La “rinascita” nel Chianti fiorentino di Fattoria La Leccia

di Gian Omar Bison

L’azienda dei Bagnoli a Montespertoli è uno scrigno di biodiversità. Cento ettari di proprietà di cui venti dedicati alle vigne e il resto a bosco e oliveto. Il Rubedo, pas dosè metodo classico di sangiovese, ha le stimmate del campione.

Il leccio è uno degli alberi più diffusi della macchia mediterranea, ma la leccia no, è termine di fantasia, perché al femminile non c’è. In Toscana però non vale questa regola o vale un po’ meno, perché questa parola si usa e vale per frazioni, località, strade di campagna. La Fattoria La Leccia si è sempre chiamata così: una villa di campagna poi diventata fattoria a Montespertoli, che ha sempre portato questo nome.

LA “RINASCITA” ALLA TERZA GENERAZIONE
La storia della Fattoria La Leccia inizia negli anni ’70 del secolo scorso, con l’acquisto del podere da parte di tre fratelli, Renzo, Sergio e Loriano Bagnoli, la prima generazione della nota azienda di gelati Sammontana la cui famiglia era originaria di queste zone. Un luogo di spensieratezza e di momenti di crescita rilanciatosi nel 2013 con l’entrata in scena della seconda e terza generazione.

Oggi alla guida troviamo Paola, la prima ad aver creduto nel progetto di “rinascita”, che grazie alla propria determinazione ha saputo far rivivere l’azienda, e il cugino Lorenzo, che del vino ha fatto la propria vita e con passione si dedica all’azienda seguendone ogni aspetto. Ad affiancarli Sibilla, che cura la comunicazione e Angelica, che segue la parte olivicola dell’azienda. Altro componente fondamentale è l’enologo che sin dall’inizio accompagna la proprietà, Gabriele Gadenz.

UNA FATTORIA TRA OLIO E VINO
Siamo nella zona del Chianti fiorentino sui colli della Val di Botte vicino Montespertoli, in un territorio dedito alla viticoltura e all’olivicoltura da secoli. I buoni terreni, localmente chiamati “alberese”, sono argillosi ma ricchi di scheletro e ben drenati, a quote fra i 200 e 300 metri. Venti sono gli ettari vitati de La Leccia, ma la tenuta intera ne conta circa ottanta, soprattutto a bosco, e a oliveto. L’olio è un prodotto che si inserisce nel racconto di uso a tutto campo di ciò che offre la natura della tenuta: 3500 piante di olivi, dai quali nasce l’olio mono cultivar di Frantoio.

Complessivamente si parla di un ecosistema intatto che rende preziosa, ai fini della produzione vinicola, la grande biodiversità che contraddistingue l’azienda dei Bagnoli. Il fascino di questo territorio, già etrusco e poi romano, sta proprio nella ricchezza dei fitti boschi, dei diversi corsi d’acqua, di colline che hanno anche un aspetto montuoso, se pur con cime modeste. Nella zona de La Leccia il clima è caldo e secco, grazie alla presenza a nord della cima del Montalbano che scherma l’aria fredda, mentre a sud beneficia del clima più mite proveniente dalla regione del Chianti Classico. Un vantaggio per la sanità delle uve, che, tuttavia, deve fare i conti con periodi di siccità. Per fortuna La Leccia può contare sulla presenza del bosco che costituisce una riserva di umidità importante e sulle brezze marine provenienti dalla Valle dell’Arno.

ATTENZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ
La scelta della conduzione in biologico ha portato nel 2019 alla certificazione. Accanto al biologico, l’azienda non fa uso di plastica per la legatura del vigneto, elimina le capsule a feromoni in pvc per combattere gli insetti infestanti, sostituite da un dispenser a spruzzo che funziona solo all’occorrenza. Nelle zone limitrofe ai vigneti, a ridosso del bosco, sono state montate diverse arnie per l’apicoltura, il miglior sistema naturale di monitoraggio per la salubrità dell’ambiente.

L’impegno riguarda anche la cantina. L’intervento conservativo ha riguardato le vasche di cemento più piccole – dai 25 ai 40 ettolitri – con l’eliminazione delle più grandi. Gli spazi recuperati dall’eliminazione delle vasche grandi sono stati destinati a tonneaux e a botti grandi, scelte in diverse tipologie di legno come acacia, rovere di Slavonia e rovere francese.

Negli spazi al piano terra è stata allestita la sala di degustazione. Anche le bottiglie di metodo classico Rubedo hanno trovato casa in tinaia, concepita per lavorare sulle microvinificazioni e dedicare tempi più lunghi all’affinamento. grazie al riutilizzo di alcune pareti in cemento più grandi, trasformate in nicchie per l’elevage delle bollicine.

PREDOMINIO DEL SANGIOVESE
Il discorso dei vitigni autoctoni è centrale e il sangiovese rappresenta al meglio le radici della famiglia e del luogo in cui ha deciso di far vino. È l’uva più presente nel vigneto di Fattoria La Leccia, con piante che superano i 30 anni.

