Fattoria di Grignano ovvero di come dominare il tempo

di Lucia Immacolata Migliaccio

Degustazione in verticale del Poggio Gualtieri di Fattoria di Grignano, che con il ritorno al sangiovese in purezza racconta una storia di territorio nel vino.

Rùfina è l’unica Docg Chianti che a buon diritto può definirsi “appenninica”. E una visita nelle cantine può confermare come abbia da vendere una innegabile originalità.

Il paesaggio è tagliato a metà dal corso della Sieve, il più consistente degli affluenti dell’Arno. Sparsi ovunque e fitti, i boschi con il loro respiro coprono le colline e le colorano in un gradiente di gialli scuri. I comuni, tutti in provincia di Firenze, nei quali si articola questa storica denominazione sono cinque: scendendo dall’Appennino a valle, Dicomano, Londa, Rùfina, Pelago e Pontassieve, unico quest’ultimo il cui territorio sia ricompreso per intero nell’areale di 12.500 ettari. Ed è a Pontassieve che sorge la Fattoria di Grignano di proprietà della famiglia Inghirami.

Tutto ha inizio nel 1949 – spiega Tommaso Inghiramiquando mio nonno Fabio, dopo aver capito che l’esercizio della professione forense non troppo gli piaceva, fondò un’azienda di camice che ebbe un grande successo. Così negli anni Settanta acquisì il podere e avviò un progetto di riqualificazione e valorizzazione dei 600 ettari di terreno di cui è composta la tenuta di cui 50 coltivati a vigneto”.

Fattoria di Grignano Tommaso Inghirami

Tommaso Inghirami, terza generazione alla guida di Fattoria di Grignano

TERRA DI SASSI E ACQUA
Nell’areale del Chianti Rùfina si è da sempre puntato sul sangiovese che, uva di razza qual è, ha ripagato questa fiducia trasfigurando in declinazioni originali con una insolita e preziosa enfasi su toni floreali di grande vastità che lo rendono inconfondibile.

Dal punto di vista geologico, l’analisi territoriale non è complicata. Elementi che danno carattere ai vini di Rùfina sono la pietra appenninica detta macigno toscano ovvero uno strato di arenaria dura, il galestro e la roccia calcarea biancastra detta alberese. L’esposizione solare a Sud, Sud-est su terreni di altitudine fino a 550 metri s.l.m. e il microclima con notti fresche d’estate contribuiscono al mantenimento delle note aromatiche e a sviluppare spiccate acidità.

Siamo in un territorio con molti sassi e tanta acqua – aggiunge il giovane Inghirami – Qui nella tenuta abbiamo anche 12 sorgenti. Il versante della Rufina è infatti una zona felice anche e soprattutto per questo. Non è una cosa scontata”.

i vigneti di Fattoria di Grignano

i vigneti di Fattoria di Grignano

IL TERRITORIO NEL VINO
La filosofia che sottintende l’operare di Tommaso, artefice da pochi anni di un new deal aziendale, è declinata sulla parola rispetto, per la storia passata e anche per quella recente, per il territorio e soprattutto per tutte le donne e gli uomini che da sempre lavorano con passione e dedizione.

La prima cosa che ho fatto – racconta – è stata capire dove ero arrivato. La mia famiglia ha la tenuta da 50 anni ma fondamentale per me è stato comprendere cosa è Grignano, quale fosse l’anima dell’azienda. Ho la fortuna di avere delle persone che hanno sempre lavorato qui e quindi le ho intervistate per comprendere il luogo. Ho cercato anche di capire il gusto che le persone cercavano nei vini sangiovese. Con il vinsanto, ho iniziato a sperimentare i legni che sono a Grignano, della foresta toscana: dal 2018 ho iniziato a fare l’occhio di pernice con legni toscani. È questa la mia direzione, fare vini che invecchiano in legni della nostra regione”.

Il Chianti Rùfina è imbottigliato in azienda a partire dalla fine degli anni Settanta quando Fabio Inghirami, affidandosi all’enologo Franco Bernabei, struttura Grignano puntando sulla valorizzazione del territorio e dei suoi vitigni autoctoni. Complici poi i nuovi gusti del mercato, con la successiva guida enologica di Barbara Tamburini, il sangiovese inizia ad essere tagliato con piccole percentuali di più morbidi vitigni di impronta francese. Si torna successivamente a guardare la tradizione con l’arrivo in azienda di un nuovo enologo, Stefano Chioccioli e, dopo poco, di Tommaso Inghirami.

POGGIO GUALTIERI IN VERTICALE
L’assaggio in verticale della storica etichetta Poggio Gualtieri è uno spaccato di 25 anni sul sangiovese. “Il Poggio Gualtieri – spiega Tommaso – è un vigneto che si trova poco distante dalla cantina a circa 350/380 mslm di 8 ettari, tutto sangiovese ma con età medie differenti. Ci sono essenzialmente tre particelle: una la chiamiamo Fratello nuova, di circa 25 anni, un’altra, Montefiesole, che invece ha 35 anni e un’ultima che si chiama Romagnoli che ha una ventina di anni. E’ da sempre la nostra riserva di punta”.

