Calici scelti dagli assaggi del 2023, per celebrare l’anno che verrà

di redazione

Una selezione di etichette che la redazione di Vinonews24 ha assaggiato nel 2023 e che accompagna i nostri lettori alla scoperta di angoli più o meno conosciuti d’Italia, con spunti internazionali e calici scelti tra Europa, Sudamerica e Sudafrica.

Come archiviare un anno importante, non facile eppure decisamente stimolante qual è stato il 2023? La redazione di Vinonews24 non ha dubbi: con un calice di vino e un sorriso.

Ecco allora una cavalcata tra le etichette – più e meno note, di nicchia o mainstream – che le nostre firme hanno scelto per raccontare un 2023 di assaggi e per suggerire un brindisi all’arrivo del nuovo anno. Sono calici scelti dal 2023 per tutti i lettori, come avevamo fatto nel 2022.

Da tutti noi gli auguri più vinosi e gioiosi per un grande anno nuovo. Cheers!

 

DANIELE BECCHI

Comm G.B. Burlotto – Verduno Pelaverga Doc 2022
In una terra di miti e profondità ci siamo affezionati a questa enclave di nome Verduno, dove la gracilità diventa forza e identità. Un bicchiere bello come una giornata di primavera, il cui tratto alcolico si lega a noti amaricanti, a tratti vegetali. Un vino capace di farsi ricordare e apprezzare, nel suo tentativo (riuscito) di scarnire l’inutile a favore dell’immediatezza del sorso e dei rapporti tra amici.

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Terre del Veio – Roma Doc Malvasia Puntinata ‘Cremera’ 2022
Il perfetto inno a un territorio che si specchia nella bellezza della città eterna. Un vitigno poco conosciuto ma capace di sorprendere nelle sue diverse interpretazioni, che in questa etichetta vira verso sfumature di pesca e ginestra, sorrette da una linea acida elegante e gentile. I tratti balsamici e le note di pepe bianco e the verde rendono la sua una bevuta popolare ma raffinata come la stessa Roma sa essere.

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Ante Sladić – Plavina 2020
Dal vitigno autoctono plavina, Ante Sladić, cantina nell’entroterra della Dalmazia settentrionale, produce un vino in purezza che parla di frutto succoso, lampone, fragola, una sensazione vegetale (che ricorda un po’ la nostra schiava) e una nota di scorza d’arancia. Il palato ha quel bel sorso scattante, fresco e fruttato, che termina con una velatura tannica appena accennata. Aggraziato, fa venire subito voglia di un altro sorso.

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FEDERICA BORASIO

Maso Martis – Trentodoc Rosé de Noir Brut Millesimato “Monsieur Martis”
A Martignano, in provincia di Trento, dagli anni Ottanta la famiglia Stelzer coltiva nei suoi 12 ettari vitati il pinot meunier, un vitigno molto diffuso in Francia, ma ancora poco valorizzato in Italia cui Maso Martis ha voluto dedicare queste bollicine realizzate utilizzando l’uvaggio in purezza. Il risultato è un vino che nel calice accoglie con un colore leggermente ramato e un perlage finissimo e persistente. Al naso lascia emergere sentori di lieviti e crosta di pane, seguiti da note di piccoli frutti e spezie fini. Il sorso è un gioco di freschezza e acidità, con una piacevole mineralità che invita alla beva anticipando un retrogusto complesso ed elegante. Una bevuta raffinata, ideale per accompagnare i brindisi delle feste.

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Luca Leggero – Canavese Nebbiolo Bio “Maura Nen” 2021
A Villareggia, nel cuore del Canavese, il giovane vignaiolo Luca Leggero mette a segno uno strike con questo rosso che celebra le uve nebbiolo utilizzando in purezza quelle di varietà Picotener. Il nome riprende un vecchio detto dei contadini locali, che proprio di questo uvaggio dicevano “A maura nen!” (Non matura!), ma adesso, dopo due secoli di buio, torna a vivere regalando sorsi di grande eleganza. Prodotto in sole 4450 bottiglie, affinato sette mesi in anfora e tre 3 mesi in botti di rovere cui seguono dodici mesi in bottiglia, si presenta nel calice con il tipico colore rubino brillante e trasparente. Al naso presenta note floreali e fruttate – ciliegia su tutte – alternate a sentori di incenso e rimandi speziati che richiamano il pepe e la noce moscata. In bocca è fresco, pieno, con un’acidità ben dosata che gioca alla pari con un sorso rotondo e persistente. Ne sentirete ancora parlare.

