Colline Teramane, per una nuova avanguardia abruzzese

di Daniele Becchi

Una denominazione in forma nel bicchiere e sui mercati, capace di sviluppare un marchio territoriale “Colline Teramane” sempre più riconoscibile. Attenzione però al contesto… insieme si cresce meglio.

Consapevolezza, questo il sentimento respirato tra le sale della Pinacoteca di Teramo durante l’anteprima del Colline Teramane Docg, una locale declinazione del Montepulciano d’Abruzzo. A orchestrare l’iniziativa un Consorzio nato venti anni fa per elevare qualità e consapevolezza di una filiera fatta di storie diverse, che conta su un terroir segnato da Gran Sasso e pastorizia. Uno dei tanti territori periferici animati da voglia di rivalsa economica e sociale, capace di proporre assaggi solidi e progettualità in divenire. Sul tavolo rimangono questioni da risolvere, che guardano a Ortona e al sistema vitivinicolo regionale.

COME DAVIDE E GOLIA

Apprezzabili le parole con cui il presidente Enrico Cerulli Irelli ha costruito un discorso dove ‘errore’ ha fatto rima con ‘impegno’. Nessuna autocelebrazione, solo la capacità di inquadrare l’essenza delle cose, cioè che scalare il crinale della qualità è fatto lungo e complesso. Da capire se le Colline Teramane vorranno affrontare l’ascesa in solitaria o cercheranno, come auspichiamo, compagni di cordata.

Crediamo infatti che il dichiarato tentativo di distinguersi dal sistema ‘Montepulciano d’Abruzzo’ sia utile finché consapevole dei benefici che le stesse Colline Teramane trarrebbero dalla sua crescita. Teramo è una città godibile e le sue colline hanno una trama enoturistica che sta prendendo forma logistica. È apprezzabile l’eno-marchio ‘Colline Teramane’, che oggi compare anche su produzioni come pasta e miele.

Ma senza una crescita del sistema regionale e del suo brand, senza una rilegittimazione, anche internazionale, del Montepulciano d’Abruzzo tutto questo potrebbe non bastare. Senza considerare che gli (ingenti) investimenti economici e politici necessari a raggiungere tali obiettivi richiedono un coinvolgimento di tutto il sistema vino abruzzese, di cui il Colline teramane possono e devono rappresentare un’avanguardia. A darci segnali di speranza la recente riorganizzazione della Dop ‘d’Abruzzo’ e l’elezione di un uomo consapevole come Alessandro Nicodemi alla guida del relativo Consorzio, primo presidente estraneo a quel sistema cooperativistico a sua volta chiamato a un deciso cambio di passo.

VENTI ANNI DI CONSORZIO COLLINE TERAMANE DOCG

Il Consorzio nasce nel 2003 sulla scorta del riconoscimento del Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane, prima Docg della regione estesa su 33 comuni della provincia di Teramo. Il suo terroir, agricolo e policulturale, è circoscritto dal Mare Adriatico e dalle catene montuose del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Gli ultimi dati raccontano di oltre 600.000 bottiglie prodotte e 172 ettari vitati, variegati in quanto a terreni e condizioni espositive.

In questi 20 anni abbiamo affermato l’esistenza del luogo “Colline Teramane”, conferendogli quella importanza che hanno alcune zone per le loro regioni – commenta Enrico Cerulli Irelli, presidente del Consorzio Colline Teramane – Grazie al lavoro dei viticoltori si è delineato nell’immaginario collettivo degli abitanti e dei visitatori il confine geografico e produttivo delle Colline Teramane. Abbiamo cioè dato importanza ad un’area ed un valore ai suoi prodotti e al territorio”. Guardando invece al futuro il presidente individua la sfida principale nel “fare in modo che i viticoltori credano sempre di più nel Colline Teramane Docg aumentando i volumi di produzione del proprio vino di punta, perché emerga sempre di più con forza e rispetto al Montepulciano d’Abruzzo e trovi il suo posizionamento nella grande ristorazione italiana e sul mercato internazionale”.

COLLINE TERAMANE, UNA DENOMINAZIONE IN CRESCITA

Buoni i riscontri numerici segnati dalla Docg teramana, capace di posizionare sul mercato circa 600.000 bottiglie, con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente, e un potenziale complessivo di circa 2,5 milioni di pezzi. Ad assorbirle è per intero il mercato Horeca, cui si sommano le vendite a privati, con una distribuzione geografica del 60% all’estero e del 40% in Italia, riguardo al quale il 70% è composto da vendite intraregionali.

A restituire la migliore capacità remunerativa anche le quotazioni delle uve, che partendo da una base di 60/70 euro per il Montepulciano d’Abruzzo salgono fino a circa 100 euro per il Colline Teramane. Una quotazione in entrambi i casi non alta, ma che dimostra il maggiore appeal commerciale di una Denominazione che, stando alle parole del Presidente, può “raggiungere obiettivi importanti di riconoscibilità e credibilità, grazie al percorso di comunicazione e di promozione intrapreso nonché alle riforme del disciplinare che stanno per essere attuate”. In ossequio al pragmatismo dimostrato, lo stesso Cerulli ricorda infine che “Il lavoro da fare è ancora tanto: dobbiamo impegnarci e crescere come territorio, dal punto di vista enoturistico, lavorare compatti in un progetto enologico che ci veda uniti, nel rispondere alle istanze del mercato e alle esigenze di un consumatore preparato e consapevole. La strada è lunga, ma siamo fiduciosi

UN VITIGNO, TANTE IDEE

Gli assaggi rivelano un bicchiere intenso, convincente e di buona pulizia. Tanti gli stili, con campioni orientati al vitigno che si accompagnano ad altri graffiati da un legno che talvolta ha complicato un sorso articolato per natura. Godibili le linee balsamiche, l’integrità della frutta e il nerbo acido, con spezie che tendono a note dolciastre. Poco convincente parlare di eleganza davanti a un vitigno ampio e profondo; più facile apprezzarne il volume, quasi mai ingombrante. Peccato per alcuni tannini ruvidi e qualche chiusura stanca. Nel complesso tanta gioventù, che reclama tempo per un giudizio più consapevole.

Ci sono piaciuti i tre vini di San Lorenzo (Antares 2020 – Oinos 2019 – Escol 2018), affidabile punto di sintesi tra le anime del Montepulciano d’Abruzzo che speriamo però di ritrovare con legni ancor più lievi. Lotta integrata e espressività nel bicchiere i suoi plus. Brave anche Lepore, con il suo elegante (!) Re 2018, e Ausonia, con i vigorosi Apollo 2019 e Nostradamus 2019. Cantina Colonnella, Illuminati e Cerulli Spinozzi aziende da assaggiare senza esitazione. Due i preferiti: il Fonte Cupa 2019 di Montori, un vino pulito, segnato da una lunga linea balsamica, e il Castellum Vetus 2018 di Centorame, l’esatta misura del legno, dal sorso più caldo e equilibrato. Un luogo da visitare? L’Abbazia di Propezzano, dotata di un’atmosfera unica e buoni vini.

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