Sartori, Cangrande della Scala e il vino

di Eugenia Torelli

Andrea Sartori, alla guida dell’azienda di famiglia, racconta di viaggi tra l’Alto Adige e il Cile, tra i calici di Abbazia di Novacella e di Concha y Toro.

Il simbolo che Sartori di Verona ha scelto per il proprio marchio è la statua di Cangrande della Scala.
È una statua equestre curiosa. Monumento funebre a Cangrande I, che tra il 1309 e il 1329 trasforma Verona in una capitale del Medioevo europeo, ospitando alla sua corte Dante Alighieri che lo ricorda nel Paradiso, ha come caratteristica peculiare è il fatto di ridere. Sì, ride. A differenza di tanti monumenti di regnanti, che con austerità e occhiacci sbarrati vogliono incutere timore, Cangrande I getta all’indietro l’elmo e se la ride dei nemici e della sorte, dalla sella del suo cavallo.

La statua di Cangrande della Scala è custodita al Museo di Castelvecchio di Verona, curato nel restauro e nell’allestimento da Carlo Scarpa (photo credit Museo di Castelvecchio)

Pensandoci, forse Andrea Sartori – terza generazione della famiglia e amministratore delegato insieme al fratello Luca – a Cangrande I un po’ ci si è ispirato. Per serie che siano state negli anni le cariche istituzionali ricoperte, è raro non vederlo sorridere. Alla guida di Uiv dal 2004 al 2010, presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella dal 2017 al 2020 e dal 2015 al 2018 di Italia del Vino – Consorzio, quando il gruppo raggruppava 12 tra i più importanti produttori nazionali (oggi sono 23) e rappresentava già quasi il 10% dell’export di settore.

Amante dei sigari, del teatro e della buona compagnia, da tempo viaggia curando i rapporti con i clienti stranieri e con le numerose aziende con cui ha stretto alleanze e amicizie.

Ispirazione o meno, nel frattempo Sartori di Verona la statua di Cangrande l’ha praticamente adottata, finanziandone la manutenzione conservativa fino al 2034.

Se dalla villa di famiglia a Santa Maria di Negrar, in Valpolicella, sia già passato un nuovo Sommo Poeta, potranno dirlo solo i posteri. Di certo ci passano molte bottiglie, che Andrea racconta volentieri assieme alle storie e ai personaggi che le accompagnano.

GLI AROMATICI, I VECCHI AMICI E NOVACELLA
Sono un amante dei vini bianchi aromatici in genere, anche stranieri – ammette Andrea Sartori – e trovo ottimo il gewürztraminer Praepositus dell’Abbazia di Novacella. Lo bevo solitamente al ristorante, in quanto è un vino che si può abbinare a numerosi piatti, anche della cucina asiatica, molto speziati. Con l’ex amministratore delegato di Novacella, Urban von Klebelsberg, c’è un’amicizia che dura ancora oggi, nonostante Urban sia uscito dal settore. Ho assaggiato questo vino durante una visita all’Abbazia molti anni fa, organizzata proprio da Urban per il gruppo Agivi, l’Associazione giovani imprenditori vinicoli italiani. Fu una visita piacevole con un gruppo di colleghi molto affiatati e in un luogo particolarmente suggestivo.
Il Praepositus mi piace per il grande profilo aromatico, in cui spiccano i frutti tropicali e la persistenza al palato, ma anche perché è un vino di buona struttura e buon contenuto alcolico”.

L’Abbazia di Novacella si trova a Varna (BZ), in Alto Adige, ed è uno dei luoghi più antichi e suggestivi per la produzione di vino nel nostro Paese. Ne avevamo parlato qui.

DA VERONA AL CILE E RITORNO (CON CONCHA Y TORO)
Adoro i vini prodotti da vitigni internazionali e il Don Melchor, della cantina Concha y Toro, lo stappo solitamente a casa con amici particolarmente appassionati di vino. C’è un lungo rapporto di amicizia con la famiglia Guilisasti, tra i maggiori azionisti dell’azienda e anche amministratori. La prima volta che ho assaggiato questo vino è stato durante un viaggio di studi in Cile, in occasione di una fiera vinicola a Santiago. Questo viaggio fu per me illuminante ed entusiasmante, per la realtà vitivinicola cilena e in particolare per l’eccellenza della Concha y Toro, tanto da indurmi qualche anno dopo a importare i loro vini per il mercato italiano.
Don Melchor è prodotto principalmente con cabernet sauvignon, un vitigno che mi piace particolarmente per la sua duttilità, la struttura importante ma generalmente anche morbida. È un vino di buon contenuto alcolico, oltre i 14% vol., ma la sua complessità è equilibrata e molto piacevole. Inoltre i profumi di frutta rossa e il leggero sentore vanigliato, dovuto all’affinamento in botti di piccole dimensioni, lo rendono particolarmente piacevole”.

Concha Y Toro è una delle più grandi aziende vitivinicole al mondo e probabilmente la maggior in America Latina, esporta in oltre 130 Paesi e il suo quartier generale si trova nella Valle de Maipo.

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