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Cacique Maravilla – Do Yumbel Vino Naranja Moscatel de Alejandria 2021
Viaggio in Cile, nella regione meridionale di Bìo Bìo, un territorio particolarmente noto per i suoi vini aromatici. Qui Manuel Moràga Gutierrez prosegue una tradizione familiare nel mondo del vino rispettando una filosofia fondata sull’artigianalità e sulla naturalità dei prodotti, rifuggendo ogni ricorso alla chimica. Sui suoi sedici ettari vitati caratterizzati da suoli vulcanici, dà spazio anche al moscato di Alessandria, una varietà antica di origine europea da cui ottiene questo vino naturale non filtrato, fatto fermentare con lieviti indigeni le cui uve botritizzate riposano sulle bucce per due mesi in botti di legno aperte, prima che queste ultime vengano solo in parte travasate. Nasce così un vino di colore arancio brillante, con un naso interessante che gioca su note di agrumi, frutta matura e spezie, con leggeri sentori di miele. In bocca è schietto e scattante, con una perfetta acidità che segue il sorso fino a una chiusura piacevolmente sapida e persistente. Da provare.

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GIAN OMAR BISON

Fantini Farnese – Cinque Autoctoni Edizione Collection 20
Le uve utilizzate per i cinque autoctoni sono coltivate nei comuni di Colonnella, Ortona, Sava e San Marzano. Le uve di montepulciano e sangiovese provengono dalle colline abruzzesi mentre neogramaro, primitivo e malvasia nera provengono dalla Puglia. La fermentazione dura 25 giorni e la malolattica avviene in barriques nuove di quercia americana e francese. Affina per 12 mesi in una speciale selezione di botti di rovere francese.
Rosso granato molto profondo. Molto intenso e persistente con note di ciliegia e ribes nero, erbe aromatiche, cannella, chiodi di garofano, cacao, liquirizia e accenni minerali. Grande struttura, buon equilibrio tra alcol e freschezza, tannini vellutati, grande lunghezza. Pronto da bere o da invecchiare a lungo. Si sposa bene con agnello al forno, bistecca alla fiorentina, pasta fresca al ragù. Ottimo anche con carne alla griglia, caponata di melanzane, salumi e salsicce, formaggi stagionati.

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Grigoletto – Verdiso Frizzante Colli Trevigiani Igt 2020
La rifermentazione viene provocata naturalmente. Affinamento e sosta sulla feccia nobile in acciaio per tre mesi. Colore giallo paglierino e perlage fine e persistente. Essenziale, leggero, con sentori fruttati che ricordano la mela acerba e fiori di glicine, crosta di pane, fieno. In bocca è secco, fresco, con un finale amarognolo. È immediato, di ottima beva, equilibrato ed armonico. Può essere usato a tutto pasto ma si accompagna bene con primi piatti e grigliate di pesce, risotti con funghi o verdure, minestre asciutte o in brodo. Ideale con gli insaccati.

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Boekenhoutskloof – The Chocolate Block 2021
Nomina sunt omina. Vino Vegano, uvaggio di syrah (74%), granache (10%), cinsault (8%), cabernet sauvignon (7%) e viognier (1%), rientra nel novero dei grandi rossi sudafricani. Ventesima annata che si apre al naso con aromi intensi di mora, marasca e ribes nero, spezie delicate, pepe bianco, lavanda, tabacco dolce e cacao. In bocca è avvolgente, il tannino delicato, l’acidità adeguata. Piacevolezza, beva, finezza; vino robusto di ottima persistenza e struttura. Si accompagna bene a stracotti e brasati al vino rosso, formaggi invecchiati e piccanti, bollito misto, selvaggina da pelo.

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ANTONIO CIMMINO

Le Colture – Incàlmo 2021
Vino frizzante col fondo di Le Colture, storica cantina di Santo Stefano di Valdobbiadene, 100% glera. Nato dal desiderio della terza generazione della famiglia Ruggeri, Alberto con le sue sorelle Veronica e Silvia, di realizzare un vino di famiglia che andasse oltre le denominazioni. Difatti, in etichetta non compare “prosecco” perché si utilizzano uve delle colline di Valdobbiadene e del Montello, a rivendicare l’espressione trasversale della qualità dei terroir aziendali. Ci piace perché è un omaggio a quell’antica tradizione dei “vin de butilia” vanto delle famiglie contadine, così chiamato per distinguerlo dal vino giornaliero spillato dal caratello. Era il vino delle occasioni importanti, delle festività, prodotto con le uve migliori e mature, non si stappava prima della vendemmia successiva, ed una bolla lieve ad elevare aromi e sapori. Lo stesso omaggio che i Ruggeri hanno voluto fare al territorio di Valdobbiadene attraverso una serie di iconici scatti, nati dalla libera interpretazione del fotografo marchigiano Lorenzo Cicconi Massi e raccolti in un libro “A disegnar le vigne. Le Colture. Un racconto per immagini”. Diventato, poi, mostra fotografica per condividere con tutti la rappresentazione di una Valdobbiadene autentica, e di quei contadini che hanno creduto e ancora credono nella loro terra.

