Pesticidi nel vino in Uk? Per la WSTA è “sensazionalismo”

di Antonio Tosi

La Wine and Spirit Trade Association risponde allo studio reso pubblico dalla Pesticide Action Network, che denuncia la presenza di pesticidi nel vino consumato in UK, definendolo “sensazionalismo”.

Quando si attacca il settore del vino, tutto il mondo è paese: se in Italia i contenuti dell’inchiesta della trasmissione televisiva Report, che ha definito gli enologi “piccoli chimici”, hanno mandato su tutte le furie il sistema, pochi giorni fa alcuni dati analizzati e resi noti dall’organizzazione no-profit europea Pesticide Action Network (PAN), che parlano di un incremento delle bottiglie di vino circolanti in Uk contenenti residui di pesticidi, hanno invece attirato le critiche dell’associazione britannica Wine and Spirit Trade Association (WSTA) che ha bollato questa notizia come “sensazionalismo”.

I numeri indicano un aumento di oltre tre volte dei residui di pesticidi negli ultimi sei anni, dal 14% del 2016 al 50% del 2022, per un totale di 19 tipi di pesticidi – nove dei quali cancerogeni – in 72 vini analizzati.

La risposta di WSTA si concentra in particolare sul vino biologico: “vino biologico non significa privo di pesticidi – afferma l’ad di WSTA Miles Beale -, i quali possono essere derivati dalle piante piuttosto che dai prodotti chimici. Il governo britannico gestisce un programma di sorveglianza per i pesticidi presenti nei prodotti alimentari comunemente consumati. Si tratta di un programma a rotazione e i prodotti alimentari campionati cambiano di anno in anno. Nel 2022 il programma di degustazione prevedeva anche i vini. In totale sono stati campionati 72 vini, e solo uno presentava residui superiori alla quantità consentita. Il livello massimo di residui, che è il livello più alto legalmente tollerato negli alimenti o nei mangimi, non è stato superato in nessuno di tutti gli altri campioni”.

Il rapporto del Pesticide Action Network pertanto è sensazionalista e potenzialmente dannoso per il commercio del vino – prosegue BealeCiò che questa relazione non chiarisce è che tutti i vini testati rientravano nei limiti legali. I vigneti di tutto il mondo stanno facendo tutto il possibile per ridurre al minimo l’uso di pesticidi e l’uso di pesticidi nei vigneti. Solo quelli consentiti possono essere utilizzati e a livelli ritenuti sicuri.”

Il PAN ha invece addirittura messo in dubbio l’affidabilità del sistema normativo del Regno Unito, che effettuerebbe valutazioni di sicurezza esclusivamente per le singole sostanze chimiche.

 

Secondo il PAN, ci sarebbe un aumento di oltre tre volte dei residui di pesticidi negli ultimi sei anni, dal 14% del 2016 al 50% del 2022, per un totale di 19 tipi di pesticidi – nove dei quali cancerogeni - in 72 vini analizzati.

vino e pesticidi, un tema di stretta attualità

Nick Mole di PAN UK, a sostegno delle tesi dell’organizzazione, sposta l’attenzione proprio su eventuali cocktail di pesticidi: “sappiamo che le sostanze chimiche possono diventare più dannose se combinate, eppure continuiamo a fissare limiti di sicurezza per una sola sostanza chimica alla volta – afferma – Gli amanti del vino non dovrebbero rischiare l’esposizione a una serie di pesticidi pericolosi quando hanno voglia di bere un drink. Il settore del vino biologico è fiorente, e sta già dimostrando che, volendo, è possibile produrre vino al 100% senza fare affidamento su sostanze chimiche tossiche”.

La querelle si è accesa mentre sempre più produttori si stanno spostando verso la produzione biologica, con la domanda globale di vino biologico ai massimi storici e la categoria che sta crescendo a un ritmo più rapido rispetto a quella dei vini tradizionali. La Germania oggi è il più grande mercato per il vino biologico, rappresentando circa il 24% del consumo globale, mentre la Francia è al secondo posto e il Regno Unito al terzo.