Dunque una storia di vigna, che può esser narrata in sei annate. Un racconto nel bicchiere, a ritroso nel tempo, per apprezzare meglio Le capacità evolutive del sangiovese.

Poggio Gualtieri

Poggio Gualtieri 1997 (enologo Bernabei)
Uvaggio: 100% sangiovese
Vinificazione: in vasche cemento, malolattica in cemento
Affinamento: in botti grandi di rovere

Il 1997 – dice Tommaso – è la prima annata nella quale Franco Bernabei con mio padre Giovanni e l’allora fattore decisero di valorizzare il sangiovese producendo la Riserva. Fu una vendemmia importante e Franco volle cercare una vinificazione molto lenta così come l’estrazione del colore. È stata l’annata che ha fatto partire tutto il progetto “vendemmia importante”.
Granato elegante, dalle nuance aranciate. L’olfatto è composto e delicato: un crescendo di fiori secchi, sottobosco, funghi essiccati, frutta rossa macerata. Assaggio armonioso, la bocca si riempie di ritorni sapidi e richiami di spezie. Un bere saggio, senza sbavature.

Poggio Gualtieri 2001 (enologo Bernabei)
Uvaggio: 100% sangiovese
Vinificazione: in vasche cemento, malolattica in cemento
Affinamento: in botti grandi di rovere

Granato luminoso, si apre lentamente con suggestioni di scorza di arancia candita, susina rossa, pepe rosa e cannella, refoli balsamici e ardesia. Tannini cesellati si armonizzano con acidità e alcol regalando una meravigliosa bevibilità.

Poggio Gualtieri 2008 (enologo Bernabei)
Uvaggio: 100% sangiovese
Vinificazione: in acciaio, malolattica in cemento
Affinamento; in botti di rovere da 18 hl e barriques di secondo e terzo passaggio

Rosso granato, si apre con ricordi si chinotto, curcuma, liquirizia che sfumano su tracce balsamiche. Sorso gustoso e intenso in cui tutti gli elementi si combinano alla perfezione. Persistenza di liquirizia e frutta nera in confettura.

Poggio Gualtieri 2013 (enologo Tamburini)
Uvaggio: 90% sangiovese e 10% merlot
Vinificazione: in acciaio, malolattica in cemento
Affinamento; in botti di rovere da 18 hl e barriques di secondo e terzo passaggio

Rubino luminoso con sfumatura granato. Esibisce un pot-pourri di pepe verde, cannella, fiori rossi, tabacco seguiti da frutta rossa matura. L’ingresso in bocca è pieno, i tannini sono ottimamente integrati nella struttura. Epilogo appagante con aromi di arancia ed essenze balsamiche.

Poggio Gualtieri 2015 (enologo Chioccioli)
Uvaggio: 100% sangiovese
Vinificazione: in acciaio, malolattica in cemento
Affinamento: in botti di rovere francese da 18 hl e barriques di secondo e terzo passaggio

Questa vendemmia – spiega Tommaso – fu interessante dal punto di vista qualitativo, non quantitativo. Le nostre rese sono sempre molto basse, quando siamo fortunati, arriviamo a 40 quintali ad ettaro. Nel caso della 2015, 20 quintali ad ettaro. Ma comunque facemmo una selezione degli acini per avere sempre un’eccellenza. Dal punto di vista climatico, temperature medie”.
Rosso rubino con riflesso granato, un’apertura speziata fa da apripista a lavanda, rosa rossa, macis e pepe rosa. Ingresso gustativo dalla personalità elegante e un po’austera fatta di tannini ben amalgamati con la freschezza e le sensazioni morbide. Tornano intatti gli aromi olfattivi che sfumano nel finale sapido dalla lunga persistenza speziata.

Poggio Gualtieri 2018 (enologo Chioccioli)
Uvaggio: 100% sangiovese
Vinificazione: in acciaio, malolattica in cemento
Affinamento: in botti di rovere francese di 18 hl

È la mia prima vendemmia – rivela Inghirami – ho iniziato infatti quest’avventura nel 2018. È stata molto importante anche la punto di vista della qualità dell’uva degli ultimi 25 anni: abbiamo vendemmiato la terza settimana di settembre e abbiamo mantenuto il modo di vinificare stile Bernabei con estrazione del colore lenta. 2018 ha il mio influsso personale a voler portare il sangiovese alla sua originalità”.
Luminosa veste rubino, è nitido al naso: ciliegia, ribes rosso con richiami florali, si arricchisce scandendo con precisione scorza d’arancia e rosa. Ha tannini fitti che lo proiettano verso una lunga evoluzione in bottiglia.

 

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