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Cantina Valle Isarco – Cuvée Adamantis 2020
Dalla più giovane cooperativa vinicola altoatesina, fondata nel 1961 da 24 famiglie e che oggi conta su 135 soci che coltivano 150 ettari di vigneti – da Bolzano fino a sud di Bressanone – arriva l’ultimo SuperSüdtiroler in ordine d’apparizione. Ci piace perché è come un moderno centometrista: struttura molto ben definita, potente, agile ed estremamente elegante nella sua corsa. Una cuvée che esprime al meglio tutto ciò, proprio attraverso i quattro vitigni simboli della valle enoica più a nord d’Italia. Sylvaner che dona l’eleganza e la fragranza del frutto, il grüner veltliner che apporta intriganti sentori speziati, il pinot grigio che conferisce struttura e potenza al sorso, infine il kerner che mette a disposizione il suo raffinato timbro aromatico.
Al naso emergono in modo preminente aromi di pietra focaia, sapientemente intrecciati con note di fiori bianchi, pesca, pepe bianco, incenso ed un delicato tocco agrumato. Al palato è imponente e vibrante, caratterizzato da un’elegante tensione gustativa, in cui emergono sensazioni di frutta matura e spezie. La beva è incredibilmente agile con quel suo finale lungo, sapido e minerale.

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Tribaut Schloesser – Champagne Brut Origin s.a. 
Maison fondata a Romery, vicino Epernay, nel 1929 da René Schloesser, giovane agricoltore lussemburghese che ad inizio secolo si trasferì, insieme alla moglie Lucie, in Champagne alla ricerca di un futuro migliore, divenendone produttore. Nel 1950 sua figlia Suzanne sposa Jean Tribaut, vignaiolo e cantiniere della zona, l’unione dei vigneti delle due famiglie porta alla nascita dell’odierna azienda. Attualmente è la quarta generazione, i fratelli Valentin e Sébastien, a gestire i 50 ettari di proprietà nella Vallée du Brunet. I loro champagne ci piacciono sia per l’impegno in sostenibilità ambientale sia per il loro prezzo “democratico”.
Il Brut Origin, welcome wine aziendale, è un sans année dosato con 8 grammi/litro di zuccheri. 50% pinot meunier, 30% chardonnay e 20% pinot noir, provenienti da 8 vigneti sparsi tra Vallée de la Marne e Montagne de Reims. Uno champagne fresco e fruttato, caratterizzato da note di pera e susina, sentori floreali, ed una chiusura agrumata. Attraverso un sapiente blend, comprendente il 20% di vini di riserva maturati in botti di rovere, acquista una piacevole complessità ed una maggiore cremosità. La sua struttura è estremamente bilanciata, il sorso sapido culmina in una lunga e raffinata persistenza gustativa.

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GIORGIA COCOCCIONI

Paolo Conterno – Barolo Ginestra 2018
Un vino che ogni minuto che passa nel bicchiere evolve e migliora. Un barolo elegante e rigoroso ma al tempo stesso versatile, che si riesce a bere a tutto pasto e che pur mantenendo la struttura dei baroli di grande lignaggio è caratterizzato da una grande bevibilità.

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La Collina dei Ciliegi – Peratara Valpolicella Doc Superiore 2019
Il Peratara è un’interpretazione peculiare del Valpolicella Superiore che La Collina dei Ciliegi ha voluto accompagnare fino alla bottiglia con l’annata 2019 rilasciata sul mercato nel 2023. Il vino al naso riporta la visciola tipica delle uve della Valpolicella, che anticipa toni di humus e sottobosco e la caratteristica nota pepata. Il sorso ha freschezza nonostante l’affinamento sia ancora percepibile, con sensazioni erbacee e balsamiche che trapelano dalla trama dei tannini setosi.

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Delamotte – Champagne Blanc de blanc
Champagne interessante per il rapporto qualità prezzo. Un bell’esempio di Chardonnay con note florali al naso, e un gusto che soddisfa per aromi e mineralità. Un vino di grande bevibilità ed eleganza, ottimo per iniziare una serata.

