Amarone Opera Prima, la consapevolezza c’è, i calici rincorrono

di Eugenia Torelli

I calici di Amarone 2019, degustati alla cieca ad Amarone Opera Prima, sembrano in gran parte orientarsi su morbidezze e concentrazioni, mentre la sfida dei mercati attende una svolta.

Mercato dei vini rossi in calo, nuovi consumatori con gusti e abitudini diverse, consumatori acquisiti che – per questioni anche anagrafiche – diminuiscono. Di fronte a questo scenario, in Valpolicella c’è la consapevolezza che un’evoluzione sia necessaria per riconfermare il posizionamento del proprio vino di punta. In questo senso il convegno di apertura dell’evento Amarone Opera Prima (Verona, 2-4 febbraio) ha fornito un’analisi molto chiara della situazione, tanto dei mercati quanto della denominazione. Va tutto bene? No, e ha poco senso raccontarsi delle favole. L’approccio più sensato consiste nell’informarsi e nello studiare attentamente ciò che sta succedendo, per capire come reagire e come evolversi.

Stando ai dati diffusi dal presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella Christian Marchesini, nel 2023 “si sono raggiunti 14,3 milioni di bottiglie, con un calo dell’11%” rispetto all’anno precedente e secondo i dati elaborati dall’osservatorio di Unione Italiana Vini, nel 2023 l’Amarone ha subìto una battuta d’arresto nei volumi dell’export pari a -12%. Controbilanciano il valore dello sfuso, che per l’Amarone non è mai stato così alto (11€/litro) e giacenze sotto controllo pari a 4 milioni di bottiglie.

L’intervista di VinoNews24 a Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella

Sebbene le cifre non siano generalmente clementi con i vini rossi, alcuni possibili spunti di azione sui mercati li fornisce la stessa indagine svolta da UIV per il consorzio. Secondo Carlo Flamini, responsabile dell’osservatorio, negli Usa bisogna ripartire proprio dalla fascia di prezzo che è cresciuta – quella sopra il 25 dollari a bottiglia all’ingrosso – “dimenticando il concetto di rosso da mass market e coltivando forti valori di identità e coerenza territoriale e stilistica“. Allo stesso modo bisognerebbe insistere su quei mercati che hanno dimostrato di avere ancora margine di crescita. “Si registra una crescita soprattutto nel Midwest e nelle zone più a Sud, ad esempio in Texas. Si tratta di zone finora meno battute dal vino italiano. È necessario quindi individuare nicchie di consumo, fare ricerche di mercato e scelte mirate per capire dove puntare e andare a conquistare cosumatori dove finora non si era pensato di farlo”, suggerisce. E aggiunge, “più che alla salute, sarebbe meglio agganciare il vino a un benessere spirituale, perché è questo che cercano i consumatori a livello mondiale nel consumo di vino”.

Arriva invece dall’interno della denominazione l’analisi del vicepresidente del Consorzio e Master of Wine Andrea Lonardi, secondo cui “siamo di fronte a un territorio che è stato poco studiato e che deve colmare un gap culturale. Abbiamo una serie di vitigni che è stata ancora poco studiata, selezioni massali e clonali che dovrebbero essere studiate e che potrebbero portare un miglioramento in termini di alcolicità. Fin qui abbiamo innovato in termini quantitativi ma non qualitativi”. I dati sull’aumento della superficie vitata in Valpolicella parlano chiaro, dai 4.800 ettari del 1997 si è passati agli oltre 8.500 del 2022, con un relativo aumento in termini di imbottigliato. Anche lo stesso processo dell’appassimento merita una riconsiderazione e un maggior approfondimento scientifico. “La quantità di uve messe a riposo è aumentata da 492% in 20 anni”, ha detto Lonardi. “Dobbiamo fare uno zoom out dall’appassimento e rimettere al centro la tecnica, il suolo, il vitigno e le persone. Se lo facciamo uscirà un vino che è molto diverso da quello che stiamo facendo oggi e che ha profondo legame territoriale. Il prestigio si guadagna attraverso l’identità”.

