

Castell’in Villa
Naso ampio. Frutto asprigno, visciola, prugna, poi erbe aromatiche, artemisia, issopo, timo, tratti minerali. Invitante. Palato carnoso, acidità tesa al centro della lingua, sapidità ai lati. Un sorso di struttura e presenza ma non pesantezza. Tannino aggraziato, che accarezza sul finale.

Castellinuzza
Naso di carne, ematico, quasi salmastro, poi visciola e rosa canina. Sorso scorrevole, sapido, intenso, che allungo su toni iodati e di tabacco. Tanto sui generis quanto buono.

Le Fonti di Panzano
Naso succoso di ciliegia e melograno, una punta di alloro. Sorso snello, scorrevole, fresco, che porta con sé un volume carnoso. Lascia un finale salato e goloso.

Val delle Corti
Naso fragrante, tra visciola e melograno, tocchi floreali di rosa. Palato tagliente, agile, sapido e avvolgente. Sorso pepato e gustoso.

Villa Montepaldi – Tagliafune
Succo puro e intenso, di fragola e lampone, una punta di pepe. Morbido, affabile, voluminoso, riempie il palato e dopo l’attacco iniziale della freschezza si dilata verso il calore, lasciando toni di bacche essiccate.

Seguiranno gli assaggi di Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione.

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