Dai ravioli alla distillazione, il prebuggiún gioca nel gin

di Giambattista Marchetto

Il progetto Prebugin recupera la macchia mediterranea che è base essenziale per la cucina ligure e racconta il territorio.

Un progetto “spiritoso” nato come una brain fusion – come la raccontano loro – fra tre personalità con esperienze diverse alle spalle per cui l’incontro con il gin è stato “amore a primo sorso”. Prebugin vede la luce dall’incrocio di passioni tra Enrico Valle, sommelier, Giuseppe Cabona, bar manager, e l’imprenditore Matteo Crispino.

L’esperimento iniziale è di Giuseppe, che nel gruppo è il “ricercatore di connubi gustativi nell’ambito mixologico”. Seguendo i canoni classici del London Dry Gin, secondo il disciplinare olandese del 1600, lavora per aggiungere al distillato una nota originale e mai sperimentata prima: il preboggion o prebuggiún.

L’idea era produrre un distillato che riassumesse tutta l’anima della Liguria. E quale soluzione migliore che prender come mix di botaniche quel mazzo di erbe spontanee tipiche della tradizione ligure, generalmente utilizzate in cucina come ripieno dei pansoti, dei ravioli o delle torte salate?

IL TERRITORIO IN BOTTIGLIA
Dal primo “gioco” all’avventura imprenditoriale a tre il passo è breve.

Nasce Prebugin, che si propone espressamente di superare l’idea tradizionale del gin proponendo qualcosa di diverso e che valorizzi la terra di Liguria già dall’etichetta, che rappresenta uno scorcio di Boccadasse a Genova.
Un progetto articolato che – come racconta Cabona nell’intervista a Spirito Autoctono – punta ad andare oltre il solo gin.

SORSO MEDITERRANEO
Il profumo del ginepro italiano è predominante, ma viene “ornato” da tutti i componenti aromatici che le 13 erbe del prebuggiún vantano, dall’amaro al floreale all’erbaceo.

Il risultato è un distillato secco (quale deve essere un London dry), ma pieno e stratificato. Se infatti è vero che non emergono botaniche dominanti né speziature peculiari, il sorso scivola sui toni erbacei maturi e succosi. In miscelazione si armonizza bene sia con una tonica di carattere, capace di esaltarne l’equilibrio delle botaniche, sia in un “negroni ligure” che giochi sulla macchia mediterranea.