Deloitte: nel 2023 la ristorazione tornerà ai livelli pre-Covid

di redazione

Dopo il calo dovuto all’emergenza sanitaria, il settore della ristorazione in Europa torna a crescere con un ritmo del +6,8% e l’anno prossimo raggiungerà il livello pre-pandemia.

Dopo il calo dovuto all’emergenza sanitaria, il settore della ristorazione in Europa torna a crescere con un ritmo del +6,8% e nel 2023 raggiungerà il livello pre-pandemia. Il rimbalzo del settore sarà guidato da format più agili: caffè e bar spingono a +8,1%, street food +5,6%. Anche il valore di mercato della cucina italiana nel mondo si sta progressivamente avvicinando ai livelli pre-Covid, raggiungendo quota 205 miliardi di euro (+25% nel 2021)

È questo il quadro che emerge dal nuovo studio del Foodservice Market Monitor, nel quale Deloitte analizza il settore della ristorazione a livello globale, offrendo una panoramica sul dimensionamento, il livello di market share e posizionamento del mercato, con focus sulle prospettive di crescita.

DALLA FLESSIONE ALLA RIPARTENZA
La flessione indotta dalla pandemia di Covid-19 negli ultimi due anni ha portato il mercato della ristorazione in Europa a contrarsi del 12,3%, un impatto più sensibile se confrontato all’esperienza dell’area APAC e del Nord America (rispettivamente -6,4% e -3,9%).

Tuttavia, ci si attende che la ripresa europea sarà tra le più dinamiche: con un ritmo di crescita pari al +6,8%, si prevede infatti che il vecchio continente tornerà ai livelli pre-pandemia già nel 2023, insieme all’area APAC. Con un calo più contenuto da colmare, invece, l’avvicinamento del Nord America ai livelli del 2019 potrebbe realizzarsi già entro l’anno in corso.

Il rimbalzo del settore sarà sospinto da formati più agili di servizi come testimoniano le percentuali di caffé e bar +8,1% e dello street food +5,6%, unitamente a formati consolidati come il Full Service Restaurant (ristorante con servizio al tavolo, di qualità) che cresce del 5,7%.

Considerando le prospettive di ripresa per singolo settore, il ritorno ai livelli pre-pandemia per il Quick Service Restaurant (fast food, delivery) potrebbe avvenire già nel 2022, mentre bisognerà andare al prossimo anno per i Full Service Restaurant e Street Food, e al 2024 per la tipologia di Café e Bar.

La pandemia prima e il conflitto dopo hanno modificato profondamente alcune dinamiche nel settore Foodservice – spiega Tommaso Nastasi di Deloitte – Oltre a considerare le urgenze dettate dalla situazione contingente, le realtà della ristorazione non possono dimenticarsi delle grandi trasformazioni in atto, come quella tecnologica. Per salvaguardare la sostenibilità del business nel lungo periodo, le aziende del settore devono considerare tre imperativi: investire sulle competenze e l’integrazione di front e back end, potenziare l’engagement sia verso i clienti sia verso il proprio personale, e innovare l’esperienza per il cliente, facendo leva su soluzioni digitali di prossima generazione”.

CUCINA ITALIANA SUGLI SCUDI
Nel generale clima di ripresa si evidenzia anche la performance della cucina italiana nel mondo.

Nel 2021 ha sostenuto infatti una crescita a doppia cifra, pari al +25% rispetto all’anno precedente, che ha risollevato il valore fino a raggiungere i 205 miliardi di euro. Dopo una contrazione del 30% registrata nel primo anno di pandemia, lo slancio positivo dello scorso anno ha riavvicinato – seppure non ancora completamente colmato – il valore della cucina italiana nel mondo alle performance pre-Covid, quando si attestava a 236 miliardi di euro. Le aree di maggiore penetrazione si confermano USA e Brasile con un’incidenza rispettivamente del 33% e del 28% (dopo il mercato italiano, 94% della penetrazione).

Tra i ristoranti con servizio di qualità a livello internazionale la penetrazione della cucina italiana sfiora il 20%– aggiunge Nastasi – Il posizionamento della ristorazione italiana nel mondo, tuttavia, è in prevalenza di ‘value for money’, con una maggiore concentrazione di ristorazione ‘premium price’ nei Paesi dell’Asia”.