Trasparenza enologica, ecco gli “ingredienti” del vino

di Giambattista Marchetto

Nell’ambito della riforma della PAC, dall’8 dicembre le aziende vitivinicole sono obbligate a indicare in etichetta gli ingredienti del vino. Le linee guida in sintesi chiariscono i contenuti.

Accelera la glasnost anche nel mondo del vino. Sì, perché dall’8 dicembre – ovvero per i vini in produzione dopo l’8 dicembre 2023 – è entrato in vigore l’obbligo di indicare gli ingredienti in etichetta.

Infatti, nell’ambito della riforma della PAC – il piano generale di Politica Agricola Comunitaria – i vini e i prodotti vitivinicoli aromatizzati dovranno comunicare obbligatoriamente l’elenco degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale. E seppure queste informazioni potranno, in determinate circostanze, essere fornite in forma elettronica – nello specifico sono state sviluppate piattaforme per consentire l’utilizzo di QRcode in etichetta che rimandino ad un documento online – si tratta di un cruciale passo in avanti nel segno della trasparenza per il mondo degli alcolici.

Certo, il comparto vitivinicolo non l’ha desiderato con gioia e anzi in qualche modo l’ha subito, non fosse altro perché questo comporta un ulteriore onere anche burocratico, ma questo provvedimento varato dalla UE impone al vino una formula di informazione chiara ed esplicita che non ha pari per nessun’altra bevanda alcolica.

La data-chiave è l’8 dicembre scorso (anche se Report non ne faceva menzione). Tutti i vini prodotti dopo quella data devono essere etichettati (su carta o in virtuale) indicando gli ingredienti, il che significa che gli spumanti sono già partiti con gli adempimenti e probabilmente anche alcuni vini fermi di veloce immissione sul mercato. D’altro canto, alcuni produttori erano già scesi in campo mettendo sul mercato etichette con la lista in bella vista prima dell’obbligo, a dimostrazione di una tendenza che anticipa le leggi.

Cambierà qualcosa? Ci sarà una maggiore consapevolezza da parte del consumatore? Oppure – come accade per la grande maggioranza dei prodotti alimentari – l’etichetta rimane strumento di marketing più che di informazione? Ai posteri (e alle trasmissioni televisive?) l’ardua sentenza.

INGREDIENTI IN CHIARO
Cosa si intende dunque per “ingrediente”? La risposta è semplice: qualsiasi sostanza o prodotto, compresi aromi, additivi o enzimi alimentari e qualsiasi componente di un ingrediente composto, purché siano ancora presenti nel prodotto finito, seppure in forma alterata. Il tutto in ordine decrescente per peso.

Ecco, in sintesi, la lista degli ingredienti che possono essere utilizzati come da Regolamento UE (fonte UIV).

Innanzitutto il termine “uve” può essere indicato nella lista degli ingredienti, anche in sostituzione dell’indicazione del mosto di uva. Il termine “mosto di uve concentrato” può essere utilizzato anche per indicare l’espressione “mosto di uve concentrato rettificato”.

Ci sono poi le sostanze enologiche da indicare in etichetta: l’elenco degli ingredienti deve includere gli additivi utilizzati nel processo produttivo e i coadiuvanti tecnologici che possono causare allergie e intolleranze (mentre, come regola generale, tutti gli altri coadiuvanti tecnologici possono non essere indicati).

Tabella_lista_degli ingredienti vino

L’elenco completo dei composti enologici da indicare in etichetta è indicato all’allegato I, parte A, tabella 2, del Reg. delegato 2019/934 che contiene anche i termini per designarli e le sigle alfanumeriche (i cosiddetti “numeri E”) che possono essere utilizzate in alternativa (qui la prima di 16 pagine di tabella)

I termini riguardanti le sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze restano quelli stabiliti dall’art. 41 del Reg. 2019/33 (solfiti, le uova e i prodotti a base di uova, il latte e i prodotti a base di latte).

C’è invece una certa flessibilità nell’indicazione dei regolatori di acidità e degli agenti stabilizzanti: gli additivi appartenenti alle categorie “regolatori dell’acidità” e “agenti stabilizzanti” che sono simili o reciprocamente sostituibili possono essere indicati utilizzando l’espressione “contiene… e/o” seguita da un massimo di tre additivi, se almeno uno di essi è presente nel prodotto finale.

Non manca poi l’obbligo di indicazione degli additivi che rientrano nella categoria “gas di imballaggio” (anidride carbonica, argo e azoto), diciture che possono essere sostituite dalle espressioni “Imbottigliato in atmosfera protettiva” o “Può essere imbottigliato in atmosfera protettiva”.

Anche lo “sciroppo zuccherino” e lo “sciroppo di dosaggio” (che per esempio vengono utilizzati nella produzione di spumanti) va indicato.

Non si può negare che sia un passo in avanti rispetto alla trasparenza invocata da molti. La domanda che ci si pone ora è: come avverranno i controlli rispetto alla coerenza tra ingredienti e contenuto della bottiglia?