Musei del vino, i nuovi hub enogatsronomici

di redazione

Cresce in Italia il numero di musei del vino (46) e del gusto (83): strutture che non sono più solo custodi del patrimonio enologico nazionale, ma anche hub enogastronomici per educare i visitatori.

Si diffondo sempre più in Italia i musei del vino (46) e del gusto (83), un numero superiore a paesi come Francia e Spagna, spesso realtà di piccole e medie dimensioni, prevalentemente di proprietà comunale (41% dei musei del vino e 52% del gusto) o di aziende (33% e 24%), ma che si stanno rapidamente evolvendo di pari passo con le innovazioni e le strategie introdotte nel settore.

Se conservazione e tutela del patrimonio enologico rimangono centrali nella mission dei musei del vino, tuttavia oggi queste strutture sono chiamate a rendere accessibile storia e tradizioni, a educare il visitatore e connettere il museo con le aree rurali.

Non solo in Italia, i tradizionali percorsi di visita si stando evolvendo verso tour immersivi e esperienziali grazie all’uso delle nuove tecnologie e di attività sensoriali, ma anche gaming ed escape room come in Spagna.

L’esperienza intorno al vino si arricchisce anche di altre sfaccettature: Vivanco ha puntato sul binomio arte e vino e ospita capolavori di arte moderna contemporanea, da Chagal a Warhol; World of Wine –WOW sulla varietà con il Chocolate Story Museum e il Pink Palace, che strizza l’occhio ai più giovani grazie alla sua instagrammabilità.

In Italia, il Castello di Grinzane ha creato un percorso museale nei vigneti mentre il Parco Archeologico del Colosseo offre uno scenario unico dove la viticoltura si fonde con l’archeologia.

Per i musei del vino si può parlare oggi di hub enogastronomici, luoghi di connessione con i territori vitivinicoli: dalle Città della Gastronomia francesi all’Oro di Montalcino in Italia, queste realtà presentano e stimolano la visita verso gli spazi rurali, favorendo lo sviluppo socioeconomico dei territori attraverso la valorizzazione turistica della cultura del vino.

Si tratta di una funzione sempre più richiesta dai turisti, come evidenzia il rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2023: il 63% degli italiani gradirebbe visitarne uno e trovavi una pluralità di servizi, in primis ristorazione (indicata dal 69%), degustazioni (64%), possibilità di prenotare le esperienze nelle aziende di produzione (65%) ed acquistare i prodotti tipici (65%).

Per questo i musei del vino stanno diventando luoghi sempre più inclusivi, con servizi e proposte dedicate anche a persone con disabilità visive, uditive, motorie o intellettive.

Una sfida complessa, che vede queste realtà dover lavorare per accrescere sempre più la propria attrattività verso un pubblico eterogeneo con esigenze differenti e collaborare con i territori, le aziende e gli altri musei per confrontarsi e trovare soluzioni comuni.

Per i musei del vino si può parlare oggi di hub enogastronomici, luoghi di connessione con i territori vitivinicoli

la tecnologia sempre più protagonista nei musei del vino

Del presente e del futuro dei musei del vino tra tradizioni, territori e turismo si è discusso a Verona in un convegno internazionale organizzato dalla Fondazione Museo del Vino MUVIN con lo scopo di mettere in rete conoscenze, esperienze, buone pratiche e progettualità sul ruolo attuale, le innovazioni e le sfide future dei musei del vino europei.

La pluralità di musei del vino e del gusto in Italia ben rappresenta e testimonia la ricchezza enogastronomica nazionale, che vanta il maggior numero di produzioni certificate in Europa – afferma Roberta Garibaldi, presidente del Comitato Scientifico Fondazione – Un patrimonio da valorizzare grazie al lavoro di rete. Fa scuola il progetto partito dalla Francia dove il Ministero della Cultura ha favorito di recente la creazione di una rete europea di musei del vino”.