Castello Bonomi o della longevità delle bolle

di Eugenia Torelli

Degustazione di alcune referenze metodo classico dell’unico château della Franciacorta, oggi concentrato su sperimentazioni e allungamento della vita dei vini.

Alle pendici del Monte Orfano, in uno spettacolare anfiteatro naturale nel comune di Coccaglio (BS), Castello Bonomi è l’unico château della Franciacorta. Circondati da un parco secolare, i 24 ettari di vigneti si sviluppano a gradoni fino a raggiungere i 275 metri di altitudine e sono ancora recintati da un muro a secco ottocentesco.

A quell’epoca da queste vigne si producevano in prevalenza vini rossi, ma nel frattempo il ‘fenomeno Franciacorta’ ha fatto del metodo classico lo stile dominante – probabilmente riallineandosi con quei vini “mordaci” del XIII secolo descritti nel 1570 dal medico bresciano Gerolamo Conforti come briosi e spumeggianti “dal sapore piccante o mordace che non seccano il palato, come i vini acerbi e austeri, e che non rendono la lingua molle come i vini dolci”.

La tenuta Castello Bonomi prende il nome dall’originale edificio liberty, progettato alla fine del XIX secolo dall’architetto bresciano Antonio Tagliaferri, ed è oggi di proprietà dell’ingegner Bonomi, che negli anni Novanta ha dato avvio al recupero dei vigneti terrazzati esistenti.

Dal 2008 la tenuta è gestita dalla famiglia Paladin, che prosegue il lavoro avviato dai predecessori. Per il gruppo di origine veneta esiste un ‘metodo Castello Bonomi’ che caratterizza il lavoro di ricerca e la filosofia produttiva. In conduzione biologica, la cantina franciacortina opera secondo i dettami della “Viticoltura Ragionata”, che viene spiegato come un sistema agronomico sostenibile “che ha l’obiettivo di garantire una produzione rispettosa degli ecosistemi e della loro biodiversità. Un metodo all’avanguardia, che riscopre in modo innovativo l’antico rapporto tra l’uomo e la natura”.

SPERIMENTAZIONI IN VIGNETO E IN CANTINA
Migliorare la produzione e ridurre l’impatto ambientale” è il mantra per Castello Bonomi e per questo, insieme alla Famiglia Paladin, ha scelto di avviare progetti di sperimentazione come l’adesione a ItaCa (Italian wine carbon Calculator), che permette di monitorare l’impronta carbonica, l’utilizzo di leguminose annuali autoriseminanti per l’inerbimento del vigneto, la gestione delle concimazioni in modo naturale (partecipando alla ricerca sull’utilizzo di digestato in viticoltura), l’utilizzo della viticoltura di precisione applicata alla fertilizzazione.

Il territorio e i vigneti
I vigneti Castello Bonomi sono suddivisi in 24 diversi cru, vendemmiati e vinificati separatamente, in modo da esaltare, attraverso le micro parcellizzazioni, le caratteristiche e l’identità di ogni lembo di terra.

Il metodo di Castello Bonomi ha portato a scelte di successo nei vigneti, valorizzando in particolare il pinot nero. Castello Bonomi ha un rapporto particolare con questo complesso vitigno. Espressione massima del legame con il pinot nero è il blanc de noir Lucrezia Etichetta Nera.  È pinot nero anche il vigneto CruPerdu, legato alla storia di recupero di un vecchio vigneto e di un clone di pinot nero particolarmente prospero.

Castello Bonomi è inoltre una delle cinque aziende che dieci anni fa decise di appoggiare il Consorzio nella sfida di recuperare e valorizzare l’antico vitigno autoctono bresciano erbamat. Grazie al sovrainnesto di alcuni filari di viti nelle cinque aziende sperimentali, già nel 2011 si ebbe una prima produzione di erbamat. Castello Bonomi fu l’unica a spumantizzare l’erbamat in purezza e, per questa scelta, è oggi l’unica azienda a disporre di una verticale di annate dalla 2011. A distanza di alcuni anni, oggi l’erbamat è previsto da disciplinare del Franciacorta nella misura massima del 10%.

La produzione annua dell’azienda è di circa 150mila bottiglie: 100mila di Franciacorta CruPerdu, Satèn, Rosé, Millesimato, Cuvée Lucrezia e Lucrezia Etichetta Nera, Cuvée del Laureato; il resto diviso tra i fermi Curtefranca: Solicano, Conte Foscari e Cordelio.

Un focus su tutti: la longevità dei vini.

SPUNTI DI DEGUSTAZIONE

Cuvée 22, Franciacorta Docg Brut
Uvaggio: 100% chardonnay da 22 parcelle cru aziendali
Vinificazione: svolta singolarmente per ciascuno dei 22 cru. Fermentazione a freddo, sosta sulle fecce sotto costante monitoraggio e infine blend
Affinamento: seconda fermentazione con sosta di 24 mesi in bottiglia

Bolla paffuta e calice luminoso. Il bouquet è dolce, dalle sfumature di vaniglia, miele e fiori d’acacia. Al palato una bolla pastosa, morbida e un’acidità agrumata che sfuma in toni amarotici di albedo e in una gradevole balsamicità finale.

Franciacorta Docg Rosé Brut Millesimato 2017
Uvaggio: 100% pinot nero
Vinificazione: pressatura soffice e vinificazione a freddo per esaltare i profumi. La fermentazione avviene a una temperatura di circa 14°C. In seguito il vino base matura per circa 6 mesi a temperatura controllata
Affinamento: rifermentazione in bottiglia con sosta sui lieviti di almeno 36 mesi

Un calice rosa tenue, da cui il perlage libera aromi delicati di rosa, lampone e rosmarino. Bolla che solletica e poi scorre, lasciando campo alla freschezza e a una vena salata che resta ai lati della lingua, chiudendo in un finale lievemente asciugato dal tannino.

Cru Perdu, Brut Millesimato 2013
Uvaggio: 70% chardonnay, 30% pinot nero
Vinificazione: pressatura soffice e vinificazione a freddo. La prima fermentazione dello chardonnay avviene in parte in acciaio e in parte in legno. Maturazione di circa 8 mesi a temperatura controllata prima della presa di spuma
Affinamento: sosta sui lieviti di oltre 60 mesi

Calice illuminato da bollicine fini e persistenti. Al naso si avvertono sensazioni vanigliate e di nocciola, crosta di pane, note di timo e mentuccia, poi aprendosi vira verso il frutto esotico. In bocca è animato da una bella freschezza, la bolla è delicata e sfuma gradualmente verso note di agrume ed erbe officinali.

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