Vino italiano: vendite in calo, ma export 2022 da record

di redazione

L’osservatorio Nomisma-Wine Monitor rileva esportazioni per 8 miliardi e una flessione degli acquisti nella gdo del 6%, comunque tornati a livelli pre-pandemia. Possibile ripresa dei consumi nel 2023.

Si è chiuso un anno in chiaroscuro per il vino italiano. Se il bicchiere è “mezzo pieno” lo si deve all’export, che ha segnato un valore record toccando gli 8 miliardi, per un + 12% sul 2021 (ancora distanti dai 12,5 miliardi della Francia – +12,5 -, ma sopra la Spagna, ferma al +5,6% con 3 miliardi). Il bicchiere “mezzo vuoto” lo fanno invece le vendite a volume in gdo, che hanno registrato un calo del 6% sullo scorso anno, pur assestandosi su quantitativi pre-pandemia, a fronte di un calo a valori del 1,8%.

È quanto emerge dal report di Wine Monitor, l’osservatorio di Nomisma dedicato al mercato del vino, sullo stato di salute del settore vitivinicolo italiano.

È indubbio come sul trend dell’export e delle vendite nel canale gdo in Italia abbiano pesato diversi fattori come l’inflazione, il cambio euro/dollaro e il rallentamento economico, ma gli stessi andamenti sottendono anche uno spostamento nei consumi verso il fuori-casa, trainati altresì dalla ripresa del turismo” evidenzia il responsabile Wine Monitor di Nomisma Denis Pantini.

Rispetto al posizionamento di prezzo dei vini italiani, il differenziale con quelli francesi permane elevato: il nostro prezzo medio all’export dei vini fermi imbottigliati è risultato inferiore del 40% nell’anno appena trascorso, lo stesso gap esistente già dieci anni fa.

IL CASO GERMANIA
Parlando di rallentamento economico, la Germania, secondo mercato per valore dell’export di vino italiano, offre spunti interessanti per capire quali potranno essere i trend del 2023.

Rallenta il consumo di vino fuori casa (dal 31% della Generazione Z al modesto 9% dei baby boomer), mentre l’interesse per il vino bevuto “da solo” cresce in modo direttamente proporzionale all’età (dal 44% della Gen Z al 71% dei baby boomers, solo due punti percentuali sotto il consumo di birra), a fronte di un 57% dei millennials che lo preferisce mixato con altre bevande.

Se è vero, come era presumibile, che i tedeschi ridurranno i consumi di vino a seguito dell’incerta congiuntura economica – prevede Emanuele Di Faustino, project manager di Wine Monitor – è anche vero che questi cali non saranno indifferenziati ma riguarderanno soprattutto i consumi fuori-casa e toccheranno meno i vini bio e sostenibili. Anche per quanto riguarda l’origine, saranno soprattutto i francesi a pagare pegno, mentre quelli italiani dovrebbero soffrire meno, al pari dei vini locali”.

2023, CAUTO OTTIMISMO
Proprio il rallentamento economico rappresenta la principale minaccia che incombe sulle prospettive del settore vinicolo per il nuovo anno, anche se le ultime previsioni di dicembre della Banca d’Italia stimano un PIL a +0,4% sul 2022.

Inoltre, se le quotazioni del gas non dovessero subire ulteriori incrementi, così come il prezzo del petrolio, unite alla progressiva riduzione dell’inflazione e alle risorse erogate dal Governo tramite PNRR, i consumi dovrebbero tornare a crescere anche nel settore del vino.

 

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