Agalìa, la Sicilia distillata tra agave e mare

di Giambattista Marchetto

Il distillato nasce dalla volontà di valorizzare, con un approccio anticonvenzionale, la cultura, i profumi e la tradizione delle terre sicule. Degustazione e spunti per la mixology.

Il nome rimanda alla dicitura greca della santa patrona di Palermo e della Sicilia, santa Rosalia, ma anche alla materia prima essenziale: l’agave. Agalìa è infatti un distillato premium d’agave e botaniche di Sicilia, che nasce dalla volontà di valorizzare, con un approccio anticonvenzionale, la cultura, i profumi e la tradizione delle terre sicule.

Tutto nasce da un progetto abbastanza folle, iniziato oltre un decennio fa – racconta Michele Di Carlo, distillatore e cofondatore del progetto – Volevamo lanciare una sfida: ottenere un distillato bevibile dalla zabbara siciliana. Nella fase sperimentale abbiamo voluto percorrere strade nuove: prima abbiamo tentato una strada nuova con estrazione in criomacerazione dalle botaniche e poi dalle masse risultanti abbiamo estratto la parte alcolica, per poi fare il blend. La distillazione non avviene con cottura in alambicco, ma attraverso una corrente di vapore sottovuoto. La mia idea era di avere la freschezza delle botaniche e non la fermentazione surmatura e neanche una cottura”.

AGAVE E BOTANICHE DI TERRITORIO
L’idea era quella di dare vita ad un prodotto originale, totalmente inedito. Dopo attenti studi, prove e ricerche, è stato scelto come ingrediente principale l’agave, detta localmente zammara o zabbara, una pianta capace di conferire una forte impronta distintiva al gusto e che, in Agalìa, si arricchisce di note aromatiche grazie alle botaniche di Sicilia come il limone verdello e le pale di fico d’India.

La sfida era dunque portare la Sicilia nella bottiglia, tra fascino e cultura. E infatti, nonostante la comunanza della materia prima, Agalìa evita accuratamente una deriva nella direzione di tequila e mezcal. “Non esprime la nostra cultura – chiarisce Di Carlo – e non volevamo scimmiottare ciò che esiste dall’altra parte del mondo. Volevamo fare qualcosa di assolutamente nuovo raccontando la Sicilia per emozionare”.

In effetti la lunghezza aromatica di questo distillato non porta ad accomunarlo ai distillati tradizionali messicani e rivela una maggiore freschezza. La differenza sta nella materia prima e nella mano del distillatore, che ha voluto mantenere il varietale.

DEGUSTAZIONE PURO E IN MIXOLOGY
Da gustare liscio o miscelato, Agalìa presenta un colore giallo/verdolino trasparente, il profumo ricorda agrumi canditi e non manca una nota iodata. Al palato si presenta con un corpo oleoso eppure pulito, rivelando sentori marini e una leggera balsamicità, il tutto per un gioco di persistenza e leggerezza.

Agalìa può essere utilizzato al posto del gin per un Agalìa tonic, ma anche per un Sicilian Mule (firmato da Luca Angeli, bar manager del Four Seasons di Milano) mixato a Essentiae Lunae Erba cedrina, lime, ginger beer e limone disidratato, oppure per un Agalìa Fizz (di Amadu Bah del team di Nonsolococktails) con Italicus Rosolio di Bergamotto , cordiale all’ananas, timo e pepe con Tonica Agrumi Sanpellegrino.

La miscelazione non è per tutti – avverte però il distillatore – perché si rischia di perdere la peculiarità di questo distillato. Maneggiare una fuoriserie non è facile e talvolta i bartender tendono ad esibirsi più che valorizzare l’ingrediente. Dunque è complicato da gestire”.

LA PIASTRELLA DI CALTAGIRONE
Prodotto esclusivamente in Sicilia, il “distillato” è custodito in una bottiglia atipica che ne rimarca la personalità. Base quadrata e lati leggermente svasati, ogni bottiglia è decorata con il logo Agalìa serigrafato e una piastrella di ceramica di Caltagirone numerata e applicata a mano su ogni singolo contenitore.

Sul retro di ogni piastrella si trova scritto a mano il numero progressivo di ogni singola bottiglia e questo spazio consente interventi di personalizzazione.