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RAFFAELE FANTE

Margherita Otto – Barolo 2016
Ci sono americani che arrivano in Langa con la valigia piena di dollari per comprare aziende intere a suon di milioni e poi scomparire. E ce n’è uno che invece è arrivato per studiare come si fa il vino ed è rimasto a viverci. Si chiama Alan Emil Manley, questo ’16 è il secondo barolo uscito dalla sua microcantina di Monforte ed è lavorato secondo l’antica arte dell’assemblaggio. D’altronde, prima di mettersi in proprio Alan ha lavorato a lungo con Maria Teresa Mascarello (e con Luciano Sandrone, e con Alfio e Giuseppe Cavallotto tra gli altri) e la sua strada non poteva che essere quella. Dalla ripidissima vigna a Pernanno (Castiglione Falletto), da un pezzettino di Ginestra (Monforte) e dai filari alla base – e quindi appena fuori – di Vigna Rionda (Serralunga), dopo lunga fermentazione e macerazione a cappello sommerso nasce un barolo tanto iperclassico quanto sorprendente per la sua potenza e varietà di aromi, che vanno dai frutti neri alla liquirizia. Ahimè, anche parecchio difficile da trovare visto che le sue 3000 bottiglie finiscono in una manciata di ristoranti in Langa e in giro per il mondo.

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Fiorenzo Nada – Barbaresco 2020
Per quanto riguarda il nebbiolo, una delle migliori sorprese dell’anno è un barbaresco base che rientra nella categoria ‘furti con scasso’ visto che costa attorno ai 30 euro e non ha nulla, ma proprio nulla da invidiare a grandi cru dal prezzo doppio o triplo. Bruno e Danilo Nada hanno messo come al solito insieme le uve provenienti dai loro vigneti storici a Rombone e Manzola per un classico vino targato Treiso di grande eleganza e subito pronto. Le caratteristiche che rimangono impresse di questo barbaresco sono infatti la freschezza e la bevibilità, risultato dell’equilibrio di tannini e corpo, uva felice e mano sapiente. In particolare del Rombone giovane si avverte la ricchezza asciutta ma qui è ingentilita, quasi a cogliere l’obbiettivo dell’immediato piacere. Di base non parrebbe un base, ma un manifesto della raffinata integrità dei Nada.

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Nicolas Joly – Savannières Clos de la Coulée de Serrant 2004
Lo chenin blanc è una bacca duttile, che sa esprimere mineralità e frutto, agrume e frutta a pasta gialla. Ma qui siamo di fronte a un’espressione limite del vitigno. Limite e al contempo classica: Nicolas Joly vinifica i sette ettari di una parcella che è ininterrottamente vitata dal XII secolo e lo fa da pioniere di una vinificazione che più naturale non si può, rispettando i canoni della biodinamica, cavallo in vigna compreso. E con quasi vent’anni sul groppone, esprime un colore ambrato che ricorda un Bourbon più che un macerato. Al naso i terziari escono pieni, ma ordinati: liquirizia, finocchietto e arnica, per evolvere poi verso la tisana di melissa, un ricordo di umeboshi e finire su una nota di miele scuro, tipo castagno. Una bevuta inebriante.

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STEFANIA FAVA

Cantina Kurtatsch – Alto Adige Doc Merlot Cabernet Riserva Tres 2015
Tre cipressi simboleggianti tre valori e il meglio di tre varietà riunite in un solo vino: 77% merlot, 20% cabernet franc, 3% cabernet sauvignon. Prodotto solo nelle annate degne di nota da tre parcelle più vecchie le cui uve vengono raccolte e vinificate separatamente. Fermenta in tini di legno, affina in barrique di rovere francese per 15 mesi. Segue poi una permanenza in botte grande di rovere per 9 mesi e in bottiglia per 4/5 anni. Espressione di pregio della zona del Brenntal al Corno di Tres da cui il nome appunto, che però simboleggia anche il logo della Cantina con i tre cipressi. Interessante sapere che ogni etichetta è un’opera unica della pittrice Margit Pittschieler, a sugello dell’importanza di questo vino.
Intrigante rosso rubino impenetrabile con leggere sfumature granate, si esprime al naso potente ed intenso, con note di frutti rossi e neri maturi, fiori essiccati, marmellata di arance rosse, chinotto, vaniglia e leggera nota affumicata. Sorso pieno e dal corpo importante, struttura fine ed elegante, tannino garbato e persistenza notevole, per un risultato piacevolmente armonico.

