Nei calici di Filippo Butussi, tra Lago di Garda e Montalcino

di Eugenia Torelli

“Ma oltre ai tuoi, che vini bevi?” Da una domanda – diventata caratteristica – nasce una rubrica settimanale e parte con uno dei fratelli alla guida dell’azienda di Corno di Rosazzo, che racconta di amicizie tra vignaioli, dal Friuli alla Lombardia, fino alla Toscana.

Tra le prime cose che saltano all’occhio, quando si incontrano i fratelli Butussi, c’è il sorriso. Filippo, Tobia e Matia ti accolgono in maniera solare – ciascuno col proprio carattere – e con gentilezza. E poi… c’è l’altezza. Sì, perché i Butussi sono veramente alti, tanto che soprannominarli “Vatussi” viene quasi automatico e si ha come l’impressione di non aver inventato niente di nuovo.

L’azienda porta il nome di Valentino, il nonno, che la fonda nel 1910 a Corno di Rosazzo, convertendo a vigneto parte delle coltivazioni di famiglia. A proseguire l’opera è il figlio Angelo, padre dei nostri tre fratelli – alto pure lui -, che negli anni ’70 effettua i primi imbottigliamenti.

Oggi dalla cantina dei Butussi escono circa 110mila bottiglie e oltre 20 diverse etichette, in gran parte espressioni della Doc Friuli Colli Orientali e di 20 ettari di vigna coltivata in regime biologico. Tra le scelte in cantina, quella di reintrodurre gradualmente il cemento non vetrificato e di lavorare sugli affinamenti con legni grandi, non tostati per i bianchi.

Se i Butussi siano i primi in Friuli a vedere la luce del sole, non lo si sa con certezza, ma di certo c’è che sul lavoro sono meticolosi e che la precisione la si percepisce tutta nei vini. Le alcolicità prevaricanti e le salinità esplosive, qui lasciano il posto al peso specifico dei sorsi, al profilo tattile setoso e fluente dei vini bianchi, al velo tannico impalpabile del pinot grigio ramato (non aspettatevi propriamente un orange), alla profondità del refosco Godie, che esce dopo un meritato affinamento.

Per chi volesse approfondire, ne avevamo parlato tra queste pagine (prossimamente le nuove annate), ma questa volta ai Butussi, oltre ai propri vini, abbiamo chiesto cosa stappano a casa e ce lo racconta Filippo, in un viaggio tra il Garda e la Toscana.

Da sinistra: Matia, Tobia e Filippo Butussi

IL LUGANA E I GUNS ‘N ROSES
Sai che c’è? C’è che alla fine beviamo i vini degli amici”, dice Filippo. Seduto di fronte al grande focolare circolare di Villa Butussi, residenza convertita a bed&breakfast, a pochi minuti dalla cantina. “Una cosa che accade di frequente è l’interscambio di vini. È la prassi in occasione delle fiere. Certo, ultimamente è stata un po’ frenata dal Covid”.

Mi capita spesso di aprire una bottiglia di Lugana di Montonale. Claudio Girelli è un amico, ci siamo conosciuti a Prowein, forse 4 anni fa. Nell’area espositiva del Friuli Venezia Giulia non c’era più spazio e ci siamo appoggiati a una sommelier tedesca. Ci siamo ritrovati a qualche banchetto di distanza da Montonale. Arriva il mio importatore di Francoforte e mi porta lì, così ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato a darci una mano con le vendite. Se sapevo che un mio distributore non aveva Lugana, li mettevo in contatto e Claudio faceva lo stesso. Ne è nata una bella amicizia.

Un mese fa con mia moglie e alcuni amici siamo andati a vedere i Guns ‘N Roses a Milano e il giorno dopo, rientrando siamo passati dal Lago di Garda, ci siamo fermati per una visita, una degustazione e un pranzo da loro. I Lugana di Claudio sono maniacali. Li trovo di un livello qualitativo altissimo, tra i migliori della zona in termini di eleganza. Se propongo un vino a un mio cliente, rischio solo se sono sicuro di cosa c’è dietro a quel vino e se so che c’è una costanza”.

L’azienda Montonale è guidata dalla famiglia Girelli e si trova in località Conta a Desenzano del Garda (BS).

Filippo Butussi e la moglie Claudia

QUANDO UNO FA BENE IL ROSSO, SUL BRUNELLO NON SBAGLIA UN COLPO
Francesco Mulinari de l’Aietta l’ho conosciuto all’Only Wine di Città di Castello una decina di anni fa. Eravamo tra le cantine selezionate da Francesco Saverio Russo per la manifestazione, una sera c’è stata una cena con alcuni produttori e c’era anche lui – racconta Filippo – Da lì è nata un’amicizia”.
Durante la pandemia abbiamo fatto una diretta streaming assieme. Il nostro importatore di Malta ha un negozio di prodotti tipici italiani e organizzava questo incontro per i propri clienti. Francesco e io ci eravamo scambiati i vini e ci siamo collegati, lui dalla Toscana e io dal Friuli. Io bevevo i suoi vini e li spiegavo e lui faceva lo stesso con i miei. È stato divertente. Adesso che siamo tornati al normale tran tran, non abbiamo più il tempo invece sarebbe bello ripetere l’esperienza.
Il Rosso di Montalcino è considerato un po’ il fratello minore del Brunello, un Brunello da tutti i giorni. Ecco, io prendo la misura di come un’azienda produce sulla precisione del Rosso di Montalcino. Quando uno fa bene quello, poi sul Brunello non sbaglia un colpo. Francesco ha una filosofia molto rispettosa dell’ambiente, so come lavora in vigneto e devo dire che nei vini trovo grande precisione e tutte le caratteristiche mi piace trovare in un Rosso di Montalcino”.

L’Aietta è una piccola realtà famigliare a Montalcino (SI).

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