L’apripista è La Leccia, un sangiovese che fa solo acciaio e che ricade nella Docg Chianti Superiore. Punta su una bevibilità semplice e immediata, sul varietale dell’uva che esprime frutta e fiori freschi, sostenuta da una buona acidità. Riprende lo storico nome delle prime bottiglie prodotte a La Leccia.

L’anima del sangiovese non si limita ai vini fermi però. Da questa bacca rossa sono nati anche due spumanti. Il Boh, un nome che porta con sé la voglia di una sfida, ovvero quella di spumantizzare a charmat il sangiovese e nel 2016 il Rubedo Pas Dosé, un sangiovese metodo classico dal delicato color rosa, dalle finissime bollicine, dal naso sobrio e invitante, dalla bocca senza sbavature e netta nella pulizia e nella lunghezza. Un metodo classico prodotto con affinamenti lunghi, di 36 o 60 mesi.

Il racconto degli autoctoni continua al meglio con il trebbiano toscano che dà vita al Cantagrillo, un bianco con tre anni di maturazione, che si prende il suo tempo per esprimersi al meglio. Viene raccolto in diverse epoche vendemmiali per una vendemmia differenziata che va dalle uve un po’ più acerbe a quelle leggermente sovra mature. Dopo una fermentazione a temperatura controllata, parte della produzione prosegue la fermentazione e l’affinamento in botti di rovere e l’acacia.

Ancora trebbiano per il vino più prezioso di La Leccia, il Vin Santo dal nome evocativo – e volutamente un po’ scherzoso – Sua Santità. Trebbiano e malvasia del Chianti secondo le regole storiche di produzione.

NOTE DI DEGUSTAZIONE
Il sangiovese è il vitigno principe della Fattoria La Leccia che ne declina le qualità e la versatilità in purezza e in uvaggio, fermo e spumante. La degustazione effettuata si è concentrata su due vini: la Gota Rossa e il Rubedo, spumante metodo classico, entrambi 100% sangiovese.

Gota Rossa – Toscana Rosso IGT 2019
Uvaggio: sangiovese 100%
Vinificazione: l’uva viene selezionata e raccolta a mano, pigiadiraspata e condotta in tini di acciaio termocondizionati. La macerazione viene condotta con operazioni quotidiane di rimontaggio breve e delestage e dura circa 30 giorni. Dopo la svinatura i vini svolgono la malolattica separatamente, quindi iniziano il percorso di affinamento in botti grandi di rovere che dura 18 mesi. Seguono le operazioni di assemblaggio.

Il calice è limpido, consistente e di colore rosso rubino intenso con riflessi violacei. Il profumo è fine, intenso e complesso. Su tutti emergono sentori fruttati di mora, marasca, frutti di bosco e prugna nera; una leggerissima nota floreale di viola e garofano. Aromi di origano e maggiorana, di cioccolato e sottobosco si sommano a spezie come il chiodo di garofano e la bacca di ginepro. In bocca è intenso e persistente, abbastanza fine; robusto e ancora un po’ giovane come stato evolutivo. Secco, caldo, abbastanza tannico, più fresco che sapido. Ideale per accompagnare i grandi piatti di selvaggina arrostita e stufata della tradizione toscana, brasato di manzo, salama da sugo, formaggi stagionati.

Rubedo – Metodo Classico Pas Dosè 2017
Uvaggio: sangiovese 100%
Vinificazione: spremitura rapida e soffice dell’uva, raffreddamento del mosto e decantazione statica. Fermentazione in acciaio a temperatura controllata e conservazione del mosto per 6 mesi sulle fecce fini. A seguire assemblaggio della cuveé e tiraggio per la presa di spuma. Permanenza sui lieviti per almeno 36 mesi. Sboccatura senza dosaggio e successivo riposo in bottiglia di 4 mesi.

Rubedo significa rossore ed è il termine alchemico che si riferisce all’ultima fase del procedimento per la realizzazione della pietra filosofale, ovvero, della trasformazione del piombo in oro. È lo spumante metodo classico della Fattoria La Leccia che deriva da uve sangiovese da vecchie vigne a cordone speronato di proprietà raccolte a mano.

Il colore è rosato chiaretto cristallino. Al calice risulta abbastanza consistente e il perlage è di grana fine con bollicine persistenti e piuttosto numerose. Il naso è fine e complesso, di buona intensità. Il frutto è agrumato, piccoli frutti a bacca rossa, melone e pesca gialla. Lieve nota floreale di viola. Si avverte una scia minerale e dei sentori erbacei di timo, maggiorana e coriandolo. Profumi fragranti di crosta di pane e pan brioche. Il gusto è secco, abbastanza caldo e morbido; decisamente sapido e abbastanza fresco con una lieve sensazione tannica.

Complessivamente un vino intenso, persistente, di qualità eccellente. Un vino di media struttura, maturo e armonico. Si può abbinare con coppa piacentina, sopressa vicentina, verdure pastellate, formaggio caprino, seppie in umido, caciucco alla livornese, baccalà alla trevigiana.

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