Vermentino Grand Prix, dalla Maremma al riesling

di Daniele Becchi

Mazzei: “Alla terza edizione l’evento dimostra la sua capacità di sostenere il miglioramento qualitativo e la valorizzazione di quello che si sta sempre più attestando come una delle punte della denominazione”.

La recente edizione del concorso ‘Vermentino Grand Prix’ ha confermato quel processo di revisione enoculturale che interessa i vini bianchi italiani, a lungo costretti in quell’immagine di pronta beva incapace di coglierne il potenziale evolutivo. A investire su questa nuova dimensione, qualitativa ancor prima che organolettica, è stato tra gli altri il Consorzio vini Maremma Toscana, che propone per il suo vitigno più in voga il messaggio di “rosso travestito da bianco” a significarne la solida capacità di invecchiamento.

A sostenere questo messaggio anche un attento lavoro sul relativo disciplinare di produzione, che nelle intenzioni dell’ente di tutela dovrebbe ricomprendere in futuro anche la versione superiore della tipologia Vermentino, contraddistinta da una decisa contrazione della resa/ettaro (90 qli contro i 120 della versione base), una base ampelografica che cresce fino al 95% (rispetto all’85% del base) e, soprattutto, l’affinamento obbligatorio di un anno.

Un percorso anche enologico che dai consueti orizzonti segnati da acidità marcate e sensazioni di iodio e agrumi porta il bianco maremmano verso sensazioni più complesse, dove pietra focaia e idrocarburi si affacciano nel bicchiere richiamando quel riesling renano che, per molti bianchi italiani, rappresenta un solido parametro di riferimento. A sostenere questa intenzione anche il crescente apprezzamento manifestato dai mercati, con la conseguente necessita di distinguere in modo ancor più netto le due versioni, a livello di prezzi e di applicazioni gastronomiche.

A essere convinti di questa longevità sono stati anche i giurati del concorso, affermati professionisti locali guidati da Luciano Ferraro, i quali, senza alcun ordine, hanno eletto a migliori vermentini le seguenti etichette: Acquagiusta wine Tenuta la Badiola 2021, Azienda Bruni Perlaia 2020, Azienda Guido F. Fendi Burattini 2020, Argentaia Monnallegra 2020, Colle Petruccio Norcias 2020, Cupirosso Audace 2020, Fattoria il Casalone Leopoldino 2020, La Biagiola Matan 2020, Tenuta 12 Solo 2020, Terenzi Balvinvs 2020.

Un manipolo di nasi che, secondo il presidente del consorzio Francesco Mazzei, ha espresso una “decisa preferenza verso i vini più complessi e maturi; questo è il giudizio espresso dai giudici, tanto che nella Top 10 compare un solo 2021, così come nella scorsa edizione figurava un solo 2020. Anche quest’anno abbiamo avuto la conferma che il Vermentino della denominazione ha una grande personalità non solo nella versione fresca e di facile beva ma anche in versioni più importanti con processi di vinificazione più complessi”.

Con 914 ettari contro i 138 del 2006 in provincia di Grosseto, il Vermentino è il vitigno che sta crescendo con percentuali più alte, nessun’altra cultivar lo sta facendo in maniera così costante negli ultimi anni. oggi la Maremma Toscana è l’areale di coltivazione più importante della Penisola per il vermentino – chiarisce Luca Pollini, direttore del consorzio, che continua – la produzione di Vermentino Maremma Toscana Doc ha ormai stabilmente superato quella di altri vini della denominazione, nonostante il vitigno rappresenti solo il 10% della superficie vitata”.

Consigliati