L’intervista di VinoNews24 ad Andrea Lonardi, vicepresidente del Consorzio Valpolicella e Master of Wine

AMARONE OPERA PRIMA, DOVE VANNO I CALICI DELL’ANNATA 2019

L’agricoltura ha i propri tempi, lo sappiamo, e il vino non può che prolungarli, soprattutto quando si parla di Amarone della Valpolicella, che arriva in commercio a circa 3 anni dalla vendemmia (secondo disciplinare “invecchiamento di almeno due anni con decorrenza dal 1 gennaio successivo all’annata di produzione delle uve”). Va da sé che, mentre si ragiona di consapevolezze di mercato, nei calici c’è il vino dell’ultima annata precedente al covid e a tutta una serie di altri avvenimenti, che hanno avuto un certo peso nel determinare l’attuale situazione dei mercati a livello globale. E dunque la new wave evidenziata da Filippo Bartolotta in masterclass sembra di là da venire.

Quello che appare, dopo l’assaggio alla cieca dei 73 campioni di annata 2019 ad Amarone Opera Prima, è che la maggior parte dei vini cerca ancora concentrazione e zuccheri. C’è una serie di produttori i cui vini hanno uno stile più snello e dinamico, giocato sul frutto, meno morbidezze, caratteristiche più varietali e ridotto impatto del legno. Per intenderci, non è che ci sia una rivoluzione in corso, i produttori in questione hanno lo stesso stile più o meno da sempre, chi da 10, chi da 50 anni. Parlando delle aziende in manifestazione, si possono facilmente elencare Bertani, Secondo Marco, Terre di Leone, Novaia, Valentina Cubi, Corte Sant’Alda. Poi ci sono alcune aziende che negli ultimi anni hanno snellito i propri Amarone, i cui assaggi sono cambiati. Questo rileviamo dai calici di Fattori, La Collina dei Ciliegi, Bolla, Cantine di Verona Sca, Zymè. Ci sono infine una serie di aziende più giovani (viticoltori che adesso imbottigliano, aziende che hanno cambiato proprietà, nuove aziende ecc), che da subito stanno mostrando un approccio meno incline alle morbidezze. Alcuni esempi sono Contrada Palui – probabilmente la rivelazione di questa anteprima – Sabaini, Villa Bellini e Roccolo Callisto.

Queste le considerazioni in termini di stile, al netto degli assaggi. Quali saranno le prossime scelte dei produttori, solo i produttori stessi possono dirlo. Mettersi in discussione richiede coraggio, almeno quanto quello che ha avuto il Consorzio nel comunicare apertamente le sfide che attendono il suo vino principe. È raro, ma è quello che dovrebbe fare un consorzio.

Ecco i commenti e le sfide dei produttori nelle voci raccolte per il podcast di Vinonews24

Nota a margine. Settanta aziende su una denominazione che conta oltre 300 imbottigliatori sono un po’ poche. Le assenze si sono sentite (tutte) e, specialmente in un momento come questo, risultano davvero poco eleganti e poco rispettose. Non potremmo cercare, magari alla prossima edizione, di dare un segnale?

NOTE DI DEGUSTAZIONE
Ecco di seguito gli assaggi che sono sembrati più convincenti in questa edizione tra gli Amarone già disponibili in commercio (di qualunque stile si tratti). In chiusura, le prove da botte che sono sembrate più promettenti.

Bertani – Amarone della Valpolicella Docg Valpantena 2019
Naso di salsedine e visciola, che ancora deve ben assestarsi ma già risulta espressivo. Il sorso è tagliente, secco e culmina in un finale austero e pulito.

Bolla – Le Origini, Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva 2019
Composta di prugne, un accenno di vaniglia e sfumature iodate, che precedono un sorso secco e dall’acidità vivace, ben bilanciato dalla texture vellutata. Il tannino si fa più assertivo sul finale, si smusserà con il tempo.

Bottega – Il vino degli dei, Amarone della Valpolicella Docg 2019
Per gli amanti delle dolcezze. Naso di amarena sciroppata, erbe macerate, menta piperita. Al palato freschezza e piccantezza. Un sorso un po’ appesantito dalle morbidezze, ma nel complesso godibile.

Ca’ dei Frati – Pietro Dal Cero, Amarone della Valpolicella Docg 2019
Bouquet di composta di ciliegie, un filo di vaniglia, poi pepe, che si ritrova anche al palato. In bocca freschezza, un frutto polposo e una tendenza verso le morbidezze.

Cantina di Illasi – Amarone della Valpolicella Docg 2019
Ciliegia sotto spirito, dolcezze, ginepro e una punta di erbe officinali anticipano un sorso pepato e molto caldo, fresco, che oscilla tra una lieve sensazione amaricante e le morbidezze. Caffè e tostature sul finale. Per chi ha il dente dolce, un calice da provare.