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Fattoria Selvapiana – Vigneto Bucerchiale Chianti Rufina Riserva Docg 1973
Tra le cose belle che possono accadere c’è il poter assaggiare un vino di 50 anni e questo Bucerchiale della Fattoria Selvapiana racconta emozioni miste a ricordi e sentimenti personali di questi anni qui imbottigliati. Un’etichetta antica di quel periodo che successivamente vedrà un restyling, ci porta indietro in una realtà vitivinicola in Toscana ancora in cerca di una sua identità ben definita.
Colore decisamente aranciato nel calice, sorprendentemente vivido e luminoso, sale al naso ancora intenso, con note di pot-pourri di fiori rossi secchi, miele di castagno, accenni dolci di mela cotogna, leggero agrume e soffio balsamico. Assaggio dall’equilibrio esemplare, ancora fresco, pulito e elegante.

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Perrier-Jouet – Belle Epoque 2000 Blanc de Blanc
È davvero un evento degustare una rara perla della maison Perrier-Jouet. La bottiglia, decisamente affascinante, nasce nel 1902 quando la maison decide di chiedere ad Emile Gallè, maestro lavoratore del vetro e fondatore dell’Art Nouveau, di creare un’etichetta dedicata a questo champagne.
Mi approccio un po’ timorosa ma curiosa e felice: nel calice mi appare un oro brillante con riflessi quasi ambrati mentre sembra non finire mai in effervescenza. Inebria il naso con bouquet di fiori bianchi, principalmente biancospino e un accenno di vaniglia e cannella per poi virare su note tostate, oltre a miele e nocciola. Al palato è strutturato e di corpo, entra allegro, fresco e vibrante, con una espressione sensuale che conduce verso un’eleganza straordinaria, mentre chiude persistente e fine per un ricordo sicuramente indelebile di un assaggio completo che unisce armonia e ricchezza di esperienze.

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ANDREA GUOLO

Monte del Frà – Cà del Magro 2020
L’etichetta che rende giustizia a una denominazione, Custoza, normalmente considerata da supermercato. Blend di Garganega, Trebbiano Toscano, Cortese e lncrocio Manzoni, Cà del Magro di Monte del Frà esce con calma nel mercato (ora è in distribuzione l’annata 2020) e va aperto possibilmente con più calma ancora. Un bianco pronto a sfidare il tempo.

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Casisano – Colombaiolo Brunello di Montalcino Riserva 2016
Aperto per il pranzo di Natale, Colombaiolo Brunello di Montalcino Riserva 2016 di Casisano è l’espressione di un’annata da ricordare per la denominazione, che non smette mai di sorprenderci, e per la famiglia Tommasi che ha creduto in Montalcino e ora raccoglie i frutti di tanto impegno. Ideale come gran finale prima del dolce, si abbina a carni complesse ma è godibile anche come nettare da meditazione.

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Fritz Haag Kabinett – Riesling 2020 Juffer
Provato in primavera nel miglior ristorante italiano di cucina fusion, il Riesling 2020 Juffer di Fritz Haag “Kabinett” ha tutte le caratteristiche che hanno reso celebri questi vini della Mosella, terra benedetta per la produzione dei grandi vini di Germania. Proviene da un vigneto dalla pendenza estrema e si distingue per la struttura, note di frutta ed equilibrio tra dolcezza e tracce idrocarburiche.

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GIAMBATTISTA MARCHETTO

Madrevite – Gamay del Trasimeno ‘Opra’ 2022
Quanto ci piace il gamay del Trasimeno – che nulla o quasi ha da spartire con l’omonimo transalpino – per quella spinta sul frutto croccante, una spina acida che restituisce la bellezza della grenaccia e una bevibilità che non scema col tempo, anzi. La nitidezza di questo gamay di Madrevite racconta una lavorazione accurata e senza apporti che sovrastino il frutto, con una tensione che il cemento in affinamento accompagna ad esprimersi in una sinuosità da scolare senza affaticare il palato.

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Casa Setaro – Contradae 61.37 Vesuvio Doc 2020
Sull’Etna la divisione in contrade ha consentito di legare il profilo identitario dei vini alle specificità del territorio. Questo non è possibile sul Vesuvio, dove non son state definiti areali specifici, e per questo Massimo Setaro ha deciso di legare le proprie riserve ad un progetto di zonazione che – con scaltrezza partenopea – gioca sui numeri della smorfia per indicare il nome della località specifica di provenienza delle uve.
I grappoli di Caprettone, Greco e Fiano da cui nasce questo blend vengono da vigne a piede franco in zona Bosco del Monaco, nel Parco Nazionale del Vesuvio. Intenso e complesso, porta al naso sentori erbacei e di roccia, mentre il sorso deciso mescola sale e frutta secca, zafferano e macchia mediterranea. E suscita emozioni.

