Fine wines, il segreto è nell’argilla

di Carlo Spagnolo

Una ricerca di Carlo Ferretti e Giuseppe Cruciani ha postato a identificare i cosiddetti ‘mixed-layer clays’ (fasi intermedie cristalline tra argille come illite e smectite) che accomunano i terroir di Borgogna, Bolgheri, Bordeaux e Alto Adige.

Pensavate fossero le barrique tostate americane in Napa Valley? O quelle più morbide di Bordeaux e Bolgheri? Pensavate si trattasse di geniali operazioni di marketing come quella del marchese Incisa della Rocchetta sul Sassicaia? Pensavate invece che il posizionamento di mercato dei “grandi vini” fosse frutto di percorsi commerciali di lungo periodo? Tutto sbagliato.

Non servono enologi di grido né botti accuratamente lavorate. A fare la differenza sarebbe un particolare minerale di natura argillosa capace di rendere il suolo particolarmente fertile e predisposto alla coltivazione di vitigni di alta qualità.

Lo spunto viene da una ricerca – presentata in anteprima a Bordeaux – frutto del lavoro di Carlo Ferretti, geologo della società bolzanina GIR (Geo Identity Research), e di Giuseppe Cruciani, professore del dipartimento di Fisica e Scienze della terra dell’Università di Ferrara.

L’analisi scientifica sui dati mineralogici qualitativi e quantitativi ha permesso di capire quali tipi di minerali argillosi sono più importanti e in quali quantità sono significativi sia per l’ecofisiologia di una vite che per la qualità delle sue uve. Ferretti ha dunque sviluppato un approccio analitico multi-tecnico, testato su 50 campioni di terreno prelevati da vigneti di tutto il mondo, per produrre un database preciso e comparabile di tutti i componenti minerali del suolo.

PIEDI (AMERICANI) D’ARGILLA
La ricerca ha permesso di distinguere e misurare un tipo specifico di argilla, i cosiddetti “mixed-layer clays” (fasi intermedie cristalline tra argille come illite e smectite), minerali molto piccoli e difficili da rilevare, che in diversi vigneti rappresenta l’elemento più caratteristico del suolo. Questi minerali sono studiati con attenzione in altri campi scientifici (ad esempio nelle perforazioni profonde per la ricerca d’idrocarburi), ma non ancora nei suoli dei vigneti, né mai sono stati comparati nel mondo. La ricerca ha potuto dimostrare che sono un elemento che accomuna alcuni terroir molto rinomati come Bolgheri, Borgogna, Napa Valley, Bordeaux e alcune zone dell’Alto Adige, misurandone peraltro l’importanza per la fertilità del suolo.

Il minerale scoperto grazie alla ricerca è un elemento fondamentale che aiuta lo sviluppo eco-fisiologico della vite e favorisce la qualità delle sue uve – Ferretti – Il fatto che sia presente in zone rinomate del mondo consentirà ai produttori di investire strategicamente sui vigneti migliori e di produrre ottimo vino. Queste argille inoltre sono molto importanti per la fertilità del terreno, in una componente che arriva al 50% della sostanza organica. Non solo, grazie a questo minerale il suolo è più predisposto a trattenere l’umidità. Tutto questo si traduce in una maggiore sostenibilità ecologica della vigna e in una più favorevole predisposizione all’agricoltura biologica“.

 

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