Tenute Collazzi, vini che sanno di storia e di scheletro

di Gian Omar Bison

Degustazione di due referenze della tenuta fiorentina che appartiene alla famiglia Marchi dal 1933. Sui terreni poco fertili dominano i vitigni internazionali.

Tenuta Collazzi, adagiata sulle colline a pochi chilometri da Firenze, appartiene alla famiglia Marchi dal 1933. Quattrocento gli ettari di proprietà di cui oltre 25 coltivati a vigneti e 140 ad olivete. Nel corso dell’ultimo decennio i fratelli Marchi hanno dato nuovo impulso all’azienda, ristrutturando i vigneti e la cantina, con la volontà di produrre vini d’eccellenza. Inoltre si dedicano all’allevamento delle api, da cui ottiene una piccola produzione di miele integrale.

Nelle terre di Collazzi il microclima è mediamente più caldo e asciutto della zona circostante e una parte della proprietà giace in un naturale anfiteatro, perfettamente esposto a sud-ovest. La Villa è una delle grandi realizzazioni architettoniche di Santi di Tito, allievo di Michelangelo Buonarroti. Nel 1933 la proprietà fu acquistata da Carlo e Giulio Marchi. I fratelli, con l’apporto fondamentale di Elena Marchi Luling, ne completarono la straordinaria architettura, ripristinando il disegno originale.

Nella Locanda Collazzi si possono gustare piatti tipici toscani abbinati a vini selezionati di amici produttori e vini nati a Collazzi.

VITIGNI INTERNAZIONALI
La natura dei suoli di Collazzi, sabbiosa e argillosa, ricca di calcare, con uno scheletro roccioso abbondante e non eccessivamente fertile, ha portato alla scelta di piantare principalmente uve cabernet sauvignon, merlot, cabernet franc, petiti verdot, e solo in parte, il tradizionale sangiovese. I vigneti, piantati a una densità di oltre 6.150 piante a ettaro, sono allevati sia a cordone speronato sia a guyot.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Otto Muri – Toscana Bianco IGT – 2021
Uvaggio: fiano 100%
Vinificazione: in tini e legno, dove svolge parzialmente la malolattica.
Affinamento: in bottiglia dopo 6 mesi sui lieviti

Il nome Otto Muri ricorda le otto terrazze che gli altrettanti muri una volta creavano in quell’appezzamento. Al calice si presenta giallo paglierino con qualche sfumatura verdognola, limpido e abbastanza consistente. L’aroma è fine e complesso, di buona intensità. Dominano i sentori fruttati di pesca bianca, prugna gialla, mela gialla, pera abete e quelli erbacei di alloro e basilico. Lieve profumo di primula e di pomodoro datterino giallo. Si avverte una scia minerale. Il sorso è secco, caldo e abbastanza morbido, sapido e fresco. È un vino pronto con una capacità evolutiva da testare, equilibrato, abbastanza armonico, intenso, persistente e fine; di media robustezza. Si abbina ad orata al forno con patate, seppie alla griglia, scampi alla griglia, risotto ai frutti di mare, parmigiana di melanzane, caponata alla calabrese, tosela alla piastra con polenta.

Collazzi – Toscana Rosso IGT – 2019
Uvaggio: cabernet sauvignon (50%), cabernet franc (25%), merlot (20%) e petit verdot (5%)
Vinificazione: le uve vengono vendemmiate e vinificate separatamente e fermentano in vasche d’acciaio con macerazione di 18 giorni; la malolattica avviene in barriques (50% nuove e 50% di secondo passaggio)
Affinamento: 18 mesi in legno e almeno altri 12 mesi in bottiglia.

È un vino robusto, opulento, elegante. Il colore è rosso rubino, parzialmente purpureo, limpido. È un vino consistente al calice che al naso si rivela fine, intenso e complesso. L’aroma e prevalentemente fruttato di mora, fragoline di bosco, frutti di bosco, prugna e susina essiccata al quale si aggiunge un lieve sentore di rosa rossa, noce moscata, cioccolato bianco e pure minerale, gessoso. In bocca è secco, caldo e morbido. Buona freschezza, tannicità e sapidità. Complessivamente un vino equilibrato, fine, intenso e abbastanza persistente; di gran beva e piacevolezza. È armonico per quanto sia un vino pronto ma non ancora maturo, con anni di evoluzione davanti. Accompagna brasati e stracotti di manzo, filetto al pepe verde, stinco di maiale al forno con patate.

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