Vesuvio Bianco DOP Bosco del Monaco Contradae 61.37 2020 Casa Setaro

Markus Altemburger – Neuburger betont 2019 / Markus Altemburger 2016
È come se uno stolto calpestasse e rompesse le tegole del suo tetto e poi, quando comincia a piovere e il soffitto comincia a marcire, si arrampicasse in fretta per riparare il danno, rallegrandosi alla fine di aver raggiunto una soluzione miracolosa”. Markus Altemburger sceglie questa citazione da Masanobu Fukuoka per raccontare il proprio approccio al vino: fare nulla (se possibile) in vigna e minimizzare l’intervento di “winemaking” in cantina. Il risultato? Vini “naturali” – qualsiasi cosa voglia dire – che l’artigiano austriaco firma con orgoglio e che nel calice convincono, molto.
Il vino che porta il suo nome – uvaggio di sauvignon blanc, muscat ottonel, traminer, neuburger, grüner veltliner e welschriesling – esce dall’affinamento in barrique esauste e uova di cemento portando in dote una freschezza pastosa, quasi densa tra note agrumate e fiori essiccati, miele di corbezzolo e pietra focaia intarsiati in una trama delicata di tannini setosi.
Più complesso nel sorso che lo stesso vignaiolo indica come “minimalista”, il Neuburger betont vede l’acidità del vitigno e la freschezza del frutto accudite in cemento. È un calice sfidante e pacato, che richiede disponibilità a scoprire un finale lunghissimo.

Markus Altemburger 2016

Markus Altenburger Betont Neuburger

LUCIA IMMACOLATA MIGLIACCIO

Bianchini Rossetti – Saulo Rosso, Falerno del Massico DOC 2015
Espressione perfetta di quel connubio tra uomo – in questo caso Tony Rossetti – e territorio, frequentemente sbandierato ma di difficile realizzazione. In Saulo Rosso si esalta la storia di una denominazione e dei suoi vigneti. Unicità che nel tempo si adatta al meglio, all’eccellenza, alla perfezione di un calice che rapisce grazie a un’afrodisiaca eleganza che non ti abbandona mai. Ostenta signorilità con il colore rosso rubino dagli eleganti riflessi ¬granato mentre sfodera all’olfatto intense e interessanti note di piccoli frutti scuri, cuoio, radici di liquirizia e attraenti contrappunti balsamici. Il sorso è di spessore con tannini che si fondono alla perfezione con lo spessore del corpo. Ci sono poesia e percezioni da apprezzare in silenzio: chiudendo gli occhi e mettendo il naso nel bicchiere si è pervasi dal sole del vigneto, colori intensi che non accecano e cesti di fiori di campo ed erbette aromatiche tipiche del mediterraneo.

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Villa Raiano – Alimata, Fiano di Avellino DOCG 2019
Fiore all’occhiello dell’azienda, Alimata è il cru di fiano di Avellino che mette alla luce la straordinaria longevità del vitigno irpino, estremamente riconoscibile. Dal nome dell’omonima contrada di Montefredane dove si trova la vigna di circa due ettari e mezzo, Alimata esprime una poetica fondata sulla ricchezza degli aromi ma anche sulla profondità del gusto che sa catturare lentamente. Giallo paglierino di attraente luminosità, il quadro olfattivo è composto da un elegante insieme di erbette aromatiche, salvia, timo e ricordi di macchia mediterranea, ritmato da soffi tostati. Intrigante l’impatto gustativo con una dinamica gustativa insaporita da un’energica spinta sapida. Incredibilmente ricco, un movimento garbato conduce lentamente a una chiusura rinfrescata dal ritorno prolungato di suggestioni marine e iodate.

Pascal Doquet – Horizon, Champagne Brut Blanc de Blancs
Champagne ideale, riassume un insieme di territori di eccellenza e che trae il meglio da ognuno di essi. Riesce a dare poi la suggestione di un fuoriclasse quando forma un quadro di sensazioni a ogni palato, esperto o neofita, indipendentemente dal gusto personale. Ed è costantemente così nel calice di Horizon di Pascal Douquet. Charme, harmonie, équilibre sono infatti le pietre miliari che pervadono e legano tutta la produzione aziendale. Lucente paglierino con perlage fine e persistente. Ampio, incisivo e minerale, delicati sentori floreali, si avverte la matrice del territorio nei sentori agrumati e di pietra focaia. Palato preciso, raffinato e cremoso, sapido e con una bella scia minerale. Equilibrio perfetto. Fresco e vibrante, è strepitosa l’affinità̀ con il naso in un ritorno gustolfattivo coerente nelle note agrumate e minerali.