Cantine di Verona – Torre del Falasco, Amarone della Valpolicella Docg 2019
Naso balsamico, tra la mentuccia e la visciola. Al palato freschezza, piccantezza, calore e un finale che chiama l’uva passa. La giusta snellezza, anche se con un’inclinazione verso le morbidezze.

Contrada Palui – Amarone della Valpolicella Docg 2019
Bacca di rosa canina, visciola, dolcezza di frutto appena accennata tra richiami asprigni. In bocca è fresco, scattante, salato. Un sorso dinamico, di quelli che scorrono rapidamente per poi farsi ribere. Niente asprezze, per un palato davvero ben calibrato. Buono.

Fattori – Col de la Bastia, Amarone della Valpolicella Docg 2019
Naso di frutta fresca, ginepro, zenzero, per un sorso fresco, compatto al centro della lingua, ma anche secco e scattante. Finale pulito. Amarone da bere.

Flatio – Amarone della Valpolicella Docg Classico 2019
Una ciliegia dolce e succosa, rinfrescata da sbuffi di mentuccia. Sorso tagliente e appagante, con una lieve inclinazione morbida e tanto pepe. Chiusura minerale.

Il Monte Caro – Amarone della Valpolicella Docg 2019
Al naso parla di ciliegie macerate, nespola. Il sorso porta un insieme di sensazioni diverse, è scorrevole e goloso, fruttato, lievemente dolce e sapido. Sarà interessante osservarne l’evoluzione.

La Collina dei Ciliegi – Amarone della Valpolicella Docg 2019
Visciola e ginepro al naso, per un palato secco e minerale, agile e austero, senza tanti compromessi. Bella la chiusura, pulita da un apporto tannico preciso, che asciuga il finale.

Marion – Amarone della Valpolicella Docg 2019
Naso iodato e balsamico, per un palato dall’acidità tagliente, secco e scattante. Una venatura amaricante, ma tannini al loro posto, con la giusta delicatezza.

Massimago – Conte Gastone, Amarone della Valpolicella Docg 2019
Visciola e nepitella, una sfumatura di scorza d’arancia. Il palato ha una velatura di dolcezza che però si bilancia bene con il resto. Un sorso caldo e salato. Legno ancora da integrare perfettamente, ma nel complesso molto piacevole.

Monte Castelon – Amarone della Valpolicella Docg Classico 2019
Pietra focaia e una sensazione quasi sulfurea accompagnano al naso una ciliegia carnosa. Il sorso è intenso, salato e minerale, con una sfumatura amaricante, ma agile, scorrevole e dal finale affumicato. Da tenere d’occhio.

I CAMPIONI DA BOTTE

Cantina Piccoli – Amarone della Valpolicella Docg 2019
La timidezza del calice lascia trasparire una ciliegia visciola, un frutto fresco. Il palato è tagliente, vivace. Il legno è ancora troppo invadente, ma serve tempo, il sorso promette bene.

Roccolo Callisto – Amarone della Valpolicella Docg 2019
Rosso brillante e naso di visciola, un tocco fumé e speziato. Palato secco e carnoso, un sorso compatto, diretto, che riporta aromi di frutto macerato e un finale austero. Piacevole e inaspettato.

Secondo Marco – Amarone della Valpolicella Docg Classico 2019
Visciola, ribes, un frutto asprigno. Bella la texture tannica, delicata ma decisa. Sorso fresco e dinamico, si avverte l’influenza ancora prossima del legno, ma lascia intuire una bella evoluzione.

Terre di Leone – Il Re Pazzo, Amarone della Valpolicella Docg Classico 2019
Il naso è di prugna fresca, ma ancora chiuso. Un sorso compatto e uniforme che è molto identificativo di questa azienda, secco e vellutato, con un’idea salata che resta sui lati della lingua. Piacevole e balsamico il finale, anche se il calice chiede tempo.

Valentina Cubi – Morar, Amarone della Valpolicella Docg Classico 2019
Naso minerale e di visciola, invitante, seguito da un sorso, caldo e fresco, dagli aromi di frutto macerato, con una sfumatura amaricante. Lo attenderemo.

Tenuta Villa Bellini – Centenarie, Amarone della Valpolicella Docg Classico 2019
Una ciliegia asprigna, rinfrescata da sentori di erbe officinali e pepe all’olfatto, per un palato in cui guizza l’acidità, tra texture tannica compatta e una sfumatura finale amaricante. Converrà tornare ad assaggiarlo il prossimo anno.

(nota: non sono stati degustati un paio di campioni di Amarone, già terminati a metà mattina)

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