Vino e sostenibilità, Piwi Italia diventa associazione

di redazione

Piwi Italia diventa ufficialmente un’associazione. Obiettivo, promuovere i vitigni resistenti alle malattie fungine, la produzione di vini meno impattanti e la tutela di oltre 250 produttori attivi in Italia.

Siamo di fronte a un momento storico per la viticoltura italiana. Chiunque inizi a piantare varietà resistenti da oggi può essere rappresentato da una associazione vera e propria, che di fatto conta ormai più di 250 produttori italiani. Ora parte la rivoluzione sostenibile nei vigneti”.

Con queste parole, Marco Stefanini saluta la nascita dell’associazione Piwi Italia, di cui prende le redini, che si è costituita ufficialmente in associazione per promuovere a pieno titolo l’adozione di questo tipo di vitigni resistenti alle malattie fungine e sensibilizzare alla produzione di vini sempre meno impattanti.

Dopo la firma dello statuto, avvenuta pochi giorni fa, l’associazione sarà operativa negli spazi della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Tn).

Il neopresidente Marco Stefanini, responsabile dell’Unità di Genetica e Miglioramento Genetico della Vite presso il Centro di Ricerca ed Innovazione della Fondazione Edmund Mach, sarà coadiuvato dal vicepresidente Riccardo Velasco, direttore del Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia (CREA-VE) di Conegliano.

Le due nomine rappresentano il trait d’union tra due tra i più importanti istituti di ricerca presenti nel nostro paese e questo binomio rafforza la mission di Piwi Italia: la ricerca per il miglioramento genetico, inserendo i geni della resistenza nelle varietà di vite da vino, apre infatti nuovi scenari per la viticoltura italiana.

I soci fondatori sono i presidenti delle associazioni Piwi regionali oggi esistenti: Daniele Piccinin dell’Azienda Agricola Le Carline di Pramaggiore (Ve) per il Veneto, Thomas Niedermayr della tenuta Hof Gandberg di Appiano sulla Strada del Vino per l’Alto Adige, Antonio Gottardi della Cantina La-Vis e Valle di Cembra per il Trentino, Stefano Gri della Cantina Trezero di Valvasone (Pn) per il Friuli Venezia Giulia, Alessandro Sala di Nove Lune di Cenate Sopra (Bg) per la Lombardia e PierGuido Ceste dell’omonima azienda di Govone (Cn) per il Piemonte.

Le viti Piwi (“pilzwiderstandsfähig” in tedesco) sono incroci naturali tra vinifere europee e altre vitis di origini americane e/o asiatiche portatrici dei geni della resistenza e quindi sono piante in grado di difendersi da sole dalle principali malattie della vite.

Questo significa maggior eco-compatibilità con l’ambiente circostante, maggior tutela della salute del consumatore, miglioramento della qualità di vita di chi lavora in vigna e di chi abita intorno al vigneto e riduzione delle emissioni di CO2 per un vino sano per chi lo acquista e lo beve.

Gli obiettivi della nuova associazione – spiega Stefaninisono di far conoscere e ampliare la conoscenza delle varietà resistenti e far pressione, anche a livello politico, affinché altre regioni le autorizzino nel rispetto delle peculiarità regionali. Sicuramente l’impiego di varietà resistenti rende la pratica agronomica più sostenibile dato che le resistenze sono di tipo naturale. Quello che cerchiamo di sviluppare a livello scientifico è una maggiore variabilità. Sono iscritte nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite circa 600 varietà di Vitis vinifera, le 36 Varietà Resistenti attualmente presenti nel Registro Nazionale non possono sostituire 600 genotipi. La nostra attività di ricerca avrà proprio lo scopo di mettere a disposizione dei viticoltori un numero sempre maggiore di varietà resistenti per poter valorizzare al meglio il proprio territorio con quelle più adatte”.

Le viti Piwi aono incroci naturali tra vinifere europee e altre vitis di origini americane e/o asiatiche portatrici dei geni della resistenza

viti Piwi

UN FENOMENO IN CRESCITA IN TUTTA EUROPA. IN ITALIA GUIDA IL VENETO
I vini Piwi sono un fenomeno che sta crescendo in tutta Europa in dimensioni e qualità.

Il nostro paese ha avuto un percorso diverso dagli altri stati europei perché l’impiego delle varietà resistenti nei vigneti non è stato autorizzato a livello nazionale.

L’Italia ha delegato le regioni e alcune, come il Veneto, si sono subito adoperate per mettere a dimora questi vigneti.

Hanno poi dato l’autorizzazione ai viticoltori di piantare le varietà Piwi il Trentino, l’Alto Adige, la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, il Piemonte (le regioni fondatrici insieme al Veneto), l’Emilia Romagna, le Marche, l’Abruzzo, il Lazio e la Campania.

In termini di numeri il Veneto è la regione che la fa da padrone, seguita dal Friuli-Venezia Giulia, ma con la metà delle varietà autorizzate rispetto al Veneto.

La viticoltura tradizionale, sebbene rappresenti solamente il 3% della superficie agricola europea, utilizza il 65% di tutti i fungicidi impiegati in agricoltura, ovvero 68 mila tonnellate/anno (fonte Assoenologi/Vini e Viti Resistenti).

La diffusione massiccia di agenti patogeni, arginati da pesanti interventi chimici per non compromettere i raccolti, cozza oggi sempre di più con la nuova concezione socio-economica di transizione ecologica, di salubrità e di salvaguardia degli ambienti e quindi in questo contesto fare viticoltura convenzionale diventa sempre più complicato.

Da qui la mission di Piwi Italia: la ricerca di varietà nuove, diverse e resistenti per garantire un futuro sostenibile e sano alle attività agricole come chiave di volta per il rispetto del vigneto, di coloro che vi operano e del vino che verrà.

In Italia le viti Piwi sono coltivate in Veneto,Trentino, Alto Adige, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Lazio e Campania.

un vino ottenuto da uve Piwi