horizon

ELENA MORGANTI

Villa Le Prata – Brunello di Montalcino Docg Vigna le Prata
L’importatore americano – povero lui – ha rinunciato a quella manciata di bottiglie che distribuiva nel mare magnum del mercato più grande (e sovrastimato) del mondo. Sì, perché se oltreoceano fanno i numeri, sui vini hanno poca consapevolezza e un Brunello di Montalcino vigna come questo piccolo gioiello di Villa Le Prata secondo loro non sarebbe percepito come Brunello (magari meglio arricchirlo di mosto concentrato, alla faccia di Report).
A noi invece – che non guardiamo ai guru, ma ficchiamo il naso nel calice – la raffinatezza del Brunello da quel piccolo vigneto a 500 metri di altitudine sembra l’ottima interpretazione del vitigno, dall’annata e di un vino che non è rimasto fermo agli anni Novanta.

Villa Le Prata

Torelli – San Gròd, Moscato d’Asti Docg Canelli
Sappiamo che state pensando a quale bollicina abbinare col dolce e sappiamo anche che in molte case qualcuno sarà tentato da una bottiglia di spumante qualsiasi, anche brut (sacrilegio!), razza di screanzati! Questo 31 dicembre, per accontentare tutti, perché non puntate su un vino tradizionale fatto bene. Aromatico e dolce, ma con quella acidità piacevole che sostiene amabilmente il sorso. Per questo ruolo, il Moscato d’Asti Docg Canelli biologico San Gròd dell’azienda Torelli è perfetto. Da condividere e abbinare con fantasia, anche come aperitivo assieme a un crostino burro e acciuga.

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Château de Tholomies – La Chapelle, Minervois la Livinière Aop 2017
Rossi scarichi e beverini, sorsi fluidi di acidità. Va bene, ma certe volte hai anche voglia di velluto, di tannini setosi che ti accarezzano la lingua. Il Minervois la Livinière di Château de Tholomies è il giusto compromesso tra la freschezza e la corposità polposa, che porta con sé aromi di more di rovo, cassis, note di vaniglia e torrefazione. E abbiate pazienza, lasciatelo aprire una volta versato, che la vita non è sempre tutto e subito.

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STEFANO PARISI

Brigaldara – Valpolicella Superiore Case Vecie Doc 2021
Che il Valpolicella Superiore sia il vino del futuro per la denominazione veronese è ormai cosa che anche i più tradizionalisti iniziano a condividere. E questo Superiore di casa Brigaldara a tutte le caratteristiche del vino capace di un grande slancio in avanti. Frutto di uve provenienti dai vigneti a 450 metri di altitudine in località Case Vecie – dove l’azienda ha aperto nel 2023 una locanda con cucina e camere – e di una lavorazione garbata con affinamento in botte grande, è un vino snello senza rinunciare al frutto, vibrante, ma anche succoso e pieno con sfumature balsamiche. Il Case Vecie rappresenta dunque un ottimo standard per chi fa Valpolicella Superiore a cavallo della Valpantena.

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Primosic – Ribolla Gialla Riserva 2004
Si dice Oslavia e si legge ribolla, un vitigno che ha trovato in questo fazzoletto di terra una venerazione e un contesto di terreno ideale. Assaggiare la 2004 di Primosic è un’esperienza: il naso è mieloso tra incenso, fiori essiccati, mentre il sorso ha una consistenza tattile tra liquirizia, lentisco, artemisia, miele di corbezzolo, con una spinta vegetale che incanta.

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Louis Roederer – Cristal Millesime Brut 1993
“Non mi piaceva nemmeno lo Champagne, finché non ho provato Cristal e ora lo amo”. Quentin Tarantino ha trasformato in un’icona pop quella che già da sempre – ovvero da metà Novento – era già una delle etichette di Champagne più ricercate. Creato da Louis Roederer per lo zar Alessandro II di Russia, ha tutta la tensione e l’eleganza che la maison ha saputo infondere in almeno sei anni di affinamento. Vista la fama di Champagne emblema del lusso, potrebbe suscitare qualche pregiudizio… come dire che c’è più brand che sostanza. Poi succede di assaggiare un Cristal 1993 e capisci perché questo vino merita la sua fama.

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CARLO SPAGNOLO

Castello di Bossi – Chianti Classico 2019
L’ennesimo regalo di una grande annata, che Bacco l’abbia in gloria. Lucente nel bicchiere, non ha bisogno di troppe parole per farsi capire. Un bicchiere spogliato del futile e levigato nei legni. Un vino olistico, dove soffermarsi sul particolare, che sia la frutta croccante o la piacevole vena minerale, non renderebbe l’immagine di un vino capace di conquistare fin dal primo sorso.

