Denominazioni, cordisco reintrodotto in Registro Nazionale Vite

di redazione

Ascoltata la richiesta del mondo del vino abruzzese che si era adoperato per reintrodurre il termine cordisco in riferimento ai vini a base montepulciano prodotti fuori regione. Protesta delle Marche.

Una delle annose questioni riguardanti le denominazioni dei vini in Italia sembra giunta, per ora, al capolinea, almeno sotto il profilo burocratico: Il Masaf ha ufficialmente reintrodotto con apposito decreto il termine cordisco nel Registro Nazionale della Vite, termine che dovrà essere utilizzato come sinonimo per il vitigno montepulciano.

Nella sostanza, l’uso della denominazione Montepulciano sarà consentita ai soli produttori abruzzesi, mentre tutti gli altri dovranno ricorrere al sinonimo cordisco.

Un po’ come già accade per il calabrese e il suo sinonimo nero d’avola.

La reintroduzione soddisfa il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo: “finalmente è stata fatta chiarezza e ringraziamo il Ministero per avere accolto questa nostra richiesta – dichiara Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini AbruzzoApplicando il sinonimo, altri territori potranno ottemperare al nuovo DM Etichettatura e al principio della corretta informazione, evitando illeciti utilizzi e usurpazione delle Dop in etichetta o nella pubblicità dei vini, che a nostro avviso ha il solo risultato di confondere il consumatore finale”.

Dello stesso parere anche la Regione Abruzzo: il vicepresidente della Giunta regionale con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, sottolinea che “si tratta di un decreto che pone le basi affinché l’utilizzo del nome Montepulciano sia riservato, senza generare confusione, ai vini prodotti in Abruzzo sgombrando il campo da eventuali fraintendimenti. Con l’accoglimento della proposta di reintrodurre la dicitura ‘cordisco’, utilizzata già in passato, per i vini prodotti con uve montepulciano, è stata colmata una lacuna nella designazione di questa tipologia di vino e soddisfatta la nostra richiesta. Pur condividendo l’impianto normativo del cosiddetto ‘DM etichettatura’, abbiamo il dovere di tutelare le specificità della nostra regione in termini di biodiversità e peculiarità delle colture. Pertanto, d’intesa con il Consorzio tutela vini d’Abruzzo, in un’ottica di sistema, ci impegneremo a far sì che la denominazione Montepulciano D’Abruzzo Doc continui ad essere espressione dei vini prodotti all’interno della regione e connoti un territorio ed una vocazione ben definiti”.

L’uso della denominazione Montepulciano sarà consentita ai soli produttori abruzzesi, mentre tutti gli altri dovranno ricorrere al sinonimo cordisco.

Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini Abruzzo

Se da un lato il decreto del Masaf ha soddisfatto l’Abruzzo, dall’altro ha scatenato le proteste delle confinanti Marche, che promettono di non arrendersi.

Andrea Maria Antonini, assessore regionale all’Agricoltura, commenta: “Alla luce della revisione delle regole sull’etichettatura, l’utilizzo del sinonimo ‘cordisco’, peraltro introdotto senza alcun preliminare confronto con le amministrazioni regionali, rischia di legittimare una regione a impedire ad altre l’uso del nome di un vitigno che, invece, è regolarmente e storicamente coltivato e conosciuto. Inoltre, spiegare un vino attraverso l’uso di un sinonimo desueto rischia di confliggere anche con il principio di trasparenza e corretta informazione che la nuova etichettatura persegue con l’inserimento, inoltre, di QR code per agevolare la tracciabilità”.

Anche Marica Cataldi e Alessandro Ricci della segreteria provinciale ascolana Dem temono ripercussioni su imprese e fornitori marchigiani qualora in etichetta, a fianco della dicitura Rosso Piceno, anziché la denominazione Montepulciano dovesse esserci la dicitura Cordisco. “Ciò creerebbe confusione anche tra i consumatori nella lettura dell’etichetta – commentano – Generare una battaglia tra territori non farà altro che fare danni a tutti, in nome di un decreto che tra l’altro è in contrasto con la norma sul Testo Unico del Vino approvato nel 2016 e le ultime direttive della Comunità Europea”.

E se da un lato il Pd regionale ha depositato un’interrogazione urgente al Ministro dell’Agricoltura per sollevare il dubbio di legittimità delle nuove disposizioni e, al contempo, per richiedere che i produttori marchigiani possano continuare ad utilizzare la denominazione Montepulciano, l’assessore Antonini ha chiesto un incontro a livello nazionale finalizzato ad affrontare specificamente la questione, perché, ricorda, “l’etichettatura dei vini è funzionale alla promozione dei territori e delle loro eccellenze, come evidenzia il principio su cui è basato il sistema delle denominazioni che tutela i nomi dei luoghi e non dei vitigni”.

La protesta ha incontrato naturalmente l’appoggio dei produttori marchigiani, che si dicono pronti a sostenere iniziative a loro tutela.

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