Summa 2022, ripartenza all’insegna della natura

di Antonio Cimmino

Selezione di assaggi trasversali dal rinnovato appuntamento alla tenuta Alois Lageder dopo la pandemia.
Battezzata inizialmente Vinal, con l’intento di creare un collegamento tra il Vinitaly e la Tenuta Alois Lageder, Summa nasce dall’idea di Alois Lageder di aprire i cancelli del Casòn Hirschprunn e di Tòr Löwengang ai suoi clienti, agli operatori specializzati e ai giornalisti. L’idea era invitare alcuni vignaioli da altrettante zone di produzione diverse, in modo che in un clima disteso e rilassato si potessero degustare i loro vini e chiacchierare tra amici.

Col tempo la voglia di stare insieme è cresciuta ed è aumentato anche il numero dei visitatori professionali e dei giornalisti e così Summa è diventato quel salotto del vino sostenibile, che ogni anno accoglie appassionati e operatori. E dalla prima edizione post-pandemia non sono mancati gli spunti in degustazione con la proposta di etichette da 99 cantine provenienti da Italia, Germania, Austria, Francia, Nuova Zelanda, Repubblica Ceca, Ungheria, Portogallo e Spagna.

Un’edizione emozionante – commenta Helena LagederDopo due anni di stop tutti sentivamo la necessità e il desiderio di ritrovarci. In questo periodo i consumatori hanno aumentato la loro consapevolezza verso la qualità intrinseca dei vini prodotti con metodo biologico e biodinamico“.

ASSAGGI TRASVERSALI
Ecco alcuni degli assaggi più interessanti.

Quello più sorprendente, frutto di una vera sfida, un mix vitigni/territorio alquanto inusuale: pinot nero e viognier allevati nell’agro di Polignano a Mare (BA) a soli 3 km dalla costa. Sono dei veri e propri vin de garage quelli di Rivale: il Pinot Nero 2020, meno di 5mila bottiglie prodotte, ha già trovato la sua strada tra raffinatezza e piacevole beva; il Viognier 2020, una sorta di esperimento di sole mille bottiglie, mostra il suo forte carattere ma ancora da addomesticare.

Dalla sponda bresciana del Lago di Garda arriva il Valtènesi Chiaretto DOC 2021 di Sincette, un rosato di groppello, marzemino e barbera, allevati sulle colline moreniche della Valtènesi, vinificato in anfore di terracotta e tonneau. Verticale, sapido e dalla buona struttura.

Da un paio d’anni la Madame Martis non è più sola, c’è anche Monsieur Martis (2017 l’annata degustata), il Trentodoc Rosé de Noir Brut Millesimato da Meunier in purezza di Maso Martis, azienda ai piedi del Monte Calisio che da oltre 30 anni si dedica quasi esclusivamente alla produzione di metodo classico Trento DOC. Una bollicina di montagna più unica che rara nel panorama spumantistico italiano.

Restiamo in Trentino per Foradori e i suoi vini ancora più vivi, vibranti, tesi, croccanti e dinamici da quando in cantina è sempre più presente la mano, la testa e il cuore di Emilio Zierock, figlio di Rainer e di Elisabetta Foradori, come il Fontanasanta Manzoni Bianco 2021 o il Teroldego Morei 2020 che fermenta e affina in tinajas (anfore spagnole) sulle bucce per 8 mesi.

Al di là del fiume è un’azienda agricola biodinamica, nata a Marzabotto nel Parco Storico di Monte Sole sui colli bolognesi ed affacciata sulla valle del fiume Reno, dove si lavorano solo varietà autoctone come albana, barbera, pignoletto, montuni e alionza, vinificate in anfora o acciaio. Le etichette sono di giovani artisti bolognesi e i nomi dei vini in dialetto, “perché solo partendo dalle nostre radici troveremo la forza per volare lontano”, racconta Danila, proprietaria insieme al marito Stefano dei 27 ettari aziendali di cui solo 4 vitati. Da segnalare i due vini vinificati in anfore di terracotta toscana: il Fricandó 2020, albana in purezza macerata sulle bucce dalle sensazioni agrumate, grande sapidità e un leggero tannino che le dona piacevolezza; il Dagamò 2020, una barbera elegante e complessa dove l’anfora ha ben addomesticato la sua scalpitante acidità.

Ad un anno esatto dalla scomparsa di Pio Boffa, quarant’anni dedicati al Nebbiolo, spicca una delle sue ultime “creature”: il Barolo Mosconi 2018 di Pio Cesare, frutto di una selezione di uve nebbiolo provenienti dalle viti più vecchie ai Mosconi a Monforte D’Alba, di grande complessità, morbidezza e longevità.

Ultima tappa in Toscana. Si parte dal Chianti Classico con l’etichetta d’artista del Casanuova di Nittardi Vigna Doghessa 2019. Fabrizio Plessi è l’artista scelto per quest’annata e “L’oro di Venezia” il titolo dell’opera in etichetta, “Un fluido dorato e in movimento racconta la natura cangiante di questa vigna”, racconta Léon Femfert proprietario della cantina di Castellina in Chianti.

Tenuta di Ghizzano sulle colline delle Terre di Pisa presenta il nuovo progetto Mimesi: uve autoctone da vecchie vigne per delle espressioni autentiche e senza sovrastrutture, il tutto a preservare finezza ed eleganza. Teso e sapido il Vermentino Igt Costa Toscana Mimesi 2021, che affina 4 mesi in un anfora di terracotta Tava, mentre il Sangiovese Doc Terre di Pisa Mimesi 2019 offre un frutto croccante e dalla vena leggermente balsamica, che fermenta in cemento, matura in anfore di cocciopesto e riposa un anno in bottiglia.

Infine a Capalbio nel cuore della Maremma, ecco i vini bianchi di Monteverro: il Vermentino 2021, solo acciaio, frutta a polpa bianca matura in evidenza e con un pizzico di volatile che vivacizza e lo caratterizza; il Monteverro Chardonnay 2019 finalmente ritrova tutta la sua eleganza, freschezza, raffinatezza e lunghezza che nella versione del 2018 aveva un po’ smarrito. Un riferimento per gli Chardonnay italiani.