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Petricci e Del Pianta – Toscana Igt Sangiovese ‘Albatrone’ 2022
Un’istantanea sovraesposta di un panorama maremmano, con il sole e il mare che si incontrano e confondono in questo sangiovese allevato ai piedi di Suvereto. Il rifiuto dell’attesa a favore del piacere immediato, poggiato su fianchi larghi e spinta acida. Un bicchiere dove le note di frutta croccante e i sentori iodati rendono goloso ogni sorso, rivelando la bellezza di questo vino bello come un’opera di Botero.

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Gitton Père et Fils – Coteaux du Giennois Vigne du Taureau Rouge Aoc 2015
Questo pinot nero arriva dalla Loira, nello specifico dalla cantina di un produttore che ha messo gran parte del proprio impegno nell’Aoc Sancerre, anche a fianco di produttori rinomati come Dagueneau. Ciliegia visciola, ribes e pepe nero anticipano un sorso dall’acidità viva, con un frutto affatto intaccato dal tempo. Goloso e dalla beva scorrevole.

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EUGENIA TORELLI

Mevante – Umbria Rosato 2019
Ha senso fare un vino rosato, se delle uve a bacca scura gli resta giusto il colore e neanche un briciolo di tannino? La risposta è sempre sì, finché lo si vende, la domanda da farsi è semmai se ci piace o meno. Dal canto suo, Mevante tira fuori dalle uve 100% sagrantino un calice dal naso dolce di lampone e rabarbaro, per un sorso appagante, fatto di frutto, intensità sapida e un finale increspato dal tannino. Finalmente.

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Didier Gerbelle – L’Atoueyo, Valle D’Aosta Doc Torrette 2022
Frutto succoso, sale e vigore acido, il Torrette di Didier è un vino appuntito come le vette sotto cui nasce. Lo prendiamo ad esempio per suggerire un assaggio di qualunque vino valdostano troviate dal vostro enotecario di fiducia, perché questa piccola (grande) regione ha un meraviglioso patrimonio di vitigni, storia e condizioni pedoclimatiche più che invidiabili. Stappare per credere.

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Plančic – Danekuša 2017
Ammettiamolo, segnalare un vino quasi introvabile, di un’uva di cui esistono pochi ettari al mondo può sembrare una cosa da fanatici autoreferenziali come solo il mondo del vino sa produrre. Tuttavia questo consiglio la vuole rischiare, per provare a condividere un angolo di viticoltura che merita attenzione. La Darnekuša è un’uva a bacca rossa dell’isola di Hvar, di cui oggi sono rimaste una manciata di vigne e di cui la cantina Plančić produce un vino rosso fresco, dalle note di visciola, salvia e pepe nero, velato da un tannino fine e uniforme, che lascia al palato ricordi di foglia di tabacco. Roba da far girare la testa a qualunque appassionato di pinosophy. Per il nuovo anno e per quelli a venire, l’auspicio è che ne venga impiantata molta di più.

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ANTONIO TOSI

Hofstätter – Weißburgunder, Alto Adige Doc Pinot Bianco 2021
Martin Foradori è una di quelle figure che sanno sempre mostrare un punto di vista razionale e senza troppi pregiudizi sul proprio settore. In tutta la sua semplicità, il Weißburgunder sembra proprio esprimere le caratteristiche del produttore. Profumi diretti e puliti di pesca bianca e fiori di acacia, per un sorso che guizza di acidità tra sensazioni agrumate. Un vino senza fronzoli.

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Arillo in Terra Bianca – Sacello, Chianti Classico Docg 2021
Dal matrimonio tra il sangiovese di Radda e il cemento Arillo dà vita al Sacello, un Chianti Classico dal calice rosso rubino lucente e il bouquet carico di ciliegia visciola, scorza d’arancia e ricordi erbacei. Un sorso fresco, compatto e dinamico, che parla di territorio e detta la linea al progetto della famiglia Burkard tra Chianti e Maremma.

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Château Bastor – Lamontagne Sauternes 2019
Il Sauternes è un vino che tutti una volta l’anno dovrebbero portare in tavola e le Feste sono il momento ideale per farlo, grazie all’abbondanza di abbinamenti adeguati che la stagione invernale è in grado di offrire. Il Sauternes 2019 di Château Bastor Lamontagne affascina con note speziate e tocchi di zafferano, oltre alla morbidezza e suadenza del palato, che unite all’acidità sanno bene accompagnarsi a formaggi grassi e saporiti, ma anche al gusto deciso della bottarga, se proprio non si vuole giocare con il classico paté de fois gras. Un vero e proprio must a cui non si può dire di no.

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